La spiaggia di Cleopatra: il primo (finto) ripascimento artificiale

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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La spiaggia di Cleopatra alcuni anni addietro, prima che divenisse una meta del turismo di massa (foto © Allan Williams)

Quanti, fra i nostri lettori che gestiscono stabilimenti balneari, vorrebbero avere Cleopatra come testimonial? Ebbene, basterebbe trasferire cabine, sdraio e ombrelloni su una piccola spiaggia dell’isoletta di Sedir, in Turchia, e aprire il “Bagno Cleopatra”… sempre che ci diano la concessione!

Poter dire ai propri clienti che su quella sabbia si rotolarono Antonio e Cleopatra farebbe aumentare a dismisura il prezzo dell’ombrellone. E se poi si dicesse che quella spiaggia è il frutto del più antico ripascimento artificiale, e più che altro è il frutto dell’amore di Antonio, si supererebbero facilmente i prezzi del Twiga.

La spiaggia di Cleopatra, sull’Isola di Sedir, in Turchia (immagine tratta da Google Earth).

Sì, perché Cleopatra era un po’ viziata e in Turchia ci andava a trovare l’amante, ma voleva la sua bella sabbia su cui si stendeva ad Alessandria, costituita da granelli bianchi arrotondati, e il povero Antonio dovette fare (e forse pagare!) un progetto di ripascimento artificiale (artificials pascens?) per portare la sabbia dall’Egitto con chissà quanti viaggi di una aspirante-refluente.

Purtroppo non è rimasta traccia degli studi sulla Valutazione d’Impatto Ambientale perché noi, che abbiamo ereditato il diritto romano, potremmo avvalerci anche del loro diritto ambientale. Non si trattava di semplice sabbia portata dal Nilo durante le sue famose piene, fine e rossiccia, bensì di ooidi, ossia di sferette formate da concrezioni di aragonite che si accrescono attorno a un nucleo costituito da un piccolo granello di sabbia, sia esso un frammento di roccia o un pezzetto di guscio o scheletro di animale.

I granelli della Spiaggia di Cleopatra: a) ooidi accresciuti attorno a granelli minerali, frammenti di corallo e conchiglie, o di scheletri di animali; b) una selezione di granuli sferici (immagine tratta da Eren et al, 2016; in Chemie der Erde, Elsevier).

Ma come in tutte le favole, arriva la strega cattiva che rovina tutto. In questo caso il ruolo della strega è svolto da alcuni ricercatori (due turchi e un egiziano) che si mettono a fare analisi chimiche sofisticate su quei granelli di sabbia e confrontano i risultati con la composizione di altre ooidi che si trovano lungo le coste del Mediterraneo, in Grecia, Egitto, Libia, Tunisia e Spagna. I risultati smentiscono gli studi precedenti di un emiratino, un egiziano e un inglese, che confermavano la leggenda; o meglio, fino a quel momento, la storia.

Le concrezione delle ooidi di Sedir sono simili a quelle di Alessandria ed entrambe si sono formate in un mare poco profondo e in condizioni di bassa energia, ma il trucco sta dentro: il nucleo delle sferette della spiaggia di Cleopatra è costituito da granuli di gneiss e scisti, rocce presenti sull’isola di Sedir, ma assenti sulla spiaggia di Alessandria. Per la comunità scientifica è stato come scoprire che Babbo Natale non esiste, ma la sorpresa sarebbe stata ancora più brutta per quell’imprenditore che avesse creduto alle favole!

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