Gli ultimi, preoccupanti dati sull’innalzamento del livello del mare

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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L’innalzamento del livello del mare e l’incremento dell'intensità degli uragani mettono a dura prova le coste di Cuba.

Salireste su un aereo che ha “solo” il 10% di probabilità di cadere? O non sareste invece disposti a pagare un po’ di più per volare su di uno che di tale probabilità ne ha una su dieci miliardi? Quando si parla di rischio, e quando il valore dei beni in gioco è elevato, come quello della nostra vita, si devono prendere le precauzioni necessarie per evitare che fatti anche estremamente improbabili, ma che non possiamo escludere che possano accadere, abbiano conseguenze drammatiche. E la vita dei nostri insediamenti costieri, siano essi centri urbani, aree industriali, siti archeologici o strutture turistiche, non richiede forse una simile attenzione? Non preoccuparsi del fatto che con una probabilità del 5% il livello del mare possa innalzarsi di oltre due metri da qui al 2100 è come salire su di una carcassa volante, o meglio, cadente!

Le previsioni dei futuri livelli del mare che venivano fatte dall’International Panel on Climate Change (IPCC) portavano la gente a scegliere “aerei” affidabili, ma non quelli con il massimo grado di sicurezza. Questo non solo perché non tenevano conto di processi non ancora ben studiati (ma possibili), ma anche perché i termini con i quali venivano trasformate le probabilità da numeri a parole erano ottimistici: un fatto che ha una probabilità di accadimento del 10% può essere definito “molto improbabile” (very unlikely), ma se c’è di mezzo la mia vita io lo considero terribilmente probabile.

Negli Stati Uniti i piani di adattamento all’innalzamento del mare vengono fatti basandosi su scenari prodotti dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) che potremmo definire più allarmisti, dato che vengono realizzati e diffusi proprio per la gestione del rischio. Un caso emblematico è quello dello stato di Rhode Island, dove ogni atto di vendita di immobili e ogni richiesta di autorizzazione a costruire deve essere accompagnata da una dichiarazione di consapevolezza che il livello del mare nel 2100 potrebbe essere 2,5 metri più alto di quello attuale. Immaginate l’impatto sul mercato immobiliare!

L’ultimo rapporto del gruppo che nell’ambito dell’IPCC si occupa dell’innalzamento del livello del mare (WG1) abbandona la tradizionale cautela e inserisce nelle proiezioni anche traiettorie assai più pessimistiche, fino alla curva di risalita del livello del mare RCP8.5 estrema, con un’attendibilità del 5%. Anche nel modo di convertire i valori numerici delle probabilità in parole ci si azzarda maggiormente: quell’innalzamento che prima rientrava nel campo di probabilità di accadimento che si allarga fino al 95% e veniva definito “probabile”, diventa ora “molto probabile”. I numeri non cambiano, ma il messaggio che si vuole trasmettere invita a considerare in modo sempre più serio questo fenomeno.

Traiettorie dell’innalzamento del livello del mare dovuto al riscaldamento globale secondo il WG1 dell’International Panel for Climate Change. I valori di RCP indicano l’incremento di energia (W/m2) trattenuta nell’atmosfera dal 1750 (pre-industriale) a causa dell’aumento della concentrazione di gas serra secondo diversi scenari di crescita socio-economica, da RCP1.9 (se cominciamo a ridurre subito le emissioni) a RCP8.5 (se continuiamo sull’attuale cattiva strada).

Ma cosa accade oggi? Nel report dell’Organizzazione Meteorologica Internazionale (WMO) appena diffuso e che si basa sui dati rilevati da satellite, si legge che fra il 2013 e 2021 il livello degli oceani si è innalzato in media 4,5 mm all’anno, quasi il doppio dei 2,9 mm all’anno del precedente periodo 2003-2012.

L’innalzamento del livello del mare misurato dai satelliti negli ultimi trent’anni (dati AVISO + WMO)

Ma le previsioni sul futuro e i dati su quanto sta accadendo oggi non sembrano sufficienti a spingere chi ci governa (con il nostro consenso, o forse in caccia del nostro consenso!) a sviluppare piani di adattamento all’innalzamento del livello del mare. Mentre in molti paesi questo problema viene preso in seria considerazione e si fanno piani di adattamento che portano a ridisegnare l’interfaccia terra-mare, almeno nelle aree più densamente abitate, in Italia, se togliamo il Mose di Venezia e il recente Parco del mare di Rimini, non si hanno segnali che la cosa sia considerata rilevante, come se vivessimo al centro dell’Europa e non avessimo una penisola protesa nel Mediterraneo. Forse lo faremo quando avremo l’acqua alla gola?

Il Parco del mare di Rimini, con la pedonalizzazione della strada costiera e il suo innalzamento per creare un argine contro le mareggiate estreme e la realizzazione di un bacino sotterraneo per la raccolta delle acque superficiali: uno spiraglio si apre sul panorama italiano!

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