Emilia-Romagna

Rimini estende controvoglia le concessioni balneari: “Norma illegittima, ma la applichiamo”

L'amministrazione comunale si dice costretta ad applicare il prolungamento al 2033, rimarcando che la 145/2018 sarebbe stata dichiarata in contrasto col diritto europeo. Ma non cita nessuna sentenza al riguardo (anche perché non ce ne sono).

Il Comune di Rimini ha esteso “con riserva” le concessioni demaniali marittime fino al 2033. Unica località balneare romagnola a non avere ancora applicato la legge 145/2018, che ha disposto il prolungamento di 15 anni delle concessioni degli stabilimenti balneari, l’amministrazione comunale di Rimini ha annunciato nei giorni scorsi che «non può che dare attuazione alla procedura di estensione delle concessioni». Insomma, un adempimento che sembra fatto quasi controvoglia, almeno in base a quanto emerge dalla lunga nota con cui l’amministrazione capitanata dal sindaco Andrea Gnassi ha motivato il procedimento, evidenziando non solo la presunta debolezza dell’estensione al 2033 e la mancanza di decreti attuativi e di indicazioni operative, ma dichiarando persino che la norma sarebbe stata dichiarata illegittima dai tribunali – nonostante questa constatazione non corrisponda a verità.

Nel suo comunicato stampa, il Comune di Rimini esordisce evidenziando le criticità che secondo lui presenta l’applicazione della legge: «Com’è noto, con l’entrata in vigore della legge n. 145/2018, art. 1, commi 675 – 685, sono state introdotte nuove disposizioni sulle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreativa, disposizioni la cui applicazione si rivela difficile e problematica. Tra le novità introdotte dalle disposizioni richiamate, riveste particolare importanza l’approvazione di un decreto che deve stabilire i termini e le modalità per la revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime. Decreto che, tuttavia, non è stato ancora approvato e il cui ritardo genera situazioni di incertezza nei Comuni, negli operatori economici e più in generale rallenta i processi e i progetti nonché gli investimenti sulla riqualificazione di questa parte pregiata del territorio e dell’offerta turistica. L’applicazione del disposto normativo che stabilisce “una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di quindici anni” (sino al 31 dicembre 2033) delle concessioni demaniali marittime sta determinando grosse problematiche derivanti dall’orientamento giurisprudenziale che ritiene illegittime, in quanto in contrasto con i principi comunitari, le norme statali di proroga od estensione della durata delle concessioni demaniali medesime. In questo contesto i Comuni, titolari delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo, da un lato vengono diffidati dai concessionari a convalidare l’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime prevista dalla legge; dall’altro, qualora i giudici amministrativi o penali stabilissero l’illegittimità di tali estensioni disapplicando la norma statale, potrebbero essere chiamati a rispondere, sia in sede penale sia in sede civile e/o amministrativa per la rifusione di risarcimenti di eventuali danni subiti per la violazione del cosiddetto principio del legittimo affidamento. Si segnala, inoltre, che a differenza del passato, allorché il Ministero dei trasporti emanò una circolare contenente le modalità operative per procedere alle proroghe dei provvedimenti concessori, a tutt’oggi non è stata emanata alcuna direttiva dai ministeri competenti per l’estensione della durata delle concessioni, circostanza che determinerà inevitabilmente comportamenti e procedure diverse da parte dei vari Comuni costieri».

