Nelle dune costiere c’è un tesoro: è l’acqua dolce

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Gli indigeni wayuu, che abitano la penisola de La Guajira (un deserto proiettato nel Caribe colombiano), scavano dei pozzi fra le dune dove trovano l’acqua quasi in superficie.

Due ricercatori olandesi, J. Drabbe e W. Badon-Ghjiben, misurando il livello della falda idrica nelle dune vicino ad Amsterdam si accorsero che questo stava sopra al livello del mare e spiegarono il fenomeno con il fatto che l’acqua dolce è più leggera di quella salata, e che quindi vi galleggia sopra. Drabbe e Badon-Ghjiben pubblicarono la loro ricerca nel 1889 e poco dopo, nel 1901, uscì uno studio indipendente fatto da A. Herzberg sulle dune della Germania che giungeva agli stessi risultati. Il modello che descrive questo fenomeno è ora conosciuto con il nome Ghjiben-Herzber; del povero Drabbe non si hanno notizie! L’acqua del “loro” mare ha una densità di 1,025 g/cm3, mentre per l’acqua dolce questo valore è di 1,000 g/cm3 (e non è un caso, essendo stata presa come riferimento nel sistema metrico decimale!).

Ebbene, avete presente gli iceberg che stanno per il 10% del proprio volume fuori dall’acqua e per il restante 90% sotto? È lo stesso principio, solo che qui soltanto il 2,5% sta sopra. Ma vi è una differenza sostanziale: il ghiaccio è solido e può anche formare un pilastro in mezzo al mare, mentre l’acqua ha bisogno di un contenitore. Ebbene, lungo le coste questo contenitore è costituito dalle dune, che sono alte sul mare e formate dalla sabbia che è molto porosa. Al loro interno si trova un gocciolone di acqua dolce che effettivamente galleggia sull’acqua salata, con una parte sopra al livello del mare e 40 parti sotto. Nella realtà la superficie di separazione non è netta, ma vi è uno strato di acqua salmastra.

Se la duna fosse alta quattro metri, in teoria potrebbe ospitare una bolla d’acqua che si spinge in profondità per 160 metri. Ovviamente la parte che sta sopra al livello del mare dovrebbe essere completamente satura, cosa molto difficile in una duna.

Ma che accadrebbe se noi abbassassimo la duna di due metri? Lo spessore della bolla si ridurrebbe di 80 metri e noi avremmo dimezzato la nostra riserva idrica.

Anche se l’abbassamento avesse riguardato solo una linea, lungo la quale magari è stata fatta passare una strada, in quel punto si avrebbe una simile riduzione che coinvolgerebbe in modo decrescente anche le zone vicine.

Considerando che nelle aree costiere vi è un consumo di acqua estremamente elevato nella stagione estiva, la riserva presente nelle dune costituisce una risorsa ottimale, che si può ricaricare in inverno per essere poi utilizzata in estate. Anche per questo l’ambiente dunare deve essere oggetto di conservazione e tutela.

Ma questa lente di acqua costituisce anche una barriera contro l’ingressione del cuneo salino, elemento naturale in prossimità della riva, ma che con l’abbassamento della falda acquifera nelle zone retrodunari, causato dai forti emungimenti di acqua per uso civile, agricolo e industriale, si sta allargando sempre più con un processo difficilmente reversibile. In alcune pianure costiere l’acqua del sottosuolo è salata per alcuni chilometri e la sua utilizzazione in agricoltura rischia di far perdere di produttività ad ampie superfici.

Drabbe, Badon-Ghjiben ed Herberg (tutti e tre!) hanno sviluppato questo modello e determinato la quota superiore del gocciolone; ma pensiamo che il contadino, dalle scarpe grosse e il cervello fino non lo sapesse già? Gli indigeni wayuu, che abitano la penisola de La Guajira (un deserto proiettato nel Caribe colombiano), scavano dei pozzi proprio nelle parti più basse delle dune costiere, dove trovano subito la poca acqua che rimane dopo le rare piogge. E li recintano con degli steccati per impedire che gli animali li inquinino con gli escrementi e… non ci costruiscono sopra passeggiate a mare e alberghi!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  1. ALBERTO FASCIOLO says:

    A mia conoscenza, nella zona di Ardea nella quale dal 1960 ho una concessione residenziale sulla fascia arretrata del Demanio, tutte le abitazioni hanno il loro pozzo con punta abissina ed a tre metri esiste acqua dolce che, analizzata, non mostra segni di inquinamento.
    Trasmetterò il link dell’articolo affinchè tutti siano più edotti delle motivazioni.
    Grazie e cordiali saluti ALBERTO FASCIOLO

    • ALBERTO FASCIOLO says:

      Nella nostra zona non ci sono aree umide, ma solo residui di aree protette, una delle quali è quella in cui sorge la Torre San Lorenzo progettata da Michelangelo.
      Noi della zona cerchiamo di mantenere le aree dunali demaniali combattendo contro alcuni balneari e contro i potentati della zona che vorrebbero inserirsi per distruggere questo territorio ed appropriarsene infischiandosene del bene naturale
      Cordiali saluti ALBERTO FASCIOLO

  2. Buonasera :sono Angelo ,e ho un pozzo artesiano profondo 111 metri ,la pompa è a 80 metri ,e l Acqua mi sale a 7 metri dal livello del Terreno .Avolte l acqua è Dolce ,mentre atre è leggermente Salmastra. Premetto che sono a livello del Mare 70 metri ,perché io abito in Sardegna su un Isola chiamata Isola di San Pietro ,molti mi dicono di sollevare la pompa sui 40 Metri .Che consiglio mi date Grazie .Saluti Angelo.

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