Attualità

Proroga concessioni, giudice ordina indagini su 17mila stabilimenti balneari

Accolta la denuncia del titolare dei Bagni Liggia di Genova, che in seguito al sequestro del suo stabilimento aveva chiesto di controllare le carte di tutti i suoi colleghi per verificare la legittimità dell'estensione al 2033

L’eclatante caso dei Bagni Liggia di Genova continua a minacciare il futuro di tutti gli stabilimenti balneari italiani. Nei giorni scorsi infatti il tribunale di Genova, oltre a negare la richiesta di archiviazione formulata dal pm D’Ovidio contro l’esposto presentato dal titolare Claudio Galli, ha altresì ordinato di indagare sulla legittimità delle concessioni balneari di tutta Italia. Tale richiesta era arrivata dallo stesso Galli: dal momento che il suo stabilimento è stato sequestrato a luglio 2019 con l’accusa che le proroghe al 2020 e al 2033 sarebbero illegittime poiché in contrasto col diritto europeo, e che pertanto il suo titolo sarebbe scaduto nel 2009, l’imprenditore balneare genovese aveva presentato una denuncia contro tutte le 17.594 concessioni demaniali marittime italiane, chiedendone provocatoriamente il sequestro poiché anch’esse sono state oggetto del medesimo rinnovo automatico ritenuto illegittimo. La richiesta di Galli è stata presa alla lettera dalla giudice Milena Catalano, la quale lo scorso lunedì ha ordinato al pm la prosecuzione delle indagini con verifica di ogni singola concessione rilasciata nel territorio di competenza della procura di Genova e ha ordinato inoltre di trasmettere copia dell’esposto alle restanti procure d’Italia per i medesimi adempimenti. La giudice ha fissato il termine di sei mesi per concludere le suddette indagini.

In sostanza, in seguito alla decisione del tribunale di Genova tutte le procure d’Italia saranno obbligate a verificare entro il prossimo gennaio la legittimità di ogni singola concessione demaniale marittima: posto che si riuscirà a completare un lavoro di portata enorme in così poco tempo e in mezzo a tanti altri adempimenti, il caso è in grado di scatenare un terremoto tra i balneari di tutta la penisola, dal momento che altri giudici potrebbero seguire le orme della procura di Genova, la quale a partire dalla questione di un semplicissimo muretto da abbattere è arrivata a far sequestrare l’intero complesso dei Bagni Liggia (oltre a intimare a tutti i Comuni della provincia, come è emerso da un carteggio pubblicato lo scorso maggio da Mondo Balneare, di non applicare l’estensione al 2033).

Nonostante le pesanti conseguenze della sua denuncia, Galli sostiene di non temere le ire dei suoi colleghi: «Lo scopo del mio esposto è di forzare il governo a occuparsi del problema dei balneari – afferma il concessionario ligure – e non certo di ottenere migliaia di sequestri di spiagge». Eppure, questo è proprio il rischio che si apre in seguito alla decisione del tribunale genovese: a meno che il governo Draghi non si sbrighi a varare la riforma organica del demanio marittimo che il settore attende ormai da quindici anni per uscire da questo caos.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
Seguilo sui social: