Esiste davvero la spiaggia più bella del mondo?

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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spiaggia più bella del mondo
La spiaggia di Porto Selvaggio (Puglia), una di quelle attribuite alla Classe I (top) dal Sistema di valutazione del paesaggio costiero applicato ad alcuni tratti della costa dell’Italia meridionale. Costa rocciosa, densa vegetazione e colore dell’acqua, unite alla lontananza da strade e alla mancanza di infrastrutture, sono i fattori determinanti del punteggio raggiunto da questa spiaggia.

Specchio delle mie brame, quale è la spiaggia più bella del reame? Molte favole estive iniziano con questa frase, ma mentre la regina cattiva di Biancaneve riceve tutti i giorni la stessa risposta, il nostro specchio balneare cambia idea in continuazione. Per non parlare poi di cosa non ci raccontano i tanti specchi magici in circolazione! Ma diversamente non potrebbe essere, dato che la bellezza non ha mai trovato un parametro che potesse quantificarla. E senza numeri che esprimano una grandezza o un valore, è difficile mettere in ordine elementi in una qualsiasi scala.

Neppure quei filosofi che ritenevano che la bellezza si basasse sull’equilibrio fra elementi o la proporzione fra le varie parti, come Platone e Pitagora, hanno voluto fare il salto per giungere a un rapporto numerico, lasciando al massimo lo spazio agli architetti che, come quelli greci, hanno inseguito canoni estetici basati proprio sull’equilibrio fra le parti e la ripetizione di moduli, per arrivare a Vitruvio e la sua influenza su Leonardo da Vinci, che arriva a disegnare l’Uomo vitruviano. Ma non la Donna 90, 60, 90 che, fra l’altro, non avrebbe avuto grande successo a quel tempo!

Oggi si fanno studi sul piacere prodotto dall’osservazione di oggetti, immagini e anche fotografie di paesaggi, in genere basati su valutazioni semi-quantitative degli osservatori, ma si arriva anche a misurare la risposta del cervello umano alla visione di opere d’arte. Più che a una quantificazione della bellezza, arriveremo forse a capire perché non tutti giudicano belle le stesse cose. Nell’antichità il bello era la rappresentazione del naturale, poi del divino, fino alla rivoluzione industriale che portò a considerare belli i “mostri d’acciaio”. Così il bello nel tempo è passato dal naturale all’artificiale, per tornare oggi alle sue origini, tanto che nella “Valutazione del paesaggio costiero”, di cui parleremo fra breve, la presenza di elementi antropici porta quasi sempre a una penalizzazione. Che poi il concetto di bello cambi con lo scorrere del tempo, con l’attraversare i confini e, anche nello stesso territorio, con le condizioni socio-economiche delle varie persone, dimostra quanto esso non sia un elemento strutturale dell’Homo sapiens.

Nonostante ciò, ogni estate siamo sommersi da elenchi sulle “spiagge più belle”, con “bellissime” foto di spiagge che qualcuno ha deciso essere le più belle del mondo; spesso facendone anche una graduatoria. I criteri su cui si basano tali classifiche non sempre vengono dichiarati, e quando ciò avviene, è in modo piuttosto ambiguo. Spesso si basano su indicazioni fornite dai viaggiatori, ma possono essere poi “addomesticate” dai giornalisti, quando non dai tour operator. Non sorprende infatti che alcune spiagge meravigliose siano su piccolissime isole dove vi è un solo resort. Se prendiamo cinque classificazioni fra le più diffuse e le mettiamo a fianco, vediamo che nessuna spiaggia è presente nei primi cinque posti neppure in due soli elenchi.

  • Il Travellers’ Choice Award si basa sulla quantità e qualità delle valutazioni dei viaggiatori pubblicate su Tripadvisor in un periodo di dodici mesi, nonché su un successivo processo editoriale (!).
  • Il National Geographic propone un elenco delle migliori spiagge del mondo, ma senza spiegare il criterio con il quale vengono valutate.
  • Lonely Planet Flight Network ha stilato un elenco delle più belle spiagge, consultando oltre 1200 giornalisti di viaggio, editori, blogger e agenzie.
  • Travel zoo non dichiara il criterio ma, scorrendole, si nota che sono tutte naturali.
  • Money.co.uk, nel giugno di quest’anno, ha analizzato oltre 26 milioni di hashtag di Instagram associati alle spiagge di tutto il mondo, per contare quanti ne sono stati condivisi per metro di spiaggia, nella presunzione che le spiagge più belle vengano postate più frequentemente.

