Attualità

La risposta integrale del governo all’Ue sulle concessioni balneari

Mondo Balneare pubblica in esclusiva la lettera inviata oggi da Palazzo Chigi a Bruxelles

Il governo Meloni ha chiesto alla Commissione europea altri quattro mesi di tempo per definire «i criteri per la determinazione della scarsità della risorsa e i relativi indirizzi di riordino del settore» delle concessioni balneari. È quanto emerge dalla lettera inviata oggi da Palazzo Chigi in risposta al parere motivato di Bruxelles, che lo scorso novembre aveva minacciato una procedura di infrazione se l’Italia non avesse adeguato la sua normativa sulle concessioni balneari al diritto europeo. Nel documento, il governo si impegna entro metà maggio a «concludere un primo confronto con la Conferenza unificata in merito alla determinazione dei criteri per la determinazione della scarsità della risorsa e ai relativi indirizzi di riordino del settore», al fine di «disciplinare la materia in tutte le sue implicazioni e individuare i criteri che devono informare le procedure competitive a evidenza pubblica». Il testo integrale della lettera è stato mantenuto segreto dal governo, ma Mondo Balneare è riuscito a entrare in possesso del documento, che pubblichiamo in esclusiva (link in fondo all’articolo).

I contenuti della lettera, in breve

Il documento, articolato in 18 pagine di testo e 22 di allegati, è stato elaborato dall’ufficio legislativo del ministero delle infrastrutture e difende il lavoro di mappatura delle coste italiane svolto da Palazzo Chigi, che lo scorso ottobre ha dichiarato come solo il 33% dei litorali fosse occupato da imprese e pertanto non sussistesse il principio della “scarsità di risorsa” previsto dalla direttiva Bolkestein per effettuare le gare delle concessioni. Com’è noto, infatti, il governo Meloni sta puntando tutto su questa tesi, e anche nella lettera odierna, ribadisce che «le procedure a evidenza pubblica vanno fatte quanto la risorsa è scarsa; ne deriva che una puntuale applicazione della norma ha come presupposto logico la verifica di questo aspetto e la delimitazione dei criteri, al fine di evitare incertezze e asimmetrie nell’applicazione della disciplina unionale».

Nel suo parere motivato di novembre, la Commissione Ue aveva giudicato «non pertinenti» i dati della mappatura italiana, giudicando la base di calcolo troppo larga e affermando la sussistenza della “scarsità di risorsa”. Una delle criticità evidenziate da Bruxelles era la mancata distinzione fra coste sabbiose e rocciose, ovvero fra aree in cui è più o meno facile avviare nuove imprese; ma nella risposta inviata oggi, il governo difende la bontà del suo lavoro. In particolare, afferma la replica di Palazzo Chigi, «una valutazione prognostica di assoluta indisponibilità a scopo turistico-ricreativo di tratti di costa attualmente in condizioni di difficile accessibilità per condizioni naturali appare non solo altamente aleatoria, ma anche potenzialmente preclusiva della fondamentale libertà di iniziativa economica. Sarebbe, infatti, contrario al riconoscimento che l’ordinamento europeo – a partire dall’articolo 16 della Carta di Nizza – attribuisce al diritto di impresa escludere a priori tratti di costa dalle aree destinabili allo svolgimento di attività economica per fini turistico-ricreativi, tenuto conto che gli stessi tratti di costa caratterizzati da condizioni naturali di scarsa accessibilità possono essere già oggi oggetto di investimenti di riqualificazione idonei a renderli attrattivi per il mercato. Lo studio dell’evoluzione del mercato del turismo balneare svolto dal tavolo ha consentito di evidenziare numerosi casi di riqualificazione di aree con limitata rilevanza economica che, grazie all’intervento di operatori del settore, hanno acquisito un significativo valore turistico. Ne deriva che l’attuale valore economico delle aree costiere, determinato in base allo stato di occupazione delle stesse aree ovvero in base alla relativa morfologia, risulta di per sé irrilevante ai fini della valutazione sulla “disponibilità” della risorsa, in quanto anche aree attualmente sottoutilizzate potrebbero conoscere in futuro uno sviluppo imprenditoriale di considerevole valore».

