Opinioni

L’autunno caldo dei balneari, tra il fuoco incrociato dei tribunali e il disinteresse del governo

Nonostante la vicina scadenza del 31 dicembre, molti Comuni non hanno ancora esteso le concessioni al 2033: colpa del governo che non si è ancora preoccupato di varare una riforma

Le conseguenze economiche della pandemia del Covid-19 sono forse il minore dei problemi per gli imprenditori balneari italiani. Dopo avere trascorso un’estate relativamente tranquilla, con danni più limitati rispetto ad altri comparti turistici in termini di presenze e fatturato, i titolari di stabilimenti balneari si sono infatti trovati immersi in un autunno particolarmente bollente: il 31 dicembre di quest’anno è la data di scadenza per la stragrande maggioranza delle concessioni demaniali marittime e non tutti i Comuni hanno ancora provveduto ad applicare l’estensione fino al 2033, disposta dalla legge 145/2018 e confermata dal “decreto rilancio” dello scorso maggio. I politici e i funzionari che si oppongono a questa norma affermano che sarebbe contraria al diritto europeo, eppure nessuna sentenza finora l’ha mai disapplicata: al contrario della proroga al 2020, dichiarata illegittima dalla Corte di giustizia europea in quanto automatica e generalizzata, l’estensione al 2033 rappresenta infatti un “periodo transitorio” istituito dal primo governo Conte per varare una riforma organica del settore. Il problema, semmai, è dell’attuale esecutivo che non si è ancora preoccupato non solo di inviare una circolare applicativa ai Comuni inadempienti, ma nemmeno di abbozzare il dpcm per il riordino del demanio marittimo, i cui termini per l’approvazione scadevano il 30 aprile 2019.

Nel mentre, in una situazione normativa piena di falle e disciplinata in gran parte dal vetusto Codice della navigazione del 1942, c’è ampio spazio per mille interpretazioni da parte di avvocati, giudici e funzionari, utili solo ad alimentare il caos legislativo e il superficiale sensazionalismo mediatico su una questione che avrebbe bisogno di essere risolta con più attenzione e competenza. Solo nelle ultime tre settimane abbiamo visto il sindaco di Lecce rifiutarsi di prolungare le concessioni al 2033, il Comune di Sorrento decidere di applicare la legge ma chiedendo la manleva ai concessionari insieme a una sfilza di documenti inutili, e l’Antitrust presentare ricorso al Tar contro il Comune di Piombino che ha già rilasciato le estensioni. Quest’ultimo atto, poi, ha dell’assurdo: l’autorità garante della concorrenza sarebbe infatti stata interpellata da un gruppo di imprenditori che vorrebbero mettere le mani su stabilimenti balneari già avviati, anziché comprarne uno sul libero mercato (nella Bacheca Annunci di Mondo Balneare ce ne sono centinaia in vendita) oppure chiedere una spiaggia libera in concessione, partecipare a un’evidenza pubblica e costruire una nuova impresa partendo da zero, come hanno fatto esattamente gli attuali balneari.

La situazione, comunque, non è da sottovalutare: gli interessi economici in campo sono notevoli e il silenzio del governo è preoccupante. La scusa della pandemia non può reggere: il premier Conte e i suoi ministri hanno il dovere di rispettare l’impegno preso e di disciplinare un settore fondamentale per l’economia turistica italiana, che ha grande necessità di certezze normative per tornare a essere competitivo e per adeguarsi alle nuove esigenze di un turismo che cerca sempre più qualità dell’offerta e ambienti naturali o ecosostenibili.

Unico faro in questa situazione di disinteresse sono le Regioni, che periodicamente sollecitano l’esecutivo a varare una riforma del demanio marittimo (l’ultimo appello unanime risale a pochi giorni fa) e che lunedì si riuniranno in conferenza per discutere su come «richiedere al governo certezza in merito alla vigenza della proroga del termine di scadenza delle concessioni demaniali marittime» nonché per proporre un documento «sulle problematiche generali relative alla disciplina del demanio marittimo da presentare al governo congiuntamente alla richiesta di attivare un tavolo di confronto». Insomma, su come il governo intende applicare i principi di riforma contenuti nella 145/2018, il settore è pronto a discutere: ma ora occorre un segno di attenzione da parte del consiglio dei ministri, e questo non può che arrivare con una bozza di riforma da condividere con le associazioni di categoria prima di portarla in parlamento.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2010 è uno dei giornalisti italiani più esperti e autorevoli in materia di turismo balneare, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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    Chiunque può mandare una PEC all’indirizzo chiedendo la verifica di una procedura e certamente un normale cittadino ha chiesto la verifica della bontà della così “innovativa” determina di Piombino…se altri concittadini l’avessero fatto non ci sarebbe un rinnovo al 2033 ancora in piedi..non sono cordate imprenditori a voler entrare nel mercato e neppure fantomatiche multinazionali ma normali cittadini che vogliono migliorare il settore con le loro idee senza pagare la tassa illegale al concessionario uscente!

