Lo sviluppo delle “marine”: come sono nate le località balneari

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Follonica (Toscana): le prime capanne sulla spiaggia sono ora casette molto ricercate, certamente più dei grattacieli dell’ultimo sviluppo turistico.

Se uno straniero volesse venire al mare in Toscana e si facesse guidare dai nomi dei paesi, potrebbe finire a Massa Marittima, Rosignano Marittimo, Castellina Marittima, Monteverdi Marittimo, Casale Marittimo… posti bellissimi, ma non ce n’è uno che sia sul mare!

Il fatto è che quando le coste basse erano infestate dalla malaria, e in più erano soggette alle scorrerie di pirati e agli sbarchi dei nemici (come ora, tutti volevano venire in Italia!), gli avamposti del mondo “civile” venivano edificati sulle prime colline che guardano il mare: erano quelli i punti più “marittimi” abitati stabilmente.

Casale Marittimo (Toscana): un borgo bellissimo, ma il mare è a 9 km in linea d’aria!

Il turista straniero avrebbe un po’ più di fortuna se andasse in cerca delle Marine: Marina di Carrara, Marina di Massa, Marina di Pisa, Marina di Cecina, Marina di Grosseto… ma se venisse dal mondo anglosassone si aspetterebbe di trovare un porto turistico (“marina” in inglese). In alcune di queste località c’è, ma è arrivato quando il toponimo esisteva già!

Questi centri abitati sono il frutto di quelle che i geografi chiamano “gemmazioni”: da una città ne nasce un’altra, spesso sotto la pressione di nuove esigenze e possibilità: la costruzione di una ferrovia, di una strada, di una zona industriale o per uno sviluppo turistico.

Santa Maria di Castellabate, detta anche Marina di Castellabate: un’antica “gemmazione” del centro più antico posto sulla collina che è stato marginalizzato dalla crescita, anche turistica, dell’insediamento costiero.

In alcuni casi lo sviluppo del nuovo centro avviene in modo spontaneo (e spesso caotico), in altri con un’attenta pianificazione. Basta guardare la pianta di Marina di Pisa per capire che è stata disegnata a tavolino da un architetto. Peccato che non avesse al suo fianco un geologo, che gli avrebbe spiegato che proprio quando si pensava di dare una proiezione a mare alla città di Pisa, l’Arno stava riducendo la quantità di sabbia che portava alla foce e la “marina” avrebbe perso la sua spiaggia… e richiesto 2,3 km di scogliere per ogni chilometro di costa per evitare di franare in mare.

La nascita di Marina di Pisa dalla cartografia IGM in scala 1:25.000.

Ma oggi ci occupiamo degli insediamenti nati in modo spontaneo e sviluppatisi senza una regola condivisa, anche se scopriremo che le case non sono state gettate a caso sul territorio come si fa con un lancio di dadi.

Da un insediamento posto nell’interno, su di una rocca, a un incrocio fra strade importanti o attorno a un ponte, si trova sempre una strada che porta al mare, dove un pescatore ha la propria baracca. Il furbo pescatore, la domenica, mette sulla griglia un po’ di pesci da vendere a chi viene a vedere il mare. Da qui può nascere una piccola trattoria. Qualche ospite domenicale s’innamora del posto e si fa costruire una baracca (che attraverso mille condoni diventa una villa) proprio sulla spiaggia al termine della strada. Intanto si afferma la moda dei “bagni di mare”, prima spinta dai turisti del nord Europa, poi promossa dai nostri imprenditori, che in pochi decenni diventano gli operatori turistico-balneari più intraprendenti del mondo.

Nel periodo fra le due guerre si ampliano le fasce sociali che utilizzano le spiagge per la balneazione, moda prima limitata ad alcune categorie di benestanti, e si creano i presupposti per quello sviluppo che verrà reso possibile con il boom economico del dopoguerra, che porta gli italiani a pensare che senza una vacanza al mare non sia possibile vivere, e fioriscono seconde case, alberghi, alberghetti e pensioncine. È così che a quella prima casetta se ne affianca un’altra, sempre sulla spiaggia, e poi un’altra ancora, mentre vicino a Tonino Grigliafresca viene costruito uno spaccio. Le case si distendono lungo la riva o sulla duna, ma comincia a diventare faticoso andare a comprare il pane e, negli anni successivi, il caffè con la brioche e il giornale. Qualcuno preferisce stare in seconda fila, ma vicino ai servizi e alla strada. Parte così un nuovo allineamento di case, che non si estenderà come il primo, perché non conviene allontanarsi troppo dal “centro”, se non si è ripagati dalla vista del mare.

La “marina” cresce con una forma triangolare, con un equilibrio fra gli attrattori: la spiaggia, i servizi e la strada. Ma anche il nucleo abitato originario scopre i vantaggi di essere vicino alla costa, e il suo sviluppo non è più radiale, ma comincia a deformarsi attratto dalla strada che porta al mare. Su questa, poi, nascono i benzinai, i centri commerciali e tutte quelle attività che non necessitano della spiaggia e del mare, ma che devono essere facilmente raggiungibili da chi vive in città o vicino all’acqua.

Sviluppo di una “marina” guidato dalla richiesta di prossimità alla spiaggia, ai servizi e alla via di accesso, con le priorità in questo stesso ordine.

Alla fine si può arrivare alla fusione dei due centri, con abitazioni, servizi e negozi che si affacciano sulla strada che unisce i due nuclei. Gli abitanti della marina non sono più solo i “villeggianti”, perché vi si sono sviluppate attività che richiedono la presenza costante dei gestori e, comunque, il nuovo centro può offrire condizioni di vita migliori; ma nel rimescolamento, vi saranno anche “marinesi” che andranno a lavorare nel paese di origine, mentre alcuni turisti preferiranno il vecchio centro, se non altro per il costo inferiore degli immobili. La trasformazione urbanistica diventa quindi anche una trasformazione sociale.

E quelli che avevano la casa in prima fila? Se la spiaggia nel frattempo si è allargata, potrebbero aver visto nascere una nuova fila di casette che gli impedisce la vista del mare; ma molto peggio sarà per loro se la spiaggia è stata soggetta all’erosione: la casa “sul” mare potrebbe essere diventata una casa “nel” mare!

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    • Enzo Pranzini says:

      Ti ringrazio!
      Ci sarebbe tanto da dire, e non solo sulle marine. In questi tempi in cui non si può andare in giro, consiglio un bel viaggio sull’atlante alla ricerca delle varie gemmazioni (Lido, Scalo, Basso, …).
      Nell’Atlante dei tipi geografici’ Marinelli (Istituto Geografico Militare, 1922) pubblicava una tavola sull’argomento; il volume ha avuto una successiva edizione nel 1948. Nel 2004, un gruppo di geografi (in senso lato) ha dato vita ad una nuova edizione dell’opera sotto il titolo Italia, Atlante dei tipi geografici, pubblicato sempre dall’IGM.
      Quelle che ho chiamarto gemmazioni, sono qui definite geminazioni. Le pagine relative si trovano al link https://www.yumpu.com/it/document/read/15082655/centri-abitati-istituto-geografico-militare, ma vale la pena di leggere tutto il volume, … se si ha tempo. Pagine: 868 – Dimensioni: 30.5 x 42.5 cm – Peso: 10.48 kg – ISBN: 88-523-8913-X

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