Un altro aspetto che era stato duramente contestato dalla Commissione europea era quello delle proroghe automatiche delle concessioni agli stessi titolari, proibite dalla direttiva Bolkestein. Nonostante questa sia stata recepita dall’Italia nel 2010, eliminando la legge sul “rinnovo automatico” dei titoli allora in vigore, da quattordici anni il sistema delle concessioni di spiaggia viene gestito attraverso delle proroghe automatiche (fino al 2015 con l’ultimo governo Berlusconi, fino al 2020 col governo Monti, fino al 2033 col primo governo Conte, fino al 2034 col governo Meloni). Tuttavia, anche tali proroghe hanno rappresentato delle forme di rinnovo automatico agli stessi soggetti, e pertanto sono state contestate da Bruxelles (oltretutto, sia la Corte di giustizia europea che il Consiglio di Stato italiano hanno ribadito l’illegittimità delle ultime proroghe e le hanno disapplicate). Su questo punto, la risposta odierna del governo non contesta del tutto i rilievi della Commissione Ue, ma sottolinea altresì che l’ultima proroga di un anno approvata dal governo Meloni è stata «funzionale all’attivazione di un tavolo tecnico consultivo incaricato di definire i predetti criteri sulla determinazione della scarsità della risorsa», e che comunque «non osta a un successivo, organico, riordino della materia». Anche in questo caso, dunque, si torna alla tesi principale: il governo intende verificare la sussistenza o meno della scarsità di risorsa per valutare se istituire o meno le gare pubbliche, e per farlo dichiara la necessità di avere più tempo rispetto alla scadenza delle concessioni imposta per il 31 dicembre 2023 dalla “legge sulla concorrenza” del governo Draghi.

In conclusione infatti, afferma l’ultima pagina della lettera del governo, «in un contesto contraddistinto da un quadro giurisprudenziale incerto e frammentato, appare essenziale che l’auspicato riordino del settore sia preceduto dal completamento dell’attività istruttoria sulla scarsità della risorsa […]. In tale prospettiva, appare essenziale proseguire, nel quadro di una costante e trasparente interlocuzione con la Commissione europea e in collaborazione con gli enti territoriali, l’attività di definizione dei criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale, nella consapevolezza che solo sulla base degli esiti di tale ricognizione, in accordo con la Commissione europea e gli enti territoriali, sarà possibile riordinare in maniera organica e strutturale il settore. È evidente, infatti, che la conoscenza della sussistenza o meno del requisito della scarsità della risorsa non esaurisce affatto il compito del legislatore che, proprio al fine di disciplinare la materia in tutte le sue implicazioni, sarà tenuto a individuare i criteri che devono informare le procedure competitive ad evidenza pubblica. Anche su tali aspetti, dovrà essere acquisita la condivisione da parte delle autonomie territoriali e della Commissione europea. In particolare, si prevede entro un termine di quattro mesi dalla data di invio della presente nota di concludere un primo confronto con la Conferenza unificata in merito alla determinazione dei criteri per la determinazione della scarsità della risorsa e ai relativi indirizzi di riordino del settore. All’esito del confronto con la Conferenza unificata, si ritiene opportuno sottoporre alla Commissione europea i risultati dell’attività istruttoria e consultiva per poi procedere all’adozione dei provvedimenti normativi di riordino del settore».

Cosa succede ora

In una nota pubblicata oggi dall’Ansa, una portavoce della Commissione europea ha fatto sapere che l’esecutivo Ue ha ricevuto la lettera di risposta del governo Meloni e che «ora la analizzerà». È molto probabile che Bruxelles – anche alla luce delle imminenti elezioni europee di giugno – concederà i quattro mesi di tempo richiesti dall’Italia. Ma se gli impegni assunti da Palazzo Chigi non dovessero essere mantenuti, la procedura di infrazione scatterà inevitabile. Tuttavia, l’urgenza di concludere il riordino delle concessioni balneari non è legato solo alle minacce dell’Ue: circa diecimila imprese si trovano infatti ad avere in mano dei titoli in scadenza senza sapere come potranno essere rinnovati, e urge una decisione sul futuro di questo settore da troppi anni in balia dell’incertezza e del caos giuridico.

Nei prossimi giorni su Mondo Balneare pubblicheremo ulteriori approfondimenti e analisi sulla risposta del governo italiano, che è disponibile qui sotto per il download nella sua versione integrale.

Il testo integrale della lettera

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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