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    Elvo Alpigiani says:

    Spero soltanto che al Sig. Dario, non gli sia recapitata una lettera, nella quale viene informato che al 31 dicembre 2020, il suo rapporto di lavoro è concluso e le motivazioni di tale decisione siano giustificate con riferimenti a leggi, direttive e anche sentenze della Corte UE non correttamente applicate.
    Il Sig. Dario accetterà passivamente tali motivazioni non corrette e quindi il licenziamento o invece ritenendole inaccettabili, cercherà subito persone qualificate per tutelare i suoi diritti?

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    Se sapessi che al 31 dicembre 2020 e ancor prima al 31 dicembre 2015 il mio lavoro poteva e può finire cerco di organizzarmi e prepararmi e certamente non pretendo di non essere licenziato solo perché ho fatto solo quel lavoro…i balneari hanno pretese fuori dal mondo perché hanno goduto di privilegi passati continuamente di mano in mano ma se ogni cittadino scrivesse all’Antitrust per contestare i rinnovi della sua zona vedrete che presto si arriverà ad una soluzione definitiva che faccia iniziare nuovi lavori sia per chi vince le aste e sia per chi le perde.

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      Premesso che se per pretese fuori dal mondo intendi la possibilità di lavorare e investire con un minimo di sicurezza allora è chiaro che nella vita non hai mai fatto impresa. Inoltre, se al 31/12/2018 ti dicono che il lavoro lo hai e investi su quel lavoro e poi qualcuno un paio di anni dopo ti dice che si stava scherzando, non so se la prenderesti con tanta filosofia. Fortunatamente la maggior parte dei politici lo ha capito e, seppur in maniera confusa, stanno risolvendo il problema anche per la minoranza di comuni ancora riottosi. Guarda che non è uno scherzo. Le famiglie italiane ci investono la vita in questo tipo di lavoro. La maggior parte delle imprese balneari nascono dove prima c’era catrame, sassi e spazzatura. Ti invito ad informarti meglio sulla storia balneare italiana, sul pasticcio (tutto italiano) del mal recepimento della direttiva servizi ed anche su come funzionano investimenti ed imprese. Se ti informi bene, senza pregiudizi ed eventuali invidie (che poi c’è ben poco da invidiare, te lo assicuro) vedrai che riuscirai a farti un quadro più giusto e completo. Non farti fregare dalla propaganda di alcuni giornali. Se sei realmente interessato ad approfondire la questione ti inoltro io dei testi di diritto a riguardo. Se poi vuoi continuare a fare una sorta di polemica/propaganda sterile allora ti lascio fare.

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    E soprattutto speriamo che il signor Dario sia particolarmente lungimirante e veda fin da ora con certezza che non ci sono cordate di imprenditori e multinazionali, neanche il possibile zampino della mafia a voler intervenire sulle concessioni. Dovrebbe però spiegarci una cosa: come potrebbe un normale cittadino farsi carico di investire ingenti somme per, come detto, migliorare il settore con le loro idee se al tempo stesso auspica concessioni di durata limitata e non deve essere pagata la tassa illegale (che imagino sia l’avviamento attività). Spesso in Italia si arriva a dire “si stava meglio quando si stava peggio”..speriamo di non essere in un uno di quei casi.
    Potresti poi spiegare in base a quale principio i titolari di concessioni demaniali debbano essere trattati come ladri e farabutti senza alcun diritto sulla propria attività e senza necessità di garanzie per gli investimenti fatti? Ma dove sta scritto che deve essere così?
    Non dirmi solo perché il demanio è pubblico perché sarebbe un’offesa all’intelligenza delle persone – altrimenti dovresti spiegarmi la comune tolleranza sui suoli pubblici che occupano gran parte delle più belle piazze italiane (oppure quello va bene cosi com’è?) Solo in Italia si può assistere ad una situazione così paradossale. Infatti non è successo in nessun altro paese dell’Unione, eppure non siamo gli unici ad avere le spiagge.