Con alcuni criteri di selezione, per esempio il numero di foto postate, è evidente che spiagge poco frequentate, e spesso per questo incontaminate e probabilmente belle, sfuggono all’indagine. Si pone quindi la domanda: esiste un metodo “scientifico” per la valutazione del paesaggio costiero che possa essere utilizzato per la compilazione di una classifica delle spiagge più belle di una regione, di uno stato o del mondo?

Un metodo esiste ed è stato pubblicato su riviste scientifiche dopo aver superato la peer review (revisione fra pari), anche se dopo migliaia di applicazioni è emerso che sarebbe opportuna qualche modifica, che però farebbe perdere la possibilità di confronto fra tutte le spiagge valutate fino a oggi e quelle analizzate con un metodo leggermente diverso. Venne presentato nel 2002 da Ergin, Williams, Micallef e Karakaya e si basa su 4000 interviste fatte in diversi paesi del mondo, chiedendo quanto erano importanti (nel bene e nel male) 26 elementi del paesaggio costiero, di cui 18 naturali e 8 antropici. Questo ha permesso di costruire una matrice nella quale ciascun parametro viene inizialmente valutato da 1 a 5, valore che poi viene pesato sulla base dell’importanza che gli intervistati gli hanno attribuito (i “pesi” della tabella presente in coda all’articolo), fino a calcolare il valore totale del tratto di costa analizzato. L’elaborazione è complessa perché si basa su di una analisi “fuzzy” (sfumata) che consente di ridurre l’effetto di errori nella valutazione. Sulla base della distribuzione statistica dei risultati ottenuti dall’analisi di quasi mille spiagge vennero create cinque classi (I, II, III, IV e V), da coste eccezionali, in genere completamente naturali, a coste molto brutte, spesso in aree urbane o industriali.

I parametri vanno dalla presenza e dalle caratteristiche di una falesia, al colore della sabbia e del mare, al tipo di vegetazione, alla visuale aperta su più lati, fino a quelli antropici, che in genere determinano valori negativi, come per esempio la presenza di infrastrutture, gli scarichi di acque reflue e i parcheggi visibili dalla spiaggia. Dal 2002 il metodo è stato utilizzato da diversi ricercatori per valutare il paesaggio costiero in una infinità di luoghi diversi, dalle zone equatoriali all’Antartide, dalle isole più remote del Pacifico alle spiagge urbane della Cina. La scelta delle spiagge da analizzare non è stata fatta con lo scopo di trovare la spiaggia più bella del mondo, o quella più brutta, ma in genere ha coperto in modo più o meno regolare le coste di determinati stati o regioni. Ciò ha consentito di raccogliere un gran numero di informazioni che possono essere interfacciate con altre relative, per esempio, ai flussi turistici oppure ai criteri di gestione del litorale. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante, perché da ciascuna scheda si possono rilevare le criticità, e fare simulazioni di quanto il valore di quella spiaggia crescerebbe eliminandole.

Questo sistema di valutazione è stato inserito da due ricercatori dell’Università di Cadiz, Alexis Mooser e Giorgio Anfuso, in una guida delle 50 spiagge più belle dell’Andalusia. Qui, alla descrizione della spiaggia, ai modi e tempi per raggiungerla e a curiosità varie, viene affiancato un grafico che mostra il punteggio ottenuto da ciascuno dei 26 parametri, il valore totale e la classe di qualità. Ovviamente non mancano le foto di queste perle andaluse! Girare lungo la costa con questa guida in mano, non solo ci consente di raggiungere delle spiagge meravigliose, ma ci insegna anche a leggere gli elementi naturali e antropici e a valutare quanto ciascuno di essi influenzi la percezione che abbiamo di un bel paesaggio costiero.

Alexis Mooser e Giorgio Anfuso “Playas y Paisaje. GuÍa de la 50 playas más atractivas de Andalucia” (Editorial UCA).
Una pagina della guida alle 50 spiagge più attraenti dell’Andalusia. Sulla destra il punteggio ottenuto da ciascuno dei 26 parametri sui quali si basa la valutazione complessiva della spiaggia, che in questo caso rientra in Classe I (top).
La Spiaggia dell’Arcomagno (Calabria) raggiunge la Classe I per le spettacolari morfologie della falesia, la trasparenza dell’acqua e l’assenza di elementi antropici.

Questa estate gli stessi autori hanno iniziato un’analisi delle spiagge italiane visitandone alcune in Campania, Calabria e Puglia. Non vogliamo cadere anche noi nella trappola di dire quali sono le spiagge più belle di quelle regioni, anche perché l’indagine è stata condotta a campione, ma certamente in Classe I, con valori che non si discostano dai massimi trovati fra migliaia di tratti costieri analizzati in giro per il mondo, ne troviamo diverse.

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