Attualità

Mappatura spiagge, 67% libere: quante sono concedibili?

Un'analisi e alcune precisazioni sulla relazione del governo

Lo scorso 5 ottobre, in occasione dell’ultimo appuntamento del tavolo tecnico fra governo e associazioni di categoria sulla mappatura dei litorali italiani, la presidenza del consiglio ha divulgato i dati definitivi del suo lavoro di ricognizione sul demanio marittimo italiano. In base allo studio, realizzato elaborando le statistiche del Sid (Sistema informativo demanio), il 33% delle spiagge italiane è occupato da concessioni o domande di concessione, mentre il restante 67% è libero. Il governo ha effettuato questo lavoro con l’intenzione di dimostrare che le spiagge in Italia non sono una risorsa scarsa, e pertanto sarebbe possibile rispettare la direttiva europea Bolkestein – che impone la concorrenza sulle concessioni di beni pubblici – assegnando i tratti di coste libere per permettere di avviare nuove imprese, senza rimettere a gara quelle esistenti.

La relazione diffusa da Palazzo Chigi – un documento di otto pagine che Mondo Balneare ha potuto visionare – fa alcune precisazioni sui criteri di calcolo utilizzati. Innanzitutto, lo studio sottolinea di non avere incluso i dati sul demanio lacuale e fluviale, dove esistono molti stabilimenti balneari nonché aree potenzialmente adatte per avviarne di nuovi. Questo perché, afferma la relazione, «i dati relativi al demanio lacuale e fluviale sono gestiti a livello comunale o sovraregionale e sono comunque subordinati a preventive e complesse valutazioni di natura idraulica. Conseguentemente, tali dati non sono allo stato disponibili secondo l’aggregazione richiesta, e pertanto non sono immediatamente utilizzabili ai fini della mappatura». Tale mancanza è stata criticata dalle associazioni di categoria dei balneari, che chiedono di calcolare anche il demanio lacuale e fluviale per dimostrare la non scarsità di risorsa.

Venendo invece al demanio marittimo, la mappatura del governo (al contrario di quanto abbiamo affermato nel nostro recente video: ci scusiamo per l’imprecisione) ha escluso dalla quantità di spiagge libere le aree marine protette che sono interdette a qualsiasi tipologia di concessione (86 chilometri lineari di costa) e i parchi nazionali costieri (265 chilometri), giudicando il numero «modesto e non significativo» in rapporto alla quantità totale di coste italiane, che in base ai dati Sid citati nella relazione governativa, ammonterebbero a circa 11.000 chilometri (anche se secondo Ispra il dato è 8.300 chilometri). In seguito a questo passaggio, la relazione afferma che «il tavolo tecnico ha ritenuto di utilizzare, come misura maggiormente significativa, i metri quadrati e non il dato lineare, in quanto tale criterio rappresenta più fedelmente la fotografia della risorsa effettivamente libera o occupata». E prima della tabella che riporta le percentuali di litorali liberi e occupati, il testo precisa che «il demanio concedibile è inteso al netto di demanio militare, aree secretate, aviosuperfici, aree protette e aree industriali relative a impianti petroliferi, industriali e di produzione di energia».

A questo punto la relazione riporta la quantità totale di demanio marittimo italiano, che ammonta a 381.267.200 metri quadrati. Sottraendo da questi le avio superfici (226.537 mq), i porti commerciali (5.643.297 mq), le aree industriali (2.665.779 mq) e le coste oggetto di concessione o domanda di concessione (118.721.077 mq), si arriva a un totale di 127.256.690 metri quadrati, che significa il 33% di litorali marittimi demaniali occupati. Del restante 67% di aree libere, invece, non viene effettuata un’analisi di quante siano effettivamente concedibili, nonostante sia improbabile che possano esserlo tutte. Questo per diversi motivi:

  • Molti Comuni e Regioni hanno norme locali sulla quantità minima di spiagge da mantenere libere che non possono essere violate, soprattutto nelle zone dove la percentuale di concessioni è già molto alta;
  • Le aree già in concessione riguardano le località più vocate al turismo, ovvero con spiagge basse e sabbiose, situate soprattutto in aree urbane e facilmente raggiungibili;
  • Il demanio marittimo attualmente libero riguarda non solo le spiagge sabbiose in aree a minore vocazione turistica, ma soprattutto le coste alte o rocciose, dove è più difficile (seppure non impossibile) avviare nuove imprese a causa della difficoltà di costruire strutture turistico-ricettive e della mancanza di collegamenti per raggiungerle facilmente.

Per questo motivo, le associazioni degli operatori balneari chiedono di includere anche il demanio fluviale e lacuale nella quantità di aree concedibili: questo servirebbe ad abbassare ulteriormente la percentuale del 33% di aree occupate. Non sembra invece essere della stessa idea il governo, che ha deciso di dichiarare conclusi i lavori del tavolo tecnico. Il compito dell’esecutivo sarà ora quello di scrivere una norma che applichi la tesi della non scarsità di risorsa, convincendo la Commissione europea – il cui parere positivo è indispensabile per evitare che la legge venga disapplicata nel giro di pochi mesi – del suo intento di spingere gli investimenti nelle zone più impervie. Questa tesi coincide con le rivendicazioni di tanti storici operatori balneari, i quali affermano di avere investito e creato turismo in zone dove fino a pochi decenni fa non c’era nulla, e perciò non è giusto che altri imprenditori si approprino delle concessioni trovandosi un avviamento già consolidato, senza che nessuno lo riconosca. Se portasse fino in fondo il suo disegno, il governo incentiverebbe in qualche modo ad aprire nuove aziende e a sviluppare infrastrutture e turismo in aree dove tutto ciò ad oggi non esiste, mantenendo al contempo la posizione di chi è arrivato prima nelle zone ora più appetibili (posto che gli stabilimenti balneari si sono sempre potuti acquistare sul libero mercato, al netto delle gare sulle concessioni, riconoscendo economicamente il loro valore).

Un altro compito arduo del governo sarà convincere la Commissione europea che si vuole garantire la concorrenza su base nazionale anziché locale. In sostanza, l’esecutivo dovrà affermare che un imprenditore non può partecipare a una gara per una concessione balneare in riviera romagnola o in Versilia, dove è già quasi tutto occupato, poiché c’è ampia disponibilità di spiagge libere in Calabria o in Sardegna. Il compito non sarà facile, e per questo i dati della mappatura non hanno ancora messo la parola fine a questa annosa vicenda.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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