Il primo grande ripascimento artificiale di una spiaggia italiana

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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La creazione della spiaggia di Bergeggi (Liguria) fra il 1969 e il 1971.

Se chiedete all’Intelligenza Artificiale quale sia stato il primo grande ripascimento artificiale di una spiaggia italiana avrete risultati diversi in funzione del modello linguistico a cui vi appellate tramite un chatbot (che è il sistema che integra il modello linguistico). Abbiamo interpellato Chat GPT, Frontier AI, Perplexity, Claude e AI Mode, e tutti ci hanno dato risposte diverse e… sbagliate.

Ovviamente bisogna dirgli cosa intendiamo per ‘grande’, e nel nostro caso abbiamo dato un valore di 300.000 metri cubi. I risultati vanno da Ostia (1983-1986) a Pellestrina e Cavallino (1994-1999), dall’Emilia Romagna (1983) a Viareggio e Pietrasanta (1951-1952), e al Lido di Camaiore (1964). Queste ultime spiagge non sono mai state in erosione negli ultimi 2500 anni, salvo quella di Viareggio dopo l’espansione del porto. Ci è quindi venuta la voglia di chiedere quali fonti fossero state utilizzate, ipotizzando un errore ‘artificiale’. Alla contestazione si ricevono le scuse e le spiegazioni dell’errore; ad esempio, Chat GPT dice di aver ‘dedotto’ il ripascimento dal fatto che la Versilia era già un importante polo turistico, che l’erosione ne poteva minacciare il futuro, e che quindi un ripascimento fosse stato necessario. In pratica, attribuisce ai gestori del territorio costiero una capacità di intervenire prima che i disastri si manifestino e non dopo, come in genere avviene. ChatGPT è così gentile e mansueto che non abbiamo avuto il coraggio di chiedergli perché, con amministratori così lungimiranti, le nostre coste sono ridotte in quelle condizioni che tutti conosciamo.

Potremmo forse pensare che per gli interventi riferiti alla Versilia si facesse riferimento a un impianto di by-pass che è stato operativo fra il sopraflutto e il sottoflutto del porto di Viareggio per il ripascimento della spiaggia di questa città, che era penalizzata dall’interruzione del trasporto sedimentario; ma, a domanda specifica, ChatGPT ci dice che il sistema di refluimento è stato operativo dal 1980 al 1998; quindi non può essere questa la spiegazione.

Nessun modello linguistico ci fornisce la risposta giusta, indirizzandoci alla spiaggia di Bergeggi (Liguria) dove, fra il 1969 e il 1971, venne creata dal nulla una spiaggia lunga 1200 metri; e sorprende che l’AI non lo sappia, perché questa informazione è presente in molti documenti, l’ultimo dei quali è uno dei due bellissimi volumi della Regione Liguria, a cura di Berriolo, Fierro e Ferrari, che raccontano la storia delle spiagge regionali con una particolare attenzione agli interventi di difesa realizzati nel tempo. Ovviamente, anche se non siamo artificiali, siamo pronti a scusarci e correggerci se un lettore ce ne indicherà uno più vecchio, escludendo però quelli involontari, come l’immissione in mare di sabbie carbonatiche a Rosignano Solvay (Toscana) o dei materiali provenienti dalle miniere che hanno determinato una forte espansione delle spiagge del Sulcis, in Sardegna.

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Le fasi finali della costruzione della spiaggia di Bergeggi; un intervento innovativo effettuato a cavallo fra gli anni ’60 e gli anni ’70 e che pochi conoscono (Foto G. Berriolo).

Se noi suggeriamo la risposta, qualche chatbot ci indirizza a questo intervento, indicando un volume versato di 600.000 mc, mentre altri dicono che qui sono stati fatti ripascimenti di poche migliaia di metri cubi, che in realtà sono solo dei mini-interventi di manutenzione effettivamente eseguiti negli anni successivi.

Il ripascimento, o meglio, la creazione della spiaggia di Bergeggi la si deve all’intuizione di Giorgio Berriolo e alla determinazione dell’amministrazione comunale. Ma come tutte le idee, seppur innovative, non nasce dal nulla: in Liguria vi era una lunga tradizione di usare tutto quanto è possibile per tenere in piedi le spiagge, la cui stabilità era già stata messa a dura prova dalla costruzione della ferrovia, e sulle quali incombevano anche tutti gli effetti degli altri interventi realizzati sulla costa e sui bacini idrografici, come avviene sulla gran parte delle spiagge italiane. Ma qui, compressi fra il mare e le montagne, ogni granello di sabbia vale oro!

Ecco che da molti anni era in uso la pratica di versare in mare i prodotti di risulta degli sbancamenti e delle demolizioni, per non parlare di ciò che veniva dai trafori ferroviari. Spesso lo si faceva dalla strada costiera nei punti in cui questa superava i capi, lasciando poi alle onde del mare il compito di ripulirli, selezionarli e trasportare la sabbia e la ghiaia sulle spiagge annidate fra i promontori. Alcune spiagge, come quelle di Cogoleto, Noli, Borghetto Santo Spirito e Varigotti, avevano dei punti di alimentazione da cui scaricare, dopo una ‘controllo di qualità’ esercitato dalle amministrazioni comunali, tutto il materiale possibile. Anche Bergeggi aveva operato in tal modo, determinando la formazione di due piccole spiagge ai piedi del promontorio presente a sud dell’abitato.

