Attualità Sicilia

L’odissea dei balneari siciliani: ”Per un’autorizzazione servono anni”

La denuncia di Fiba-Confesercenti contro le lungaggini burocratiche della Regione che impediscono l'avvio delle attività stagionali.

La stagione balneare è iniziata, ma i titolari degli stabilimenti siciliani stanno combattendo contro le lungaggini burocratiche che impediscono di lavorare con serenità. La denuncia è partita da Antonino Firullo, titolare del Lido Titanic di Ispica (Ragusa), che si è sfogato sul quotidiano La Repubblica dopo avere inviato una copiosa relazione al governatore regionale Nello Musumeci a nome di tutta l’associazione di categoria Fiba-Confesercenti Sicilia.

«Per ottenere una concessione demaniale marittima dall’assessorato regionale al territorio e all’ambiente – afferma Firullo a La Repubblica – è necessario attendere anche più di un anno. L’iter amministrativo previsto per il rilascio, rinnovo, modifica e/o ampliamento delle concessioni demaniali nonché per la riscossione del canone è lungo e farraginoso. Nel mio caso, ho fatto istanza per la spiaggia libera di Marina di Ragusa nel 2005, ben tredici anni fa, e non ho ancora avuto risposta, mentre per lo stabilimento Titanic a Playa Grande a Ispica, la mia richiesta di concessione risale al 2009 ed è arrivata solo a ottobre 2017, nonostante abbia pagato gli oneri richiesti dal 1° gennaio 2017. Ho perso di fatto la stagione balneare 2017: un ritardo che mi ha causato notevoli danni, visto che non ho avuto la possibilità di avviare immediatamente l’attività balneare».

Ma la situazione non riguarda solo Firullo. Questa, per esempio, è la testimonianza raccolta da Repubblica tramite Arcangelo Mazza, titolare del Lido La Capannina a Scoglitti, sempre nel ragusano: «Nel 2011 ho aperto il mio stabilimento dopo otto anni di attesa. Durante l’attività ho avuto la necessità di ampliare la struttura, ma per mettere una sola fila di lettini in più, sto aspettando da cinque anni: c’è una pratica che contempla dodici copie del progetto di modifica, più 250 euro di versamenti di diritti e una ventina di marche da bollo da 16 euro, a corredo dell’istanza. Quindi le copie vengono smistate tra vari enti per avere il parere della dogana, del genio civile, della Sovrintendenza, del Comune di appartenenza, della Capitaneria di Porto. Poi tutti i pareri vanno alla Regione per il via libera, Ma nessuno degli enti rispetta i 60 giorni di risposta. Ho dovuto presentare una nuova istanza a gennaio scorso, nella speranza che i funzionari attuali siano più celeri. Siamo ad aprile e ancora la pratica deve essere istruita per i pareri».

fonte: La Repubblica

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