Tuttavia, la nota del Comune di Rimini non cita nessun riferimento a sentenze che avrebbero ritenuto illegittima l’estensione al 2033 – anche perché non ce ne sono, come due autorevoli esperti in materia hanno spiegato in un convegno organizzato nei giorni scorsi da Mondo Balneare alla fiera Sun di Rimini. Non si capisce, dunque, in base a quali “orientamenti giurisprudenziali” l’amministrazione riminese affermi che il prolungamento di 15 anni sarebbe illegittimo. Se è vero che il governo è colpevole di non avere mai varato nessuna circolare applicativa né tantomeno il dpcm che si era impegnato ad approvare nella stessa 145/2018, mettendo in difficoltà i Comuni che hanno proceduto in ordine sparso con l’applicazione della legge, è altrettanto vero che nessun tribunale italiano fino a oggi ha mai dichiarato illegittima la norma. Gli unici casi di disapplicazione riguardano alcune sentenze Tar (come la n. 221/2020 del Tar Campania), che però si riferiscono a singoli casi locali con contenziosi molto articolati riguardanti altri illeciti, e che non riguardano la legge 145/2018 in via generale. Attualmente, infatti, non esistono pronunce dei massimi organi giurisprudenziali che hanno dichiarato la norma illegittima in via generale e nessuna procedura di infrazione è stata comminata dall’Europa, nonostante siano passati quasi due anni dall’approvazione, proprio perché l’estensione al 2033 è stata concordata come “periodo transitorio” e non come proroga generalizzata.

accessori spiaggia

In ogni caso, così prosegue la nota del Comune di Rimini: «Da ultimo con l’art. 182 del decreto legge n. 34 del 19/05/2020 (cosiddetto “decreto rilancio”), convertito con legge n. 77 del 17/07/2020, il legislatore stabilisce che le amministrazioni competenti non possono avviare o proseguire l’attività di devoluzione delle opere non amovibili sul demanio marittimo né le procedure di evidenza pubblica per il rilascio delle concessioni. Inoltre l’art. 100 del decreto legge 14 agosto n. 104 (“decreto agosto”), convertito con la legge 13 ottobre n. 126, estende la proroga al 31 dicembre 2033 anche alle concessioni lacuali e fluviali, alle strutture dedicate alla nautica da diporto e a quelle gestite dalle società sportive. Una situazione ingarbugliata, confusa, che danneggia il paese, i territori, le comunità, gli operatori. Gli orientamenti giurisprudenziali mettono bene in evidenza una situazione di oggettivo conflitto tra la norma comunitaria e perfino quella nazionale sulla concorrenza rispetto ai più recenti provvedimenti governativi».

«In questo confuso contesto normativo nazionale – conclude la nota – allo stato attuale il Comune di Rimini non può che dare attuazione alla procedura di estensione delle concessioni, come indicato dalla legge richiamata sopra. Pertanto per attuare la procedura di estensione l’ufficio demanio marittimo del Comune di Rimini comunicherà nei prossimi giorni a ciascun concessionario i requisiti e le condizioni, nonché la documentazione da produrre. Le comunicazioni dell’ufficio demanio marittimo giungeranno via Pec a ciascun concessionario, in tempi diversi in base alle fasi della gestione amministrativa, che è complessa interessando oltre 500 concessioni. Il Comune di Rimini inoltre attuerà l’estensione mediante un atto ricognitivo e non attraverso l’apposizione di un timbro, posto che il Ministero dell’economia e finanze, in seguito ad approfondimenti tecnici, ha formulato un rilievo secondo il quale le proroghe e/o le estensioni debbono essere adottate mediante un atto espresso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
Seguilo sui social:
  1. Avatar

    Ecco alcune sentenze che dichiarano illegittimo il prolungamento: sentenza promoimpresa della comunità europea, consiglio di stato numero 7874/2019 dove a pag. 18 esplicita che l’amministrazione dello stato non deve applicare la norma nazionale in contrasto con quella europea, corte di cassazione numero 21281/2018 che a pag 11 dichiarava illegittimo già il prolungamento al 2020, corte di cassazione numero 25933/2019, TAR Campania sentenza 221/2020 a pag 13-14 dichiara illegittima la proroga al 2033, TAR Veneto sentenza 218/2020 a pag. 17 conferma l’illegittimità al 2033, consiglio di stato sentenza 1368/2019 a pag. 5 dice che i beni irremovibili sono stati incamerati dallo stato già alla scadenza del 2015 perché la successiva scadenza al 2020 era illegittima…credo che giornalisticamente parlando sia più utile raccontare tutte le versioni e non solo quelle utili alla propria causa.

