Sindacati e associazioni

Riforma spiagge, sindacati balneari in campo: il dibattito

Alle audizioni di ieri alla Camera emergono le diverse posizioni in merito alle evidenze pubbliche delle concessioni.

Da un lato ci sono Assobalneari-Confindustria e Itb Italia che rifiutano completamente il ddl sulle evidenze pubbliche delle concessioni balneari, dalla parte opposta c’è Federbalneari che le procedure di gara invece le vorrebbe subito. In mezzo, Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato che rivendicano un periodo transitorio di trent’anni e Cna Balneatori che punta sul legittimo affidamento per giustificare l’inserimento nel ddl del “doppio binario” (con bandi solo per le spiagge libere). Senza dimenticarsi dell’esigenza di una profonda revisione dei canoni, su cui si concentra soprattutto il Coordinamento concessionari pertinenziali. Queste, in estrema sintesi, le posizioni emerse ieri nel corso delle audizioni alle commissioni VI e X della Camera dei deputati, che hanno ricevuto le associazioni di categoria degli imprenditori balneari per sentire i vari pareri in merito alla legge-delega licenziata dal consiglio dei ministri lo scorso 27 gennaio, con la volontà di approvarla entro la fine di quest’anno per riformare la gestione del demanio marittimo istituendo le procedure di selezione come richiesto dalla normativa europea. Ma i concessionari di stabilimenti balneari, che fino a pochi anni fa contavano su un regime di rinnovo automatico abrogato da un giorno all’altro, sono in massima allerta per tutelare le aziende su cui hanno legittimamente investito prima che le carte cambiassero.

Su questo, però, le posizioni delle sette sigle sindacali non sono tutte allineate – come è emerso dalle audizioni trasmesse in diretta streaming – e non era senz’altro facile riassumere nei 15 minuti a disposizione di ognuno le varie questioni su una materia complessa come il demanio marittimo e su un disegno di legge-delega che ha ancora dei punti migliorabili, come ha fatto intendere lo stesso relatore Tiziano Arlotti che è stato in ascolto di tutte le posizioni (l’altro relatore, il deputato Sergio Pizzolante, era assente per malattia).

Due le novità principali emerse dall’atteggiamento della commissione: da una parte l’interesse nella questione spagnola, con la promessa da parte dei deputati di approfondire la normativa che ha dato trent’anni di proroga, e dall’altra parte il ritorno del tema sdemanializzazione, che incontrerebbe il favore di tutte le associazioni (ma su cui bisognerebbe superare lo scoglio dell’opinione pubblica).

Per farsi un’idea completa di quanto detto ieri, non resta che ascoltare le circa tre ore e mezza di audizione, disponibili nel video qui sotto (oppure cliccando qui). Per chi non ha tempo, invece, tentiamo di sintetizzare di seguito i vari interventi (escludendo, per ragioni di spazio, quelli dei rappresentanti di porti turistici e della nautica, che sono al di fuori dei temi di cui si occupa più strettamente Mondo Balneare).

Per primo è intervenuto Cristiano Tomei, presidente di Cna Balneatori, che ha chiesto di «inserire nel ddl il principio della tutela del legittimo affidamento per le attuali concessioni demaniali marittime», ricordando che è stato riconosciuto anche dalla sentenza europea “Promoimpresa” dello scorso 14 luglio in materia di demanio marittimo. «Non c’è indennizzo che possa risarcire un’imprenditore che ha investito tutto nella propria attività – ha detto Tomei – dal momento che lo Stato garantiva il rinnovo automatico delle concessioni. Il legittimo affidamento è l’unico modo per rendere giustizia ai balneari, e questo principio può essere tradotto con il regime del “doppio binario” portato avanti dal precedente governo, e cioè procedere con le evidenze pubbliche solo sulle aree costiere libere, che in base ai dati parziali in nostro possesso sono il 48%, al netto delle spiagge protette. Non capiamo perciò il motivo per cui le attuali concessioni debbano essere revocate, mandando in crisi un settore composto per l’83% da piccole e medie imprese familiari».
«Il disegno di legge così com’è non ci va bene – ha infine precisato Tomei – e avremmo preferito affrontare il problema in un altro modo, ma visto che siamo chiamati a misurarci su questo testo, chiediamo che la riforma garantisca il legittimo affidamento con un elevato numero di anni per le attuali imprese, finché la risorsa spiaggia non diventerà scarsa».

