La storia di un granello di sabbia: un viaggio dal mare ai monti… e ritorno

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Questo racconto è dedicato ai vostri figli, ai figli dei vostri amici, ai bambini che incontrerete sulla spiaggia e… a qualche adulto a cui piacciono ancora le novelle. La raccontavo ai miei figli, che forse la ricordano in modo diverso, ma potete farne tutte le varianti che volete!

Era un piccolo granello di sabbia, ma con i suoi miliardi di amici aveva costruito una bellissima spiaggia1, sulla quale tante persone camminavano o si sdraiavano al sole, mentre i bambini facevano castelli e piste su cui far corse con le biglie. Era lì da molti anni, sballottato un po’ dal vento e un po’ dalle onde2: a volte si trovava sulla duna, altre nell’acqua, ma poi tornava sempre sulla spiaggia, anche se si accorgeva di muoversi lentamente lungo la costa3. Ma quell’inverno arrivò una mareggiata fortissima che lo trascinò molto lontano dalla riva, e si trovò in un’acqua così profonda, che di luce ne arrivava veramente poca4.

Dopo un po’ di tempo un altro granello gli montò sopra e poi altri ancora. La luce ora era completamente scomparsa, e sentiva su di sé un peso sempre maggiore; capiva che altri granelli continuavano ad accumularsi sopra alla sua testa (ma lui era solo testa!). Dopo secoli, o forse millenni, cominciò a sentire caldo e alcuni granelli che gli si erano depositati vicino cominciarono a sciogliersi, forse per l’acqua che era rimasta intrappolata fra un granello e l’altro, o forse proprio per quel calore che diventava secolo dopo secolo sempre più forte5. Si sentiva anche sprofondare, e cominciò a pensare che non sarebbe mai più tornato a vedere la luce del sole. E poi quei granelli che gli stavano intorno gli si appiccicavano addosso e lo facevano sentire ancora più intrappolato6.

Dopo qualche milione di anni, le cose cominciarono a cambiare: si sentiva compresso da tutte le parti e, invece che scendere sempre più in basso, aveva la sensazione di salire verso l’alto; a volte molto lentamente, altre con piccoli salti, ma il peso sulla sua testa non diminuiva7. Andò avanti così per altri milioni di anni, ma dopo un po’ (che un po’ non si direbbe!) il peso iniziò a diminuire8, seppur molto lentamente, e a un certo punto cominciò a sentire dei rumori, assai diversi da quelli delle onde del mare e che ormai appena ricordava, e anche da quei boati che aveva sentito per milioni di anni9. Udiva un ticchettio leggero che durava qualche ora, per poi interrompersi e riprendere dopo qualche giorno o qualche mese 10. Gli sembrò poi d’intravedere, fra i granelli che aveva sopra e che finalmente si staccavano11, filtrare un raggio di luce. Si, era quella del sole che pensava di non rivedere più!

Si trovò tutto bagnato, come quando veniva trasportata dalle onde nel mare, ma l’acqua ora non era salata come un tempo. In verità non sapeva proprio di niente! Un altro ticchettio, questa volta più intenso, e l’acqua si portò via quei granelli che gli erano rimasti sopra la testa12. Attraverso il velo d’acqua che lo ricopriva, intravide un paesaggio che non aveva mai visto, o che, dopo milioni e milioni di anni, aveva dimenticato: montagne! Non ebbe molto tempo per gustarsi quel paesaggio, perché fu preso da un rivolo d’acqua e portato in un punto più in basso13; poi in uno stretto e lungo solco dove erano finiti i granelli che gli avevano fatto compagnia per così tanti milioni di anni. Ma anche questa sosta non durò molto, per lui che era abituato a tempi lunghissimi; arrivò altra acqua che lo spinse ancora più in basso, in un solco molto più largo14.

Questa volta la sosta fu un po’ più lunga e l’acqua per qualche mese sparì. Non era un brutto posto per fermarsi, ma non era la spiaggia che gli era rimasta nel cuore. Si, anche i granelli di sabbia hanno un cuore! Altra acqua, altri piccoli viaggi su quello che ormai aveva capito essere un fiume, e gli tornò in mente che molti milioni di anni addietro era proprio muovendosi sul fondo del fiume, e facendo ogni tanti qualche piccolo salto, che era arrivato al mare15. Cominciò a sperare che la storia si ripetesse e che potesse tornare su una spiaggia, dove aveva passato dei secoli felici.

Ci vollero alcuni anni e, fra piccole corse e lunghe soste, alla fine arrivò in un punto in cui l’acqua del fiume cominciò a farsi salata: il gusto che aveva tantissimi anni fa16. Poi cominciò a sentirsi sballottato in avanti e indietro e a vedere sopra di sé l’acqua azzurra, e non più giallognola come quella che c’era nel fiume. Ora strusciava sul fondo, ora faceva dei salti e non capiva in che senso si muovesse, fino a che un bel salto lo portò fuori dall’acqua17. «Ecco, sono arrivato sulla spiaggia!», si disse; ma subito dopo si sentì trascinato nuovamente nell’acqua.

Andò avanti così per molte altre volte, ma era tale la sua voglia di fermarsi sulla spiaggia che decise che, non appena fosse riuscito a fare un altro salto, si sarebbe aggrappato agli altri granelli che se ne stavano belli e beati fuori dall’acqua, sebbene un po’ bagnati. E ci riuscì, anche se era un piccolo oggetto rotondo e senza braccia! Ma non fu il solo a riuscire in questo intento: altri granelli, che chissà quale strada avevano fatto, giunsero a riva e lo protessero dalle altre onde che arrivavano18.

Il sole era caldo e lui si asciugò rapidamente. Fu allora che si guardò intorno per cercare i bambini, e….

Note

1. La spiaggia è un accumulo di granuli costruito e modellato dal moto ondoso.
2. Vi è uno scambio di sedimenti fra la spiaggia e la duna.
3. Sulla battigia i sedimenti si muovono a zig-zag se le onde vi arrivano oblique.
4. Le mareggiate eccezionali portano i granelli dove le onde delle mareggiate ordinarie non possono più muoverli.
5. È il processo della diagenesi: formazione delle rocce sedimentarie.
6. Queste, per aumento di pressione e temperatura, divengono metamorfiche.
7. Orogenesi: formazione delle montagne per spinte laterali.
8. Erosione dei rilievi da parte degli agenti esogeni.
9. I boati che aveva sentito erano causati dai terremoti che si accompagnano alla formazione delle montagne.
10. La pioggia.
11. Alterazione superficiale: la roccia si sgretola.
12. Prosegue l’erosione e il granello si trova ora in superficie.
13. Trasporto sedimentario per ruscellamento superficiale.
14. I rivoli confluiscono in un ruscello e questo in un fiume. È così che i granelli prodotti dall’erosione dei rilievi finiscono nei fiumi.
15. I granelli vengono trasportati dalla corrente sempre più in basso.
16. Il granello arriva alla foce del fiume.
17. Il moto ondoso trasporta i granelli con movimenti da e verso riva, ma anche lungo la costa.
18. L’onda che risale la battigia può trasportate in alto un granello e non riuscire a riportarlo in dietro: è così che si accrescono le spiagge.

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