Opinioni

La legge di Murphy applicata ai balneari

Per il Consiglio di Stato, sembra che i balneari siano come la fetta di pane con la marmellata: se ti cade di mano, arriverà a terra sempre dalla parte sbagliata.

Con le sue ultime sentenze, mi pare che il Consiglio di Stato abbia proceduto nei confronti dei balneari tenendo conto della legge di Murphy. I giudici di Palazzo Spada infatti avevano dapprima affermato, nell’adunanza plenaria di novembre 2021, che le concessioni demaniali devono andare a gara perché lo prevede inderogabilmente la direttiva europea Bolkestein; ma quando poi è arrivato il governo Meloni – che proprio in base all’articolo 12 di tale direttiva, dove si sostiene che si va alle gare solo se c’è scarsità di risorsa naturale, ha verificato con una precisa mappatura delle coste l’inesistenza di tale condizione – allora il Consiglio di Stato ha sentenziato che la questione è irrilevante, perché se non si applica la Bolkestein va comunque applicato l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che prevede le gare a prescindere.

Ma c’è di più: a chi eccepisce che l’articolo 49 del Tfue si applica solo in presenza di contratti o concessioni dove ci sia un interesse transfrontaliero certo, il Consiglio di Stato risponde che quell’interesse è un postulato: secondo i giudici l’interesse c’è sempre e comunque, anche se la dottrina riporta invece che “l’esistenza di un interesse transfrontaliero certo non può essere ricavata in via ipotetica da taluni elementi che, considerati in astratto, potrebbero costituire indizi in tal senso, ma deve risultare in modo chiaro da una valutazione concreta delle circostanze”. In ogni caso, conclude Palazzo Spada, è intervenuta la legge sulla concorrenza del governo Draghi e perciò sulle spiagge si applicherà quella (viva Draghi!).

Un altro esempio: se il governo Meloni proroga di un anno i termini per le procedure di gara, il Consiglio di Stato dice che la proroga non va applicata perché contrasta con la direttiva Bolkestein. E se una sentenza della Corte di giustizia europea, quella del 20 aprile 2023, sostiene che siano gli Stati a dover verificare se ci sia o meno la scarsità di risorse e quindi se ci sia o meno l’obbligo di andare alle gare, come previsto dall’articolo 12 della Bolkestein, il Consiglio di Stato postula che la scarsità c’è sempre (ma come fa? si vede a occhio nudo?).

Perlomeno, per questa stagione estiva 2024 ormai iniziata, si penserà i balneari potranno svolgere il loro lavoro, visto che la legge sulla concorrenza di Draghi lo aveva previsto. E invece no: per il Consiglio di Stato, lo potranno fare solo in quei Comuni che hanno già deliberato di andare a gara. Altrimenti i balneari sono “abusivi”, perché le loro concessioni sono già scadute nel 2023. Insomma, pare per i giudici di Palazzo Spada, i balneari siano un po’ come la fetta di pane con la marmellata: se ti cade di mano, arriverà a terra sempre dalla parte della marmellata.

Per il Consiglio di Stato, nessuna rilevanza hanno evidentemente le considerazioni sugli interessi economici e sociali della nazione Italia nel mettere in oggettiva crisi un settore del turismo che produce da solo il 6% del Pil. Tutto ciò per i giudici è evidentemente irrilevante, così come irrilevante sembra essere per loro lo spodestamento di qualsiasi attribuzione e competenza nel ruolo di legislatore a danno del parlamento italiano: così è, se vi pare.

Cosa fare allora? La mia proposta di legge, ora all’esame della Commissione finanze della Camera, si propone due obbiettivi. Il primo è ristabilire un criterio di giustizia applicato ovunque, e cioè quello di indennizzare il legittimo proprietario per i beni “espropriati”; mentre il secondo è consentire alle aziende balneari di poter svolgere nel 2024 il proprio lavoro, poiché le procedure di gara eventualmente già indette dai Comuni dovrebbero ripartire da capo, essendo l’indennizzo da me previsto come parte sostanziale della procedura stessa. Oltre alla proposta di legge, è prioritario andare a interloquire non con l’attuale Commissione europea, bensì con quella che emergerà a settembre, augurandoci che in quel momento sia possibile avere una nuova e diversa norma più rispettosa degli interessi economici dell’Italia.

Un ultimo appunto lo rivolgo a chi mi obietta che la proposta di legge sull’indennizzo potrebbe avere dei tempi troppo lunghi. A questi rispondo che intanto bisogna approvarla il più velocemente possibile, visto che, anche alla luce delle ultime sentenze del Consiglio di Stato, nessuno ha nulla da eccepire sul principio dell’indennizzo. Poi si vedrà. Ovviamente ci sono altri strumenti normativi per velocizzare e che, ove attivati, sarebbero dal sottoscritto accolti con il massimo favore. Dura lex, sed lex (di Murphy).

© Riproduzione Riservata

Riccardo Zucconi

Deputato di Fratelli d'Italia, segretario dell'ufficio di presidenza della Camera dei Deputati.