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    Riccardo Inzaina says:

    Io credo che i balneari siano “vittime” due volte:
    Una di svegliarsi e scoprire che forse non hanno tutti questi “diritti” che ritenevano di avere;
    Due di scoprire che la politica si è dimostrata per quello che è: interventista con finalità elettoralistiche ma poco concreta. Poi grande colpa dei balneari quella di evidenziare un comparto privileggiato piangendo come fossero ” in miniera a mani nude”.
    Che piaccia o no gli operatori hanno esercitato ed esercitano sfruttando un bene di tutti.
    La legge l’ha permesso x tanto tempo, ma non per questo la legge non possa essere rivista. Negli anni tanti diritti e privilegi previsti x legge sono stati rivisti dalle pensioni ad altre legittime aspettative. E, poi io credo che debbano essere fatti d ed i distinguo tra ciò che costituisce patrimonio della nostra Italia ( ti po bagni storici) e chi con quattro ombrelloni e due lettini usa i litorali come un bancomat usa e getta…
    Io credo che serva una seria riflessione… in questo avrei inserito il divieto di cessione della concessione. Troppo facile ed ingiusto fare profitti con tratta di concessioni dive vige il monopolio di fatto.

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      Premesso che fino ad ora il tuo è uno dei pochi interventi (di chi da addosso alla categoria) con un discreto senso logico e che in parte condivido, mi sento di invitarti a fare alcune riflessioni. Il monopolio è sbagliato, l’incertezza più totale lo è anche di più.
      con quello che auspicate – evidenze pubbliche con concessioni per brevi periodi- tutte le spiaggia verranno usate come bancomat usa e getta. Come fate a non rendervene conto. Se viene data una concessione per 6 o 10 o anche 15 anni e dopo non vi è nessuna garanzia, il titolare (con tutta probabilità una multinazionale o cooperative ben connesse con chi deve rilasciare le concessioni) non avrà altra mira se non quella di incassare il più possibile e spendere (investire) il meno possibile. È un concetto estremamente semplice.
      Son d’accordissimo con te sul divieto di cessione. Ma un conto è inserire il divieto di cessione (ed aumentare i canoni), un conto è dire: siete dei ladri andatevene tutti a casa. C’è una bella differenza
      Non capisco perché ci si ostini a dire che sia un comparto privilegiato. Potresti spiegarmi in dettaglio il perché? E anche se così fosse, la colpa è dei concessionari? Sono loro che hanno creato questo presunto stato di privilegio?
      Poi, non è come lavorare in miniera di sicuro, ma hai mai provato a fare la stagione intera come fa un concessionario? Perché se non hai mai provato è difficile avere cognizione di causa. Non è tutto oro quello che luccica. (Io non gestisco più uno stabilimento e faccio l’ingegnere (all’estero), ho lavorato in ufficio e ora come ispettore in giro per cantieri – mi sento di poter paragonare diversi ambiti lavorativi)
      Noi italiani dovremmo smetterla di farci la cresta un con l’altro invocando non meglio precisati diritti. Rischiamo di arrivare al punto che “il terzo gode”, così che ci facciamo tanta guerra tra di noi e poi arriva il cinese di turno con denaro da ripulire e fa scacco matto. Poi andiamo a piangere che in Italia non c’è lavoro, nessuno fa impresa, gli stipendi son bassi, si deve emigrare all’estero. Svegliamoci un po’. Vi siete mai chiesti perché Spagna, Grecia e Portogallo hanno risolto la problematica immediatamente e senza influenze dall’estero? Hanno esteso le concessioni per la durata pressoché pari alla vita lavorativa di una persona ed il problema è stato risolto. Se il concessionario è consapevole di creare la sua ragione di vita con quella attività, allora la curerà nel dettaglio investendo nel servizio offerto. Altrimenti le spiagge diventato quello che chiami bancomat usa e getta (ce ne sono molti esempi in giro di libere attrezzate che sono diventate semplicemente uno scandalo – su quelle realtà sí che si dovrebbe protestare tutti insieme).
      Fin quando in Italia si considereranno gli imprenditori come dei ladri e la burocrazia sovrasta la logica e il ragionevole con tempistiche infinite, gran parte degli investitori se ne vanno all’estero. Non a caso l’economia galoppa al ribasso e il debito pubblico al rialzo (chi sopravvive bene sono le multinazionali con sede legale all’estero che operano felici sul territorio). Ci vuole un cambio di mentalità per cambiare le cose; un po’ di sano patriottismo invece di scannarci un con l’altro invocando dei diritti non meglio specificati a scapito di diritti di altri.
      Poi nessuno mi ha ancora spiegato perché sui suoli pubblici (inclusi quelli dei mercati) c’è invece una tolleranza totale da parte dell’opinione pubblica
      Vi posso assicurare che lo stato di terrore che si è creato con la storia delle estensioni ha bloccato milioni di investimenti, ha bloccato un comparto a danno di tutti. Gli ultimi investimenti importanti risalgono a prima del 2009. È una vergogna e un disservizio del quale bisognerebbe essere indignati, impedire di fatto a chi vorrebbe investire sul territorio di farlo. Nel 2010 è all’improvviso cambiato tutto e la maggior parte dei concessionari non era neanche in grado di capirlo (non son mica avvocati). Ai tempi si è sempre sostenuto il legittimo affidamento (cosa sacrosanta) che ha generato tranquillità nel comparto e che ora è parzialmente messa in discussione. Ma 2010 – 2020 in due proroghe è un arco temporale limitatissimo per chi ha un’impresa e magari ha appena concluso investimenti da ammortizzare. È assolutamente normale e giusto che vengano estese ulteriormente, sopratutto con l’attuale caos sul demanio marittimo. Al momento sarebbe anche solo impossibile agire sul demanio senza una riforma che è ben distante dal prendere forma, senza neanche una mappatura del demanio. Sarebbe come voler riformare il sistema sanitario senza sapere quanti ospedali, quanti operatori sanitari ci sono, posti necessari, costi dei macchinari. Penso che tutti concordino che è assurda una cosa di questo genere.
      Esistono molte soluzioni più semplici di quello che sembra (richiedono solo tempo – che è quello che è stato concesso, con chissà perché grande clamore mediatico) che non butterebbero nessuno in mezzo ad una strada e se non si vogliono applicare è perché ci sono forti pressioni di chi se ne frega del miglior interesse pubblico ma vuole semplicemente mettere le mani sulle concessioni per poi arrivare ad avere veramente il monopolio dei litorali riuscendo a dettare le leggi del mercato come vogliono loro, rendendo impossibile a piccoli investitori di avvicinarsi. Ma credete davvero che se un domani dovessero mettere le concessioni all’asta per brevi periodi saranno le famiglie italiane ad aggiudicarsele? Siamo davvero così ingenui? Si creerà la McDonald degli stabilimenti che di fatto non darà la possibilità ad altri di affacciarsi alle gare e le concessioni rimarranno in mano loro (con, a quel punto, forte appoggio politico ovviamente). Aspetto solo quel giorno per vedere poi i commenti che farete. Ci sarà da ridere.

