Attualità

È impossibile che il governo Draghi vari il decreto attuativo sulle concessioni balneari

Le notizie diffuse dai media generalisti sono del tutto infondate. Spieghiamo perché.

È priva di fondamento la notizia, diffusa ieri da molte delle principali testate giornalistiche italiane, secondo cui il governo Draghi varerà entro il mese di settembre il decreto attuativo con cui completare la riforma delle concessioni balneari. Si tratta di una fake news che ha alimentato molto allarmismo fra i titolari degli stabilimenti balneari italiani, nonostante ci siano diversi fatti che ne dimostrano l’impossibilità.

Cosa è successo

La legge sulla concorrenza, approvata lo scorso 2 agosto in via definitiva ed entrata in vigore il 27 agosto, impone che le concessioni demaniali marittime su cui insistono gli stabilimenti balneari debbano essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024 (qui una spiegazione approfondita della norma); tuttavia rimanda a un successivo decreto attuativo, da varare entro la fine di gennaio, la decisione sulle modalità con cui effettuare le gare.

Con la caduta del governo Draghi e le elezioni fissate per il prossimo 25 settembre, sembrava scontato che sarebbe stato il prossimo esecutivo a occuparsi di completare la riforma. Invece ieri si è fatta strada la notizia, diffusa dall’agenzia di stampa Dire e ripresa da alcune testate generaliste, secondo cui il governo Draghi vorrebbe varare il decreto attuativo nel mese di settembre. Ma, come detto, si tratta di un’informazione priva di fondamento.

Perché la notizia è infondata

Per capire i motivi per cui è impossibile che il governo Draghi vari il decreto attuativo sulle gare delle concessioni balneari, basta leggere l’articolo 4 della legge sulla concorrenza, quello dedicato al riordino del demanio marittimo. La norma afferma che il decreto attuativo dovrà disciplinare aspetti molto complessi, come per esempio i criteri per il calcolo degli indennizzi ai concessionari uscenti in caso di passaggio di mano del titolo, i punteggi per chi ha un’esperienza pregressa nel settore e le modalità con cui le amministrazioni comunali dovranno scrivere i bandi. Si tratta di un lavoro molto lungo e difficile dal punto di vista tecnico, ma anche ipotizzando per assurdo che qualche funzionario del ministero delle infrastrutture (a cui la legge sulla concorrenza assegna la competenza della riforma) abbia già redatto nel giro di venti giorni una bozza di decreto attuativo, resta una lunga serie di passaggi successivi che rende impossibile completare il lavoro entro le elezioni.

Sempre secondo la legge sulla concorrenza, infatti, il decreto attuativo sulle concessioni balneari dovrà prima essere approvato dal consiglio dei ministri, poi vagliato dal Consiglio di Stato e infine ratificato dalla Conferenza delle Regioni. Solo dopo queste tre conferme potrà essere trasmesso alle commissioni parlamentari, che a loro volta dovranno controfirmarlo per l’approvazione definitiva. Non serve certo una grande immaginazione per capire che, con i tempi italici, completare questo iter in venti giorni è del tutto impossibile. Senza contare che le forze politiche sono in piena campagna elettorale e stanno sfruttando il tema delle concessioni balneari come argomento di propaganda, perciò si opporrebbero a qualsiasi tentativo di completare la riforma prima del voto.

I veri intenti del governo

Non è chiaro quali siano le fonti che hanno portato agenzie di stampa e testate giornalistiche a diffondere questa notizia falsa. Con un po’ di attenzione, infatti, si può verificare che nessun articolo ha riportato dichiarazioni ufficiali da parte di esponenti di governo. Anzi, l’unico virgolettato si trova in una notizia di qualche giorno fa pubblicata dal Sole 24 Ore, che però va a sostegno della tesi secondo cui è impossibile che il governo Draghi possa e voglia varare il decreto attuativo. Si tratta di una dichiarazione del viceministro allo sviluppo economico Gilberto Pichetto, il quale afferma che «le strutture ministeriali stanno predisponendo l’attuazione, poi spetterà al prossimo governo ultimare tutto l’iter con eventuali correzioni di indirizzo». In sostanza, l’esecutivo uscente vuole solo lasciare una bozza di decreto attuativo sul tavolo, ma sarà facoltà della prossima maggioranza decidere cosa farne.

Per l’ennesima volta, insomma, i media generalisti si dimostrano del tutto inaffidabili quando parlano di concessioni balneari, sembrando più interessati ad alimentare allarmismi e fake news anziché affrontare questo tema complesso e importante con serietà e competenza.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Giuseppe Pintauro says:

    Buon giorno secondo me una cosa da fare perché nn è giusto dare 13 anni come il governo conte ma nn e ne anche giusto dare 2 anni come draghi.secondo me la cosa è prolungare fino al 2025 e il 2026 dolente o volente fare le gare così sia il nuovo governo ke le imprese avrebbero il tempo per prepararsi,il governo con parametri e altro,e i concessionari con bilanciamento e altre cose.

    • Nikolaus Suck says:

      I due anni non li ha dati Draghi ma a questo punto una legge dello Stato votata dal Parlamento. Se non si cambia quella sono definitivi.

  2. Ciao Alex sono certo che i vari decreti non debbano passare per fortuna dal CDS. Il cds ha fatto anche troppo danni sotto le indicazioni di Draghi (ormai è il segreto di pulcinella) la politica deve riprendersi la sua autorità legislativa e Draghi deve tornare a servire le lobby fuori dal parlamento, anzi forse sarebbe meglio cominciasse a fare il nonno.

    • non dal parlamento ,ma dalle commissioni parlamentari che rialsciano parere obbligatorio ma non vincolante.
      Ma c è qualquno del post che propone proroghina ? ma cos e’ un a barzelletta?

  3. Nikolaus Suck says:

    Attenzione non è l’art 3 ma l’art. 4. L’art. 3 è quello che prevede in ogni caso la scadenza al 31.12.2023, a prescindere da riforma e decreto previsti dall’articolo dopo.
    Per cui è bene fare presto, nell’interesse di tutti. E tra elaborazione, proposta iniziale, concerto con i vari Ministeri, intese e pareri obbligatori, eventuali correzioni e modifiche, nuovo giro di intese etc., delibera, trasmissione al P.R., emanazione, pubblicazione, etc., il termine di sei mesi che il Governo deve rispettare scade in fretta.

  4. Il nuovo governo potrà solo stabilire le modalità dei bandi e gli indennizzi( cosa non da poco) quindi sappiate a chi votare per tutelare la nostra categoria

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