Opinioni

Federalismo demaniale, una questione dimenticata

La sua attuazione, già prevista da una legge del 2010, non è più rinviabile

Sulla questione balneare è urgente un intervento legislativo nazionale che elimini gli effetti devastanti della sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato dando certezza agli operatori attualmente operanti e incentivando gli investimenti nel settore attualmente paralizzati. Riteniamo che questo intervento legislativo nazionale possa e debba essere accompagnato anche dall’applicazione della legge vigente in materia di federalismo demaniale.

A fronte di un governo pasticcione, non è più rinviabile l’attuazione del federalismo demaniale già disposto da una vecchia legge che sul punto è ancora “lettera morta” (articolo 5 comma 1 del decreto legislativo 85/2010). Siffatta applicazione, da effettuarsi attraverso l’emanazione di un dpcm, assume una notevole importanza su tutti gli aspetti economici della vicenda delle concessioni demaniali marittime (determinazione dei canoni, delimitazione e sdemanializzazione del demanio, acquisizione delle strutture, eccetera), ancorché non sia certamente risolutiva dell’intera questione, poiché le modalità di affidamento delle concessioni rientrano nella concorrenza che è considerata una materia di esclusiva competenza dello Stato centrale.

Crediamo che le Regioni e lo Stato possano e debbano condividere questa esigenza, anche perché supera l’attuale scissione fra esercizio delle funzioni demandata alle Regioni e titolarità dominicale rimasta allo Stato, fonte di continui contenziosi costituzionali, inefficienze gestionali e complicazioni regolatorie. È quindi interesse di tutti, non solo degli imprenditori balneari, che si attui finalmente il federalismo demaniale sia per una opportuna semplificazione burocratica che per una doverosa maggiore certezza regolatoria.

A ciò si aggiunga la circostanza che sinora le Regioni si sono tutte manifestate molto più attente e competenti dello Stato centrale nel disciplinare la materia e nel difendere la balneazione attrezzata italiana. Del resto il trasferimento delle funzioni in loro favore, risalente all’ormai lontano 1998 (“legge Bassanini”), ha spogliato lo Stato centrale anche di professionalità e competenze tecniche, e questa è causa non ultima di pasticci legislativi. A nessuno sfugge che proprio le Regioni, in questi lustri, hanno cercato di sopperire alla latitanza e all’inefficienza dello Stato centrale sia con proprie leggi che con circolari amministrative. Le Regioni in tutti questi anni hanno tentato di disciplinare la materia con un giusto bilanciamento fra incentivo agli investimenti e tutela dei concessionari attualmente operanti, così come stanno facendo da ultimo contestando l’emendamento del governo al disegno di legge sulla concorrenza.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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  1. ……ora cercate anche il federalismo demaniale per trovare giustificazioni per bloccare la riforma….. ci mancava anche questa ciliegina sulla torta pasquale

  2. Nikolaus Suck says:

    Per fortuna prima dell’art. 5 c’è l’art. 4 dello stesso d.lgs. n. 85/2010, che precisa che “I beni […] entrano a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province, delle Citta’ metropolitane e delle Regioni, AD ECCEZIONE […] di quelli appartenenti al DEMANIO MARITTIMO, idrico e aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile, nonché alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi regionali e statali e dalle norme comunitarie di settore, con particolare riguardo a quelle di tutela della concorrenza.”
    Quindi su quelli che secondo Capacchione sarebbero “tutti gli aspetti economici della vicenda delle concessioni demaniali marittime (determinazione dei canoni, delimitazione e sdemanializzazione del demanio, acquisizione delle strutture, eccetera)” prevale che il demanio marittimo resta demanio “necessario” ed “indisponibile” ai sensi del codice civile e di quello della navigazione, e che come tale non può essere né “sdemanializzato”, né “acquisito”, né “eccetera”. Ed inoltre occorre avere particolare riguardo alla norme comunitarie e a tutela della concorrenza espressamente richiamate dall’art. 4.

    • Vico Vicenzi says:

      Osservazione testuale e pienamente condivisibile. Il problema delle concessioni non riguarda, peraltro, solo quelle relative agli arenili ! Il mondo balneare non si identifica con quello del turismo nautico.

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