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    Carissimo Diario oggigiorno tutti sono titolati a scrivere il loro pensiero (purtroppo). Per dare il giusto peso alle tue affermazioni vorrei conoscere quale sia la tua conoscenza della materia e del vivere comune: Quanti anni hai? Quanti lavori hai fatto? Quante aziende hai avuto? Quanto sai del neoliberismo per ciò che era? E per ciò che ora si prospetta essere? Le tue risposte potranno dare fondamento e certezza a quanto da te asserito e mi troveranno con te consenziente!

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    Diario sei un frustrato e un fallito nella vita,gente come te deve sparire e mi meraviglio che mondo balneare ti dia la possibilità di scrivere in continuazione su questo sito!!Vuoi un bagno??Caccia il grano e compratelo!!Non hai il grano??Mi dispiace….

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    le aziende che possono delocalizzano anche in paesi comunitari. Il prodotto turistico purtroppo per i balneari, può essere solo venduto in loco, é su questo presupposto che chi vuole subentrare gratis nella titolarità di un azienda e del suo fatturato pretende un asta sulle concessioni e non parallelamente un subentro oneroso sulle aziende che insistono sulle concessioni. Sarebbe troppo semplice e OVVIA,, come soluzione Ci vogliono interlocutori politici intelligenti per affrontare questa voglia di esproprio proletario da parte della pancia di un elettorato ignorante.Purtroppo, il livello dei ns politicanti solo a quelli che non dovrebbero avere neanche il diritto di voto può parlare, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Spesso, se non addirittura sempre le scelte giuste sono impopolari . É per questo che conviene farle sbagliate, il premio é la solita poltrona.

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    La richiesta di Fabio è legittima…ho 44 anni, lavoro nel campo della giurisprudenza e del diritto ben più delle tradizionali otto ore, ho sempre lavorato da quando ho 16 anni per pagarmi gli studi tra cui anche in diversi stabilimenti balneari dove ho sempre trovato concessionari che consideravano la spiaggia una loro proprietà oppure c’erano gestori che da anni pagavano ai concessionari fior di soldi senza poter loro stessi gestire la spiaggia visto che non ci sono i bandi…presto però cambierà!

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    Vorrei chiedere ad un titolare di bagni che nella vita ha fatto quattro soldi e si è comprato un locale commerciale che ora affitta se ritiene equo che il suo affittuario paghi un canone irrisorio e soprattutto dopo gli anni previsti dal contratto non possa essere sostituito da un altro imprenditore disposto a pagare di più. Ovviamente ottenendo il pavame to di 18 mensilità del canone di affitto.
    Poi smettiamola di contare i dipendenti che perderebbero il lavoro. Questi verrebbero riassunti dai nuovi imprenditori che non saranno né peggiori né migliori degli attuali. La concorrenza ha sempre fatto migliorare il servizio. Il monopolio mai

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