Per chi studia l’evoluzione dei litorali, quanto sta accadendo ad Ada Bojana, in Montenegro, è bellissimo; ma per chi deve gestire questa fascia costiera è un puzzle di difficile, se non impossibile, soluzione. Su quest’isola triangolare, racchiusa fra il mare e due rami del fiume Bojana, di cui uno segna il confine con l’Albania, è stato costruito, negli anni ’70, uno dei primi villaggi naturisti del Mediterraneo.
L’isola fa parte di un delta fluviale, la cui costruzione è il risultato di un capriccio del fiume Drin che, nel 1896, durante una piena ruppe gli argini e andò a immettersi nel fiume Bojana. Quest’ultimo esce dal lago di Scutari e, nei secoli passati, portava al mare pochissimi sedimenti; mentre il Drin, con un bacino molto più grande e più erodibile, era in grado di costruire un bel delta sulla costa albanese. Con la nuova rete idrografica, il delta del Drin entrò in erosione, mentre uno nuovo se ne formava alla foce del Bojana.
Nei delta i fiumi hanno spesso un corso molto ramificato, ma la biforcazione che disegna l’isola del Bojana si narra che sia stata innescata da una imbarcazione naufragata proprio alla foce del fiume. E questa narrazione non è affatto rara per fiumi con simile foce!

Nel 1970, all’estremità destra dell’isola deltizia, lo Stato jugoslavo costruì un villaggio turistico naturista, uno dei primi nel Mediterraneo. Con l’indipendenza del Montenegro il turismo balneare continuò a svilupparsi, e Ada Bojana divenne una delle mete preferite dai nudisti di tutta Europa. Ma forse non si erano fatti i conti con il fatto che, pochi anni prima, in Albania era iniziata la costruzione di tre dighe sul Drin, che hanno determinato una drastica riduzione dell’apporto sedimentario del fiume, tanto che il delta appena formato entrò in erosione. L’ampia spiaggia antistante il villaggio turistico cominciò a restringersi, fino a che le prime casette non furono raggiunte dalle onde e crollarono in mare.

Alla ricerca di una soluzione per combattere l’erosione, nel 2021 venne costruito un pennello sperimentale con sacchi per l’edilizia in polipropilene (quelli per le macerie), ma questi vennero lacerati dalle onde e dai raggi ultravioletti prima di poter dare indicazioni certe sulla sua potenziale efficacia e sulla dinamica sedimentaria. Comunque, in considerazione del fatto che il delta del Bojana è un’area protetta, e che le difese costiere tradizionali hanno come effetto certo quello di spostare l’erosione ai tratti di litorale posti sottoflutto, una tale soluzione desterebbe grande preoccupazione. Si sta quindi cercando una strategia di adattamento non solo all’erosione costiera, ma anche all’innalzamento del livello marino, dato che tutto il delta ha quote estremamente basse, e già ora vi sono ampie zone umide.
In attesa di interventi pianificati in un’ottica di più lungo termine, sono state rimosse le macerie delle casette crollate, consentendo così una fruizione sicura della spiaggia, mentre alla fine della stagione balneare viene costruito un argine invernale utilizzando dei sedimenti che, negli anni passati, sono stati dragati nell’asta terminale del fiume e accumulati nelle zone adiacenti.

Si spera che in futuro si possa ristabilire un significativo apporto sedimentario, non certo con la demolizione delle dighe, ma attraverso una gestione dei sedimenti che esse intrappolano. La cosa è di interesse anche per la parte albanese, sia perché questi riducono la capacità d’invaso dei bacini, sia perché anche il lato meridionale del delta è in erosione. Ma questo potrà dare solo un piccolo aiuto a una costa che è destinata a confrontarsi in modo severo con l’innalzamento del livello del mare. Ecco dunque che è necessario un masterplan che preveda uno spostamento, forse continuo, delle strutture. Queste inizialmente potrebbero essere poste su alcune dune più interne non vegetate, ma alla fine dovranno spostarsi sempre più indietro.
Il problema però è ancora più complicato, perché sugli argini del ramo montenegrino sono state costruite centinaia di villette, anche architettonicamente molto belle (e date in affitto a caro prezzo), che l’arretramento della foce farebbe crollare una dopo l’altra. Si potranno anch’esse spostare progressivamente a monte, o la loro difesa implicherà indirettamente anche quella del villaggio turistico?

Quando abbiamo parlato della gestione della costa di Varadero, a Cuba, abbiamo detto che l’arretramento degli alberghi è stato possibile in quanto tutto è di proprietà dello Stato (seppure sia gestito con le multinazionali del turismo!). Ebbene, Ada Bojana è dello Stato: sarà quindi più facile il trovare la soluzione di un problema estremamente complesso?
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