Norme e sentenze

Demanio marittimo, ok a tutela investimenti: ordinanza del Consiglio di Stato

Una recente pronuncia di Palazzo Spada esprime dubbi sull'articolo 49 del Codice della navigazione, che impedirebbe di effettuare le gare senza indennizzo per i concessionari uscenti

L’articolo 49 del Codice della navigazione può impedire la messa a gara delle concessioni demaniali marittime. È la conclusione a cui è arrivato il Consiglio di Stato con l’ordinanza numero 138 del 17 gennaio scorso, che ha sospeso un bando di gara per la riassegnazione di una concessione demaniale marittima in Lazio, in quanto prevedeva la devoluzione delle opere in danno del concessionario uscente. Si tratta della controversa norma sull’incameramento dei manufatti inamovibili alla scadenza del titolo: in base all’articolo 49 del Codice della navigazione, approvato nel 1942, tali opere dovrebbero diventare di proprietà dello Stato, ma i concessionari balneari si battono da anni contro questa legge, in quanto la ritengono un esproprio a tutti gli effetti, oltre che una norma inattuale.

Nella sua pronuncia, il Consiglio di Stato ha anche sottolineato che contro l’articolo 49 è pendente un rinvio pregiudiziale presso la Corte di giustizia dell’Unione europea, il quale ha espresso svariati dubbi sulla conformità di questa norma al diritto europeo. Inoltre, sottolinea l’ordinanza di Palazzo Spada, «l’ordinamento nazionale appare decisamente orientato a salvaguardare le ragioni giuridiche ed economiche dei soggetti che hanno realizzato investimenti nelle aree demaniali in concessione, mediante la corresponsione di un indennizzo, come statuito dall’art. 4, comma 2, lettere c) e i) della legge 5 agosto 2022, n. 118 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021), ancorché nel contesto delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative e sportive, ma con statuizione avente portata sistematica generale, che sottolinea, in particolare, il rilievo degli investimenti, del valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali facenti parte del compendio aziendale del concessionario».

Fiba Toscana: “Una scelta che restituisce dignità alle imprese balneari”

Un articolato e acceso commento in merito all’ordinanza del Consiglio di Stato arriva da Fabrizio Lotti e Stefano Gazzoli, dal 2014 al 2023 presidenti regionali di Fiba-Confesercenti Toscana, associazione che ha portato avanti una battaglia giuridica contro l’articolo 49 del Codice della navigazione, e che oggi sembra togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Per il Consiglio di Stato, l’articolo 49 del Codice della navigazione non solo non permette il procedere alla messa a gara delle concessioni vigenti, ma deve essere riformato in quanto non conforme al diritto europeo», affermano Lotti e Gazzoli. «Perciò questa norma dovrà essere rivista al fine di inserire l’indennizzo, come indicato anche dalla legge sulla concorrenza del governo Draghi (118/2022). Indennizzo che in base alla norma dovrà essere commisurato, oltre che agli investimenti non ammortizzati, anche al “valore aziendale dell’impresa” nonché al valore “dei beni materiali e immateriali facenti parte del compendio aziendale del concessionario”. Il Consiglio di Stato ha perciò riconosciuto il reale valore delle nostre imprese, che va ben oltre quello degli ammortamenti residui, poiché comprende utilità immateriali quali l’avviamento commerciale Fiba-Confesercenti lo ripete da almeno dieci anni».

Proseguono Lotti e Gazzoli: «Fiba Toscana, anche se da sola, nel 2015 ha realizzato l’iniziativa “No articolo 49” ed è stata promotrice della legge regionale 31/2016: si tratta in entrambi i casi di eventi dove si indicava già come una strada obbligata quella suggerita dal Consiglio di Stato. Tutto questo sempre sotto la guida degli avvocati Roberto Righi ed Ettore Nesi, insieme ai quali è stato scritto di tutto e di più in merito. Se la politica e le associazioni avessero provato veramente a difendere i balneari, quello avrebbe dovuto essere il primo riconoscimento, cioè ufficializzare il valore dell’azienda balneare. Riteniamo infatti da sempre che non si possa dare a un’impresa un valore pari a zero; che per il mantenimento stesso della qualità dei servizi balneari nazionali, non valorizzarli correttamente equivale a degradare il sistema turistico italiano; che in caso di gare, non si permetterebbero sviluppi imprenditoriali con una buona visione del futuro (chi investe in un’attività destinata al valore zero?) né allargamenti della platea dei partecipanti (quale banca può aprire finanziamenti a un’azienda che non avrà valore? Le gare saranno solo per i ricchi?)».

«Il Codice della navigazione è stato scritto durante la seconda guerra mondiale con una necessità bellica oggi completamente fuori tempo e non più giustificabile: c’erano da difendere i confini e non si potevano prevedere indennizzi che, in quel caso, lo Stato avrebbe dovuto dare ai concessionari», sottolineano Lotti e Gazzoli. «Ma soprattutto, l’articolo 49 è in contrasto con qualsiasi accertamento alla vendita compiuto dall’Agenzia delle entrate, dove attrezzature, strutture e avviamento sono valorizzate, e non a poco. Esistono da tempo criteri, norme e perizie presentate e giurate nei tribunali, che determinano i parametri e che accertano il valore delle aziende balneari. Tutto questo per dire che prima di parlare di gare e criteri di selezione, ovvero prima di affrontare il “come”, è necessario definire il “cosa”, cioè l’oggetto del contendere. Cos’è uno stabilimento balneare? Qual è la sua importanza strategica? Che particolarità di servizi deve avere e come devono essere erogati? Ma soprattutto, occorre normare il corretto valore di queste aziende: riconoscerne il normale valore economico è un passaggio legislativo non solo necessario e obbligato, bensì propedeutico a qualsiasi futuro verso cui si scelga di andare. Fiba-Confesercenti Toscana era arrivata a queste conclusioni nel 2015; ma oggi, al di là del cappello che molti si apprestano a mettere, vogliamo ricordare una lotta partita molto tempo fa e soprattutto i motivi ancora oggi validi, che in molti allora non capirono e che scambiarono per un’accettazione delle gare. Perciò ringraziamo in primis gli avvocati Righi e Nesi, e a seguire la Confesercenti Toscana stessa, che supportarono tali scelte. Oggi ancora continuiamo a credere che quella contro l’articolo 49 sia la prima difesa, onesta, giusta e non eccepibile, per ogni impresa che voglia avere la dignità di esserlo, comprese quelle balneari».

Capacchione (Sib): “Decisione importante per il tema degli indennizzi”

Positivo anche il commento di Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib-Confcommercio: «Per il Consiglio di stato, il vigente articolo 49 del Codice della navigazione costituisce un ostacolo per la messa a gara delle concessioni demaniali marittime. Questa decisione è importante anche per l’interpretazione della legge 118/2022 sull’entità dell’indennizzo spettante al concessionario uscente. In sostanza, secondo Palazzo Spada la “legge Draghi” riconosce al concessionario uscente un indennizzo pari al valore commerciale dell’azienda eventualmente ceduta. Non sorprende affatto che questa importante decisione stia passando sotto religioso silenzio per tutti coloro che quotidianamente invocano la giurisprudenza del Consiglio di Stato, all’esclusivo fine di indurre i Comuni alla messa a gara delle aziende attualmente operanti».

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