“L’Atlante delle spiagge italiane”, un pezzo di storia delle ricerche in Italia

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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atlante delle spiagge italiane

C’è chi pensa che le spiagge italiane siano le più belle del Mediterraneo, ed è probabile, ma quello che è certo è che “L’Atlante delle spiagge italiane” è il più bello del Mediterraneo e, per di più, è stato anche il primo a essere stato realizzato. Ma questa pubblicazione è come una caletta remota, nota a pochi appassionati che ne sono quasi gelosi. E, come tutte le cose preziose, lo è non solo per il proprio valore intrinseco, ma anche per la storia che si porta dietro, che, in questo caso, costituisce una buona parte di quella delle ricerche italiane sulla dinamica dei litorali.

atlante spiagge italiane

Anche se “L’Atlante delle spiagge italiane” nasce solo nel 1985, anno in cui vennero stampati i primi fogli, possiamo considerarlo il frutto di una storia (d’amore?) che vogliamo far partire da Venezia nel 1973, quando sull’Isola di San Giorgio Maggiore, sbarcarono quattro dei massimi esperti mondiali di dinamica e difesa dei litorali. Erano venuti per insegnare il mestiere a un centinaio di ricercatori italiani, più o meno giovani, che iniziavano le attività di un programma speciale del CNR, che si sarebbe poi evoluto nel sottoprogetto “Dinamica dei litorali” del progetto finalizzato “Conservazione del suolo” diretto dal prof. Fiorenzo Mancini. Il nome dei quattro “maestri” stranieri è sconosciuto ai più, compresi i giovani ricercatori che inconsapevolmente percorrono sentieri da i loro tracciati; e non sarebbe male che questi ultimi andassero a leggere i loro scritti di oltre mezzo secolo fa, dove forse troverebbero tante cose della cui modernità rimarrebbero sorpresi.

  • Fernando M. Abecasis non è un calciatore del Benfica, bensì l’ingegnere portoghese che, alla fine degli anni ’60, ha realizzato la grande espansione della spiaggia di Copacabana, dragando i sedimenti al largo nella baia di Rio de Janeiro, dopo averne fatto un modello fisico in scala orizzontale 1:300 e verticale 1:75, utilizzando bachelite triturata per simulare la sabbia.
  • Cuchlaine A.M. King non è la figlia illegittima di un re d’Inghilterra ma, oltre che una delle principali figure delle geomorfologia mondiale, è l’autrice di testi fondamentali quali Introduction to Marine Geology and Geomorphology e Beaches and Coasts, sui quali si sono formate generazioni di ricercatori in tutto il mondo.
  • Jean Larras non è l’attore che si accompagnava a Brigitte Bardot nei film girati sulla spiaggia di Saint Tropez, ma ha dato il nome a una delle formule fondamentali dell’idraulica fluviale.
  • Jack W. Pierce non è il nome vero di Jack lo Squartatore, ma uno dei massimi esperti di trasporto delle particelle da parte del moto ondoso, e uno dei primi ad applicare il concetto di “bilancio sedimentario” nello studio delle spiagge americane.

Non è che non vi fossero italiani di pari livello, e infatti le lezioni furono tenute anche da Augusto Ghetti, i cui studi e modelli sono ancora alla base dei progetti di difesa di Venezia dall’acqua alta, e da Enrico Marchi, che ha fondato la scuola di idraulica dell’Università di Genova, dove si sono formati ricercatori e docenti ora attivi in molti sedi universitarie italiane.

Dopo una settimana di lezioni in aula, un gruppetto di “studenti” venne portato in “vacanza premio”, con un aereo noleggiato dal CNR (altri tempi!), sulla costa ionica, dove le lezioni si trasformarono in passeggiate culturali sulla spiaggia. È così che si formò il gruppo che nei decenni successivi avrebbe sviluppato in Italia la ricerca sulla dinamica dei litorali, favorendo quella collaborazione fra ingegneri e geologi che continua a caratterizzare l’ambiente scientifico nazionale.

