Dune invernali in spiaggia: vantaggi, svantaggi e incertezze

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Celle Ligure: argini invernali a difesa degli stabilimenti balneari. In Liguria queste operazioni possono essere autorizzate dai Comuni rispettando il limite, definito dalla Regione, di 10 metri cubi di sabbia per ogni metro di costa.

Con la fine della stagione balneare, su molte spiagge date in concessione vanno via i bagnanti e arrivano le ruspe: nascono così delle dune artificiali. Basta prendere un’immagine invernale di Google Earth per avere un’idea di quanto il fenomeno sia diffuso, almeno in alcune parti d’Italia.

Le pale meccaniche, in genere gommate, ridisegnano il profilo della spiaggia raschiando la sabbia sul lato mare per costruire un duna davanti agli stabilimenti balneari, alle cabine e ai ristoranti: è l’argine invernale. La speranza è quella che questa barriera difenda le strutture turistiche dalle mareggiate del periodo autunno-invernale. Questa usanza è figlia del fatto che cabine, gazebo e chioschi, da strutture effimere in legno da rimuovere alla fine della stagione si sono quasi ovunque trasformate in opere in muratura stabili e di notevole valore economico, ma è anche la conseguenza della graduale riduzione degli arenili per l’erosione costiera.

La costruzione degli argini invernali si è affermata senza che mai si fosse studiato se fossero realmente efficaci, o se invece non potessero recare danno alla spiaggia, magari nei settori adiacenti (ovvero le spiagge libere), dove la natura viene lasciata libera di operare come le stagioni hanno deciso. Ovviamente per il nostro discorso prendiamo in considerazione casi in cui lo spostamento di sabbia avviene solo ortogonalmente a riva, escludendo che si vada a “rubare” sabbia dai tratti di litorale vicini.

La creazione dell’argine si effettua abbassando il profilo della spiaggia nella sua parte più esterna, spesso raschiando anche sott’acqua, e accumulandola in prossimità delle strutture balneari. La duna così creata dovrebbe costituire un argine nei confronti delle mareggiate più forti che spingono le proprie onde molto all’interno dell’arenile. Ma l’abbassamento del profilo della spiaggia sul lato mare fa sì che le onde penetrino più in profondità e raggiungano con maggiore frequenza ed energia la parte più alta della spiaggia, dove trovano un argine costruito accumulando materiali che non hanno avuto modo di compattarsi e franano all’arrivo della prima onda. Alla fine, quindi, non si sa se il vantaggio di un debole argine compensi gli effetti negativi di un onda che può risalire con più intensità.

L’argine invernale viene costruito modificando il profilo della spiaggia emersa con spostamento della sabbia dal lato mare verso l’interno. Si abbassa il livello dell’arenile nel tratto più esposto alle onde e si alza quello che vene raggiunto durante le mareggiate più forti.

Se l’intervento interessa un’intera unità fisiografica, o anche un’intera cella di ordine minore (come per esempio un tratto compreso fra due pennelli molto prominenti in mare), l’impatto sulle spiagge adiacenti può essere insignificante, ma nel caso contrario l’effetto sui tratti limitrofi può essere significativo.

La sabbia che va a formare l’argine viene sottratta, seppur per un breve periodo, al bilancio sedimentario dell’arenile, e quella perdita non rimane localizzata in quel punto, ma si distribuisce su di un settore costiero più ampio. Infatti, le prime mareggiate tendono a raddrizzare la linea di riva e a spianare la spiaggia. Chi ha fatto l’argine ha messo in banca della sabbia che verrà rimessa in gioco quando i flussi dovuti al moto ondoso saranno minori e rimarrà a tutto vantaggio di chi avrà fatto il cumulo, ma a danno di chi non l’avrà fatto.

Un cumulo alto 3 metri con cresta aguzza, con la pendenza dei materiali sciolti di circa 30°, richiede un volume di sabbia pari a circa 15 metri cubi per metro di costa, che è lo stesso ordine di grandezza dei refluimenti stagionali consentiti (e spesso pagati) da alcune Regioni a supporto dell’attività turistico-balneare per supplire a eventuali perdite invernali. Volumi richiesti dagli operatori del settore che, evidentemente, li considerano importanti.

Nel caso in cui l’argine venga costruito su un solo settore della spiaggia, durante l’inverno la perdita locale viene ridistribuita anche sui tratti adiacenti, che quindi arretrano in misura maggiore di quanto non lo farebbero in condizioni normali. Prima dell’estate, la sabbia dell’argine viene riportata verso riva, avvantaggiando solo il settore che l’ha sottratta alle dinamiche invernali.
Argine invernale costruito sulla costa orientale del Golfo di Follonica: la sabbia sottratta alla dinamica costiera crea un’effimera protezione ad alcuni stabilimenti balneari, ma rende più debole un tratto costiero assai più ampio. La stesura primaverile dei sedimenti accumulati va poi a tutto vantaggio del tratto oggetto dell’intervento.

Ma sorgono anche altri dubbi: le dune invernali sono legali? Hanno bisogno di un’autorizzazione? Chi valuta se danneggiano le spiagge libere adiacenti o quelle in concessione che non fanno questa operazione?

Sulle “Linee guida per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici” (Ministero della transizione ecologica-Regioni, 2018) si trovano le poche indicazioni esistenti in merito a questo argomento e si mettono in evidenza molti aspetti che ne sconsiglierebbero la realizzazione. Vi si trovano anche alcuni riferimenti a norme generali sull’iter approvativo e si riportano le indicazioni tecniche seguite in alcune regioni per evitare un’eccessiva movimentazione di sabbia e la realizzazione di argini che potrebbero ostacolare la vista del mare. Per l’Emilia-Romagna, per esempio, è indicata un’altezza non superiore a 2,5 metri sul medio mare, o altra quota da definire in relazione alle mareggiate “storiche” incidenti sul litorale, e una pendenza del lato mare non inferiore a 1 su 4. La Regione Marche, invece, fissa una larghezza massima alla base dell’argine invernale di 5 metri con altezza non superiore a 1,5 metri, nonché il divieto di prelevare materiale da una fascia di almeno 10 metri dalla battigia, con obbligo di ripristino delle condizioni ante operam prima del riavvio della stagione balneare.

Dune invernali sulla spiaggia di Igea Marina (Emilia-Romagna). Immagine satellitare tratta da Google Earth.

Anche in altre Regioni sono state emanate norme o indirizzi, come per esempio in Liguria, dove è possibile chiedere al Comune un’autorizzazione demaniale per movimentare non più di 10 metri cubi si sedimenti per metro lineare.

Il tema, come anche quello che ho scritto in questo articolo, si basa su idee generali non supportate da studi e monitoraggi, e sarebbe forse il caso che l’argomento fosse oggetto di maggiore attenzione da parte del mondo scientifico, delle amministrazioni e, perché no, dei gestori degli stabilimenti balneari. Ogni soluzione dovrebbe avere lo scopo di tutelare un intero tratto di costa, edificata o meno, in concessione o libera, e avere piena compartecipazione di tutti i soggetti interessati… forse anche economica!

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