    • Alex Giuzio
      Alex Giuzio says:

      Buongiorno Dario. Quasi tutte le sentenze che lei cita sono riferite alla proroga al 2020, che era generalizzata e che quindi è stata dichiarata in contrasto con il diritto europeo. L’estensione al 2033 è stata approvata successivamente e non rappresenta una proroga generalizzata, bensì un periodo transitorio in attesa della nuova riforma, tanto che la Commissione europea non ha mai comminato nessuna procedura di infrazione (nonostante il governo sia attualmente colpevole di non avere completato la riforma).
      Fanno eccezione le due sentenze del Tar Campania e del Tar Veneto che lei cita, e che abbiamo pubblicato anche sul nostro portale; ma se parliamo di demanio marittimo, possiamo trovare pronunce di Tar che dicono tutto e il contrario di tutto – essendo riferite a casi specifici e non alla generalità della norma.
      Pertanto, ribadisco quanto scritto nell’articolo: non ci sono sentenze dei massimi organi giurisprudenziali che affermano l’illegittimità dell’estensione al 2033 in via generale.

  2. Avatar

    Grazie mille ma potreste indicare le sentenze anche del TAR che considerano legittimo un periodo transitorio tanto lungo e generalizzato così andrò a leggerle… grazie ancora e buon lavoro

  3. Avatar
    Alpigiani Elvo says:

    Diritto Comunitario e Concessioni demaniali marittime, alcune precisazioni.
    La SENTENZA DELLA CORTE UE (Seconda Sezione) del 25/10/2007, procedimento C-174/06: un rapporto giuridico quale quello delle concessioni di beni demaniali disciplinata dal diritto nazionale, anziché con un contratto, rientra nella nozione di «locazione di beni immobili».
    La direttiva 2006/123, l’articolo 3, (relazione con le altre disposizioni del diritto comunitario) al comma 2: la presente direttiva non riguarda le norme di diritto internazionale privato, in particolare quelle che disciplinano la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali. Anche l’articolo 17, comma 15.

