Ambiente

Mareggiate ed erosione, l’unico rimedio sono le dune naturali costiere

Uno stabilimento balneare di Viareggio dimostra che per difendersi dalle inondazioni, non serve costruire nulla di nuovo

Sono l’unico rimedio efficace, oltre che naturale ed economico, contro l’erosione costiera: stiamo parlando delle dune naturali di sabbia, solide barriere di protezione dalle mareggiate, che purtroppo sono state nel tempo abbattute per fare spazio a stabilimenti balneari e altre attività sulla spiaggia. Ma la convivenza fra imprese turistiche e dune costiere è possibile, anzi è necessaria: dopo le violente burrasche che si sono abbattute lungo tutti i litorali italiani, provocando danni per oltre 100 milioni di euro solo agli stabilimenti balneari, è sempre più evidente come le scogliere frangiflutti e i ripascimenti siano opere insufficienti per proteggersi dall’innalzamento del livello del mare. Le dune naturali costiere, invece, sono barriere compatte in grado di mitigare gli effetti delle mareggiate. Una soluzione che non è applicabile a tutti i litorali, soprattutto quelli più urbanizzati o con spiagge particolarmente corte, ma che si può mettere in pratica con successo in gran parte delle coste italiane.

Dell’importanza delle dune costiere abbiamo più volte parlato, e dopo gli eventi catastrofici dei giorni scorsi, un imprenditore balneare toscano ha risollevato il tema: si tratta di Cristiano Pezzini, titolare del Bagno Teresa di Viareggio e presidente del consorzio dei balneari della Darsena di Viareggio, che in un’intervista al quotidiano La Nazione ha invitato ad agire per favorire il ripristino di questi preziosi ecosistemi naturali. Come afferma infatti Pezzini, per scongiurare il rischio di sommersioni «non servirebbe inventare nulla di nuovo: la natura ha meccanismi perfetti di autoconservazione dell’ambiente, come fanno appunto le dune per la costa. Meccanismi che una diga artificiale non può replicare con la stessa efficacia».

La compattezza delle dune naturali costiere è determinata dall’accumularsi della sabbia negli anni, granello dopo granello, e dalla vegetazione autoctona che vi cresce sopra spontaneamente, rafforzando la solidità delle dune. Con lo sviluppo delle imprese balneari e della pulizia meccanica della spiaggia, le dune naturali sono purtroppo scomparse in gran parte dei litorali italiani, mentre oggi i pochi tratti superstiti sono un habitat protetto a livello europeo. A testimoniare l’efficacia delle dune come barriera anti-mareggiate, c’è il fatto che gli imprenditori balneari durante l’inverno costruiscono delle dune artificiali, la cui resistenza tuttavia non è la stessa di quelle naturali, come ha spiegato un recente articolo del geologo Enzo Pranzini. L’unica via per proteggersi in modo efficace sarebbe dunque il ripristino delle dune naturali: un processo che richiede qualche anno, e che è già stato avviato in alcune località come a Campomarino (Puglia) e a Rimini (Romagna).

A testimoniare l’efficacia delle dune naturali costiere c’è anche il piccolo tratto di spiaggia in concessione di Pezzini, dove dal 2013 è in corso un progetto sperimentale di ricostruzione dell’ambiente dunale, a cui partecipano Legambiente, il Parco di Migliarino San Rossore e il Centro interdipartimentale di ricerche agroambientali dell’Università di Pisa. Dopo dieci anni «in cui ho lasciato semplicemente che il sistema dunale si ripristinasse naturalmente, proteggendolo dal calpestio estivo e costruendo percorsi alternativi per consentire ai clienti di raggiungere gli ombrelloni – spiega Pezzini alla Nazione – la sommità della duna è arrivata un metro e mezzo sopra il piano strada della Darsena, formando uno scudo naturale di fronte al quale il mare non trova varchi in cui scivolare E così davanti al mio stabilimento da anni ormai l’acqua non arriva nemmeno a metà spiaggia. Con l’ultima mareggiata di qualche anno fa, prima che questo progetto prendesse vita, il mare invece spaccò la diga artificiale di sabbia, lasciandomi una vagonata di danni. Questo accade perché, rispetto a un muraglione di sabbia, la duna è un habitat composito in cui la flora esercita efficacemente una funzione edificatrice e consolidatrice».

Mentre le dune artificiali invernali, innalzate nel giro di un giorno dalle ruspe, vengono facilmente indebolite dal vento e dalle onde del mare, le dune naturali costiere tendono a rinforzarsi in modo perenne. Questo perché proprio grazie al vento e al lavoro di “ingegneria” delle piante, la sabbia viene intrappolata e restituita alla spiaggia antistante, fornendo così un serbatoio naturale che diventa molto utile in caso di erosione. Conclude infatti Pezzini: «Nell’ambiente dunale, quando l’onda scatena tutta la sua forza sulla battigia, incontra una salita e non un muro da abbattere. Dunque l’acqua si stanca, si ritira e lascia altra sabbia che va ad accumularsi sulla duna. In caso di eventi atmosferici davvero estremi è possibile che la duna venga coperta, ma fa comunque il suo lavoro: quello di proteggere la costa dal mare e dall’erosione. Per tutte queste ragioni il sistema dunale è un risorsa vitale per il nostro territorio, su cui varrebbe la pena investire». Chissà che questa testimonianza, a pochi giorni dall’ennesimo disastro, non serva a far riflettere amministratori e imprenditori sulla necessità di ripristinare le dune naturali costiere, anziché sperperare ogni anno soldi pubblici in ripascimenti e scogliere che ormai hanno dimostrato la loro scarsa efficacia.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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