Si sono invece presentati insieme i presidenti Riccardo Borgo (Sib-Confcommercio), Vincenzo Lardinelli (Fiba-Confesercenti) e Giorgio Mussoni (Oasi-Confartigianato), perché insieme le loro associazioni stanno lavorando da tempo, presentando delle posizioni unitarie in merito alla vertenza dei balneari. Dopo una disamina di Lardinelli sul significato delle imprese balneari italiane nel mondo («le coste sono cambiate e in certi tratti hanno perso le caratteristiche di demanialità, la spiaggia resta un bene collettivo ma gli stabilimenti balneari sono attività commerciali a pieno titolo, per cui occorrono norme che si adattino a questo sviluppo», ha evidenziato il presidente Fiba), Borgo ha invitato la politica a «giudicare la nostra categoria come una risorsa e non come un problema», ricordando che «il sistema della balneazione attrezzata italiana è oggi sottoposto a una grave minaccia e rischia di saltare da un momento all’altro», per cui «occorre andare avanti con forza per migliorare questa legge, e non comprendiamo chi invece invita all’inerzia del parlamento». Il ddl, ha ancora sottolineato Borgo, «deve tutelare adeguatamente le imprese in essere se non vuole essere incostituzionale», e per farlo la richiesta di Sib, Fiba e Oasi è quella di «un periodo transitorio di trent’anni che non è una proroga, già bocciata dalla Corte di giustizia europea, bensì un tempo necessario per dare modo di adeguarci al nuovo regime normativo», garantendo allo stesso tempo «il riconoscimento di un indennizzo pari al pieno valore commerciale, poiché nessuno può appropriarsi di un’impresa altrui senza riconoscerne il valore, e questo è stabilito anche dalla sentenza europea “Laezza”». Infine, sui canoni, Borgo ha chiesto un riequilibrio che elimini le ingiustizie «tra chi paga troppo e chi paga troppo poco». Mussoni di Oasi ha poi rafforzato questa posizione, dicendo che «le nostre imprese non possono morire per decreto, ma solo per ragioni di mercato», e chiedendo alla politica di «anticipare il più possibile i tempi, perché questa legislatura non può concludersi senza avere portato a casa la riforma: non possiamo correre il rischio che tutto salti un’altra volta, mi viene la pelle d’oca solo a pensarci, a saltare sarebbe l’intero sistema balneare italiano che negli ultimi otto anni ha già vissuto una fase di inerzia».
Sib, Fiba e Oasi ci hanno gentilmente inviato il documento completo consegnato oggi alle commissioni, che è possibile scaricare cliccando qui per farsi un’idea più completa e tecnica sulle loro richieste.

Dopo di loro è intervenuto Renato Papagni, presidente di Federbalneari, che ha ricordato come la sua associazione sia «da sempre convintissima della bontà delle evidenze pubbliche, perché siamo figli di una formazione culturale costruita intorno alle concessioni pluriennali che ci hanno già visto passare senza problemi da queste procedure». Papagni ha perciò accolto le evidenze pubbliche come «l’occasione migliore per mettere in atto quel profondo restyling di cui il settore balneare ha bisogno dagli anni ’80, da quando cioè ha smesso di rinnovarsi: oggi viviamo di un turismo familiare interno, ma non riusciamo a essere competitivi a livello internazionale; e possiamo farlo solo facendo convergere la nostra peculiarità in dei sistemi consortili». La posizione di Federbalneari è dunque di «piena soddisfazione per il ddl del governo, che alle evidenze pubbliche accompagna il riconoscimento del valore commerciale», tanto che l’associazione chiede di «dare la facoltà di affrontare subito le procedure di selezione, per dare alle nostre imprese delle nuove e legittime concessioni che siano di almeno trent’anni». Infine, sui canoni e gli incameramenti Federbalneari chiede «più chiarezza e semplificazione», proponendo l’istituzione di quattro fasce di calcolo anziché le due attuali e una soglia minima di 5.000 euro per i canoni più bassi.

Posizione completamente opposta quella di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari-Confindustria, intervenuto subito dopo: «Spagna e Portogallo hanno tutelato le loro imprese balneari con lunghe proroghe dai 30 ai 75 anni, proprio mentre noi abrogavamo il rinnovo automatico», ha detto introducendo un’approfondita disamina dei sistemi normativi in vigore sulle coste della penisola iberica. «Con questo ddl, il governo consegna le coste italiane nelle mani delle multinazionali e dei grandi mercati finanziari, perciò ci opponiamo alla sua approvazione, sia per il metodo che per il merito con cui è stato sviluppato il testo. Sul metodo, siamo contrari perché riteniamo che la materia non debba essere sottratta alla discussione parlamentare attraverso una legge-delega; sul merito, è inaccettabile certificare le procedure concorsuali, e quindi l’esproprio di migliaia di aziende. Chiediamo perciò una lunga proroga di almeno 30 anni, al pari dei paesi europei appena citati, e se si vuole favorire la concorrenza, che si facciano i bandi sulle spiagge ancora libere. Mettere a gara quelle esistenti significa legittimare una sostituzione coatta d’impresa, facendo retrocedere il comparto turistico italiano mentre i nostri competitor proliferano».
Assobalneari ci ha inviato il testo completo del suo intervento: è possibile scaricarlo cliccando qui.

Anche Giuseppe Ricci, presidente Itb Italia, ha espresso il desiderio che «i nostri figli possano continuare a fare il nostro lavoro, avendo i balneari costuito delle imprese in base a delle leggi valide che ci garantivano la continuità. Gli stabilimenti sono legalmente nostri e non sarà facile mandarci via, perché ci scontreremo con la politica che vuole buttarci fuori. Ci opponiamo a qualsiasi proroga o risarcimento, il governo deve solo riconoscere le imprese agli impenditori attraverso una procedura di sdemanializzazione».

Ultimo tra i rappresentanti dei balneari, è intervenuto Walter Galli del Coordinamento concessionari pertinenziali, che ha denunciato «l’errore clamoroso e l’applicazione devastante dei valori Omi agganciati alle concessioni pertinenziali», i quali hanno fatto schizzare i canoni a centinaia di migliaia di euro per circa trecento imprenditori. Non solo: «l’Agenzia del demanio – ha proseguito Galli – talvolta pretende di applicare gli Omi anche a chi ha solo un edificio di difficile rimozione, generando infiniti contenziosi». Per risolvere questo problema, il rappresentante dei pertinenziali ha detto che «non occorre una nuova legge, ma solo una circolare che faccia chiarezza a livello nazionale», chiedendo poi una completa revisione dei meccanismi di calcolo dei canoni per istituire un maggiore equilibrio.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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