    Quindi le concessioni demaniali, essendo contratti di locazione (obbligazioni contrattuali) che riguardano norme di diritto internazionale privato, non sono nell’ambito applicativo della direttiva 2006/123 (Bolkestein).
    La SENTENZA DELLA CORTE UE (Quinta Sezione) del 14 luglio 2016, nelle dichiarazioni finali la Corte di giustizia UE usa due diverse definizioni di “concessione demaniale”.
    La prima, in merito all’applicazione dell’articolo 12 della direttiva 2006/123 (Bolkestein), “autorizzazioni demaniali marittime e lacuali”:
    La seconda, sull’applicazione dell’articolo 49 TFUE, “concessioni demaniali pubbliche”:
    Appare evidente che la Corte usa le due diverse definizioni di “concessione demaniale” per qualificare due atti amministrativi diversi.
    L’autorizzazione è un “diritto” del prestatore di ottenere dalle autorità competenti l’accesso ad un’attività di servizio o al suo esercizio (autorizzazione per affitto ombrelloni, sdraio, bar, ristorante ecc. – L. n. 494 art.1, comma 1),
    L’autorizzazione non può avere un valore economico.
    Infatti, come risulta dai punti 44 e 45, le disposizioni relative ai regimi di autorizzazione della direttiva 2006/123 non sono applicabili a concessioni di servizi pubblici che possano, in particolare, rientrare nell’ambito della direttiva 2014/23.
    Inoltre, i regimi di autorizzazione non attengono alla conclusione di contratti da parte delle autorità competenti per la fornitura di un determinato servizio che rientra nelle norme relative agli appalti pubblici.
    Ancora, taluni accordi aventi per oggetto il diritto di un operatore economico di gestire determinati beni o risorse del demanio pubblico, non dovrebbero configurarsi come concessioni ai sensi della direttiva 2014/23/UE, considerando 15. (la parte non citata nella sentenza del considerando 15: Ciò vale di norma per i contratti di locazione di beni o terreni di natura pubblica …… .) Il considerando 14, della direttiva 2014/23 (non citato nella sentenza): non dovrebbero configurarsi come concessioni determinati atti dello Stato membro, quali autorizzazioni o licenze, con cui uno Stato membro o una sua autorità pubblica stabiliscono le condizioni per l’esercizio di una attività economica, …… Nel caso di tali atti dello Stato membro, si applicano le disposizioni specifiche della direttiva 2006/123/CE
    In ultimo, come sottolinea la Commissione, punto 47 le concessioni vertono non su una prestazione di servizi determinata dall’ente aggiudicatore, bensì sull’autorizzazione a esercitare un’attività economica in un’area demaniale.
    Inoltre, se è applicata la direttiva 2006/123 (Bolkestein), non può essere applicato il valore transfrontaliero perché rientra nelle norme relative agli appalti pubblici.
    La SENTENZA DELLA CORTE UE (Grande Sezione) del 30 gennaio 2018. Rinvio pregiudiziale. Nelle cause riunite C‑360/15 e C‑31/16 –Visser.
    Ai sensi dell’articolo 4, punto 8, della direttiva 2006/123, letto alla luce del considerando 40 della stessa, un simile obiettivo di protezione dell’ambiente e dell’ambiente urbano può costituire un motivo imperativo di interesse generale tale da giustificare una restrizione territoriale.
    La legge della Regione Liguria del 28 aprile 1999, n. 13, in particolare l’articolo 11 bis (Progetto di utilizzo comunale delle aree demaniali marittime), nel quale al punto 3, a) una percentuale minima di aree balneabili libere e libere attrezzate pari al 40 per cento del fronte totale delle aree balneabili….. E’una legge che limita, quindi, al 60 per cento del fronte totale delle aree balneabili dei Comuni, alle concessioni demaniali marittime, al fine di garantire un equilibrato rapporto tra aree libere ed aree in concessione, la qualificazione delle strutture balneari ai fini di una migliore offerta turistico-ricreativa, una migliore fruizione dell’arenile da parte del pubblico e la minore occupazione con strutture permanenti (motivi imperativi di interesse generale).

    La legge regionale del 28 aprile 1999, n. 13, contiene uno dei requisiti previsti dall’articolo 15, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2006/123, in quanto subordina l’accesso a un’attività di servizio o il suo esercizio al rispetto di una restrizione territoriale
    Pertanto, la Corte UE ritiene che in simili circostanze, la “conformità della normativa” controversa nel procedimento principale alla direttiva 2006/123 deve essere valutata alla luce degli articoli 14 e 15 di tale direttiva, relativi ai requisiti vietati o soggetti a valutazione.