L’importanza di questa alimentazione per il litorale ligure è dimostrata anche dal fatto che da quando questa pratica è stata proibita, molte spiagge sono entrate in erosione. Ma quello realizzato a Bergeggi a cavallo fra gli anni ‘60 e gli anni ’70, per volume versato e per lunghezza della spiaggia, nonché per le opere di contenimento associate, si presenta come un vero e proprio progetto di ripascimento artificiale che meriterebbe di essere citato nei testi di idraulica marittima, e non solo italiani.

La realizzazione della centrale termica di Vado ligure richiedeva uno sbancamento per alcuni milioni di metri cubi, e alcuni comuni, come Noli e Spotorno, ne avevano opzionata una certa quantità per l’alimentazione delle proprie spiagge. Il grosso del volume andò a formare una collinetta a fianco del porto di Vado, e un’altra quantità veniva versata in mare a sud del porto, con nessun vantaggio per le spiagge e con possibili impatti sull’ambiente marino.

Giorgio Berriolo, nelle bozze di un libro che non è stato mai pubblicato, scrive: “Di propria iniziativa lo scrivente chiese una serie di analisi al laboratorio dell’Istituto di Geologia della Università di Genova. Risultò che si trattava di sedimento di natura alluvionale prevalentemente costituito da quarzo, quarziti e feldspati con granulometria compresa tra il ghiaietto e la sabbia fine associato da una frazione argillosa variabile tra il 10 e 12% ed a qualche grosso trovante. Si propose pertanto alla Amministrazione Comunale di Bergeggi di predisporre alcune opere di contenimento e di chiedere che almeno una parte del gettito di risulta fosse scaricato, secondo certe modalità, sul litorale di Bergeggi tra Punta Prodani e Punta di Bergeggi privo di spiaggia, allo scopo di costituire un arenile. […] Lo schema prevedeva in breve il versamento, secondo particolari modalità di circa 2.000.000 di mc di detrito proveniente dagli scavi della centrale ENEL, e la costruzione di due pennelli. Uno di essi, presso il ristorante Il faro, più urgente, sarebbe stato finanziato e costruito dal Comune, mentre per il secondo, presso punta Bergeggi, di minore urgenza, sarebbe stato richiesto l’intervento dello Stato attraverso l’ufficio del Genio Civile OO. MM. di Genova. Agli inizi del 1969 cominciarono massicci versamenti con materiale ENEL sul litorale, in un primo tempo aderenti alla costa in guisa da assorbire il moto ondoso e render meno rapido il flusso verso Levante del detrito, ed in un secondo tempo in profondità, da una posizione opportunamente scelta, in guisa che il materiale potesse essere lavato e distribuito dall’azione marina“.

Il versamento iniziale aderente alla costa in guisa da assorbire il moto ondoso e render meno rapido il flusso verso Levante del detrito (Foto G. Berriolo).




Non tutti i 2 milioni di metri cubi di materiali furono scaricati, e qui il contrasto fra le varie fonti d’informazione è difficilmente sanabile: ChatGPT ci dà un valore di 600.000 mc, mentre il volume di cui Berriolo è coautore dice 300-400.000 mc, in contrasto con quanto riportato sul volume Spiagge e porti turistici, di Berriolo e Sirito, in cui il volume è di 1 milione di mc totali, di cui il 25% di argilla e limo che si sarebbero dispersi al largo. In una foto scattata sul posto dallo stesso Berriolo è presente un’annotazione con l’indicazione “Bergeggi 1970 il primo grande versamento ≈350.000 mc“.

Fotografia originale di Giorgio Berriolo fatta durante i lavori e che indica, in una nota, un volume di circa 350.000 mc.

Per limitare il flusso dei sedimenti lungo la riva vennero realizzati anche tre pennelli (quello più settentrionale delimita ora il porto di Vado ligure) e la spiaggia ha dimostrato una grande stabilità, tenendo conto del fatto che non ha una naturale alimentazione. Negli anni successivi ha richiesto interventi di ricarica valutabili in soli 2-3.000 mc/anno, anche utilizzando i materiali provenienti dalla ripulitura del Torrente Quiliano, che sfocia a nord del porto di Vado ligure.

Negli anni ’80 vengono modificati i pennelli e costruito un martello su quello meridionale, per fare allontanare la linea di riva dal muro di retta della strada litoranea (SS1 Aurelia), che rischiava di innescare fenomeni di riflessione. Quell’equilibrio che ha consentito il mantenimento della spiaggia per cinquant’anni, con solo piccole e occasionali ricariche, sembra essersi rotto, e ora Bergeggi richiede nuovi interventi.

Purtroppo questo progetto innovativo non venne seguito da un vero e proprio monitoraggio, anche perché in quegli anni era già difficile trovare i soldi per gli interventi, ed è possibile conoscere l’evoluzione del ripascimento solo per quanto riguarda la superficie della spiaggia emersa, grazie al Geoportale della Regione Liguria. Poco si sa degli aspetti sedimentologici, di grande interesse – non solo scientifico ma anche pratico – in spiagge destinate all’uso turistico- balneare. Un lungo e accurato monitoraggio forse ci avrebbe consentito di capire cose è successo e indirizzare in modo corretto le nuove progettazioni. In così tanti anni potrebbero essere anche cambiate di poco le condizioni meteomarine, e sappiamo che in mare ‘poco’ è sempre ‘molto’.

Altra cosa che dispiace è che, oltre che poco conosciuto in Italia, lo sia anche all’estero, dove non si ha idea di quanti progetti innovativi siano stati sviluppati nel nostro Paese. Credono che sulle spiagge si sia capaci solo di mettere ombrelloni!

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