L’idea di dotare l’Italia di una cartografia delle forme e dei processi costieri fu di Giuliano Fierro, allora professore di sedimentologia all’Università di Genova, geologo marino e uno dei pochi “studenti” che era arrivato a Venezia con una solida esperienze sul campo… o meglio, sul mare! Coordinatore del sottoprogetto “Dinamica dei litorali”, del progetto finalizzato “Conservazione del suolo” e di molti altri progetti nazionali promossi da un ministero che non sapremmo definire, dato che cambiava nome a ogni cambio di governo, il prof. Fierro riuscì a far lavorare sodo, d’amore e d’accordo un vasto gruppo di ricercatori universitari e di enti di ricerca, la cui rissosità è ben nota.

Gli ingegneri condensarono le informazioni sul moto ondoso e sugli apporti fluviali, mentre i geologi mapparono le morfologie costiere, la sedimentologia e le tendenze evolutive della linea di riva; ma non bisogna dimenticare il ruolo dei geografi, alcuni dei quali avevano già raggiunto una rilevanza internazionale. Per la cartografia di base venne scelta quella in scala 1:100.000 dell’Istituto geografico militare, sulla quale, oltre alle informazioni puntuali riportate con simboli grafici, venivano inseriti grafici relativi alle portate liquide e solide fluviali. Ecco che vi troviamo informazioni sullo stato di erosione o di accumulo dello spiagge, sulle dimensioni e sulle caratteristiche mineralogiche dei sedimenti, sulla presenza e stato delle dune e sull’attività di estrazione di sabbia sulle spiagge e lungo i fiumi, nonché la presenza delle opere antropiche fra cui porti e difese costiere, come appare dalla ricchissima legenda che pubblichiamo. Ciò fa capire come il problema dell’erosione costiera venisse visto nei suoi molteplici aspetti e quale importanza venisse data anche alle cause che potevano essere presenti non solo lungo la costa, ma anche all’interno dei bacini idrografici.

“L’Atlante delle spiagge italiane”, edito dal CNR, venne stampato dalla SeLCA di Firenze ed è possibile trovarne ancora alcune copie di seconda mano sul mercato.

legenda atlante spiagge italiane
La legenda che accompagna tutti i fogli dell’Atlante delle spiagge italiane.
Particolare di un foglio della Liguria e di uno della Calabria.

I primi fogli uscirono nel 1985, e coprivano prevalentemente i tratti delle tre aree campione del progetto finalizzato (alto Tirreno, Ionio, alto Adriatico), sulle quali era stata raccolta una grande quantità di dati. Via via che gli altri fogli erano “maturi”, venivano mandati in stampa a gruppi, fino a che, nel 1997, tutta la costa italiana non venne coperta con 108 carte. Inizialmente i fogli erano rilegati in un volume di 75 x 51 cm, mentre l’edizione finale ha visto le carte piegate in due e inserite in un contenitore ad anelli delle dimensioni di 51 x 41 cm; anche questo non proprio un atlantino tascabile!

Anche se molte informazioni sono di tipo qualitativo, come per esempio la direzione del trasporto litoraneo, la tendenza evolutiva della spiaggia e lo stato delle dune, la formazione comune e la collaborazione lungo tutti i progetti fra i vari autori garantiscono una uniformità fra le varie tavole che consente non solo una conoscenza dello stato di ciascun tratto di litorale, ma anche una valutazione comparativa fra le diverse aree e una visione complessiva delle condizioni in cui si trovava il litorale italiano nell’ultima parte del ventesimo secolo, rappresentata anche su una carta di sintesi.

atlante spiagge italiane
Le tendenza evolutiva delle spiagge italiane tratta dai vari fogli dell’Atlante.

Quella collaborazione fra ingegneri e geologi, nata cinquant’anni fa grazie ai progetti finalizzati del CNR, rimane oggi viva nel “Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero” (GNRAC), fondato nel 2005 da alcuni di quei giovani (e ormai vecchi!) “studenti”, proprio per tenere aperto il ponte fra queste due discipline, al quale si sono poi uniti ricercatori, professionisti e amministratori provenienti anche da altri settori che devono confrontarsi con la gestione della fascia costiera. Anche la rubrica “Granelli di sabbia“, curata dal GNRAC e ospitata su Mondo Balneare, è in qualche modo, come “L’Atlante delle spiagge italiane”, figlia di quelle giornate veneziane.

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