    Quindi in “simili circostanze” il numero delle autorizzazioni è limitato non dalla scarsità delle risorse naturali (art. 12) del CAPO III (Regimi di autorizzazione), ma da norme (motivi imperativi di interesse generale) contenute nella legge regionale.
    Inoltre, la Corte UE, nella sentenza del 14/7/2016, non ha affatto accertato “il contrasto di una norma nazionale con il diritto eurounitario”, visto che rimanda al giudice del riesame la verifica di tale “requisito”.
    E’quindi, con questa riserva che la Corte risponde alle questioni sollevate (punto 62, sentenza 14/7/2016).
    Mentre, al punto 37, la Corte specifica che dalla sezione 1 del capo III della direttiva 2006/123, l’articolo 9, disciplina la possibilità per gli Stati membri di subordinare l’accesso ad una attività di servizio e il suo esercizio ad un regime di autorizzazione, Quindi in applicazione dell’articolo 9, il Governo italiano ha approvato il decreto legislativo n. 222 del 25 novembre 2016, (Individuazione dei procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività (SCIA).
    Tabella A: Attività : Stabilimento balneare – avvio attività con somministrazione di cibi e bevande – Regime amministrativo : SCIA unica, previa concessione demaniale. La concessione demaniale resta disciplinata dalle norme del Codice della Navigazione.
    L’autorizzazione e la concessione demaniale sono due atti amministrativi diversi.
    Quindi, alle autorizzazioni per l’avvio e l’esercizio delle attività economiche, nelle aree demaniali, sono applicate le norme dell’articolo 10, dir. 2006/123, non articolo 12
    Inoltre, chi sostiene che le concessioni demaniali marittime sono nell’ambito applicativo della direttiva 2006/123 (Bolkestein), in particolare dell’articolo 12, sostiene una norma non corretta. Pertanto, la sentenza della Corte UE del 14 /7/2016, applicata correttamente, è esecutiva ed è legge per tutti gli Stati membri.
    La LEGGE n. 145/2018, (finanziaria 2019) al comma 682, estende la durata delle concessioni, disciplinate dal comma 1, dell’articolo 01, convertito in legge n. 494/1993, vigenti all’entrata in vigore della presente legge, di anni 15, è conforme con il diritto comunitario.

  4. Avatar

    Mhh mi sembra di capire che sbagliano tutti..dalla circolare del ministero, al tribunale di Genova per il caso liggia, ad alcuni TAR..meglio così anche se il brusco risveglio appare vicino

  5. Avatar
    Gianfranco Cardosi says:

    E’ giuridicamente insostenibile l’affermazione ” Norma ILLEGITTIMA ma l’applichiamo”. Al riguardo sorge spontanea una domanda ” come fa una pubblica amministrazione ad applicare una norma che giudica illegittima?”. Ai posteri l’ardua sentenza.

    • Avatar
      Claudio Galli says:

      E come fa il Governo a continuare a citare come valida la proroga al 2033 quando il Consiglio di Stato e la Cassazione l’hanno dichiarata non valida?

  6. Avatar
    Alpigiani Elvo says:

    La norma non è ILLEGITTIMA.
    Dalla lettura più attenta della sentenza della Corte UE del 14 luglio 2016, nelle conclusioni, la Corte UE usa due definizioni delle concessioni demaniali diverse: “autorizzazione demaniale”, quando applica la direttiva Bolkestein; “concessione demaniale” quando applica il Trattato TFUE, in particolare l’articolo 49, perché sono due atti amministrativi diversi con procedure amministrative diverse. Quindi, chi sostiene che le concessioni demaniali sono nell’ambito applicativo dell’articolo 12 direttiva 2006 / 123 (Bolkestein), Consiglio di stato sentenza n 7874 del 18 / 11/2019, sostiene l’applicazione di una norma non corretta. Pertanto, essendo le sentenze della Corte UE legge per tutti gli Stati membri e immediatamente eseguibili, queste prevalgono sulle sentenze e sulle norme italiane. La norma non è ILLEGITTIMA.

  7. Avatar

    Ma scusate signori ….non è stato lo stesso sign. Frizz bolkestein a dire che le concessioni demaniali non rientrano nella normativa ? Te DIARIO ne sai niente???

  8. Avatar
    Claudio Galli says:

    Mi piace molto l’analisi di Elvo Alpigiani.
    Purtroppo la Cassazione insiste ad affermare il contrario! Infatti è appena stata pubblicata un’altra sentenza: la n. 29105/2020 della terza sezione penale.
    Questa sentenza è praticamente un copia ed incolla di quella che ha portato al sequestro preventivo dei Bagni Liggia di Genova.
    Il link all’articolo del Sole 24 ore è:
    https://ntplusdiritto.ilsole24ore.com/art/cassazione-concessioni-balneari-proroga-dicembre-solo-quelle-post-2001-ADtQNSx
    e la sentenza si può scaricare dal link:
    https://i2.res.24o.it/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANI_VERTICALI/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2020/10/22/29105.pdf

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *