Attualità

Riforma spiagge, governo lavora su doppio binario e indennizzi

Le anticipazioni dei ministri Ciriani e Salvini danno una prima idea sui contenuti del disegno di legge in arrivo. Ieri il vertice a Palazzo Chigi.

Sarebbe in dirittura d’arrivo il disegno di legge del governo Meloni per regolamentare il rinnovo delle concessioni balneari, scadute il 31 dicembre 2023 in base alla legge 118/2022 del governo Draghi. Il tema, da settimane al suo massimo livello di attenzione politica e mediatica, è stato oggetto di un vertice tenutosi ieri a Palazzo Chigi fra alcuni parlamentari di maggioranza e funzionari dei ministeri alle infrastrutture e agli affari europei; tuttavia il governo continua a mantenere il massimo riserbo sul dossier. Il testo sarebbe già in fase di scrittura avanzata – anche perché entro il 16 gennaio occorre darne conto nella risposta alla lettera del parere motivato della Commissione europea, al fine di evitare una procedura di infrazione – ma sui contenuti del decreto tutto tace. Salvo qualche indiscrezione ufficiale rilasciata nelle ultime ore.

Le anticipazioni del governo sulla riforma

Il tema delle concessioni balneari è stato protagonista di un question time mercoledì scorso alla Camera dei deputati, con il ministro per i rapporti col parlamento Luca Ciriani (in sostituzione dell’assente ministra del turismo Daniela Santanchè) che ha risposto a una domanda del gruppo Azione sulla riforma delle spiagge, facendo intuire l’orientamento di Palazzo Chigi: «È intenzione del governo rispondere ai rilievi formulati dalla Commissione europea nel parere motivato del 16 novembre 2023, proseguendo l’interlocuzione con le autorità europee con riguardo a tutti gli aspetti rilevanti ai fini dell’applicazione della disciplina contenuta nella cosiddetta direttiva Bolkestein, ivi compreso quello afferente alla scarsità della risorsa. Del resto, la stessa Commissione ha indicato nel dialogo e nella cooperazione la via preferibile per pervenire all’elaborazione di una regolamentazione condivisa, che, nell’intenzione del governo, deve promuovere e valorizzare il settore economico del turismo balneare e, al contempo, deve consentire di definire una cornice normativa che, in linea con le indicazioni del diritto dell’Unione europea, fornisca quella certezza giuridica indispensabile per l’effettuazione di nuovi investimenti e, più in generale, per lo sviluppo del settore». Nel concreto, ha concluso Ciriani, si punta a «una soluzione normativa compatibile con le peculiarità della realtà italiana e, al tempo stesso, con il diritto dell’Unione europea».

Ancora più nel dettaglio è entrato il ministro alle infrastrutture Matteo Salvini, ospite mercoledì sera del programma televisivo Porta a porta: «A chi ha investito dei soldi in quella spiaggia, bisogna che chi subentra glieli riconosca, è ragionevole. Sono assolutamente per la competizione, l’importante è non lasciare dalla sera alla mattina gente che in quel posto ci ha investito per trent’anni. Quindi, chi subentra dovrebbe dare una sorta di buonuscita».

Un doppio binario per le concessioni balneari

Dalle parole dei ministri Ciriani e Salvini, emerge chiara l’intenzione a lavorare a una sorta di doppio binario per la riforma delle concessioni di spiaggia, distinguendo le coste libere da quelle già occupate. Ad oggi, con i titoli scaduti lo scorso 31 dicembre per effetto della legge 118/2022 approvata dal governo Draghi e in assenza di una diversa decisione da parte del nuovo esecutivo, per salvaguardare la prossima stagione estiva la stragrande maggioranza dei Comuni costieri ha usato la possibilità della proroga tecnica di un anno prevista dalla stessa 118/2022. Tuttavia, gli enti locali stanno attendendo dal governo ulteriori disposizioni in merito alle regole con cui rinnovare i titoli, sulle quali urge prendere una decisione nazionale.

La Commissione europea, com’è noto, spinge per effettuare delle gare pubbliche in base alla direttiva Bolkestein, mentre il consiglio dei ministri punta a garantire la concorrenza avviando inizialmente i bandi solo sulle coste libere. Secondo una mappatura effettuata dal governo stesso, queste ammonterebbero al 67% dei litorali italiani, concentrati soprattutto al sud Italia: l’idea è di applicare quanto previsto dagli articoli 11 e 12 della Bolkestein, che prevede le gare solo in caso di “scarsità della risorsa naturale”. Ma al contempo, la riforma dovrà decidere anche come saranno rinnovati e quanto dureranno i titoli storici, ormai scaduti. E nel farlo, dovrà tenere conto che il diritto italiano ed europeo vietano qualsiasi forma di proroga automatica agli stessi titolari. Il “doppio binario” significa dunque avviare subito le gare sulle spiagge libere e decidere come e fra quanto tempo dovranno essere riaffidate le concessioni esistenti. Che significa anche individuare i criteri con cui determinare l’esperienza professionale richiesta e l’indennizzo in caso di passaggio del titolo, come ha sottolineato il ministro Salvini. Di tutto ciò dovrà decidere il disegno di legge atteso entro le prossime settimane.

Per approfondire

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: