Attualità

Ddl concorrenza, 250 emendamenti su 1000 riguardano balneari

Sul provvedimento che riformerà le concessioni di spiaggia resta l'ipotesi del voto di fiducia

Su oltre 1000 emendamenti presentati dalle forze politiche al ddl concorrenza, circa 250 riguardano le concessioni balneari. Lo riferisce l’agenzia Public policy. Il disegno di legge sulla concorrenza disciplina svariate materie, dalle polizze assicurative alle concessioni idroelettriche, dalle farmacie alle banche, ma il tema in assoluto più caldo – come dimostra anche il numero delle proposte emendative depositate in vista del voto al Senato – è quello delle spiagge: in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che lo scorso novembre ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 e imposto di riassegnarle tramite gare pubbliche entro la fine del prossimo anno, il governo Draghi ha elaborato una norma per recepire le imposizioni di Palazzo Spada, che tuttavia non ha incontrato il consenso delle forze di maggioranza. Di qui l’elevata quantità di emendamenti, che tuttavia potrebbe diventare carta straccia se il premier – com’è probabile – imporrà il voto di fiducia.

Tra gli aspetti più controversi della riforma delle concessioni demaniali marittime c’è il riconoscimento del valore aziendale degli stabilimenti balneari. La prima stesura della norma approvata all’unanimità dal consiglio dei ministri, infatti, prevedeva che gli attuali gestori delle spiagge, in caso di passaggio di mano del titolo concessorio, avessero diritto a un indennizzo economico calcolato su tutti i beni materiali e immateriali; ma prima che la proposta fosse trasmessa al Senato, il passaggio è scomparso e al suo posto è spuntato un generico riferimento agli investimenti non ammortizzati, che viene giudicato insufficiente dalla categoria.

Oltre a ciò, gli imprenditori balneari denunciano il mancato riconoscimento del legittimo affidamento e le tempistiche troppo strette: effettuare le gare entro il 31 dicembre 2023, come imposto dal Consiglio di Stato, significherebbe infatti che i Comuni avrebbero sulle spalle la gestione di migliaia di procedure di evidenza pubblica, senza avere abbastanza tempo né funzionari a disposizione. Per tutti questi motivi oltre cinquemila operatori del settore giovedì scorso hanno manifestato in piazza a Roma col supporto di parlamentari, governatori regionali e sindaci delle località costiere. Ancora più radicali sono poi le richieste di una frangia che chiede la totale e immediata esclusione delle spiagge dalle gare pubbliche.

Sul fronte politico, la maggioranza appare ancora piuttosto divisa sul tema: il Movimento 5 Stelle spinge per le gare immediate mentre Partito democratico, Lega e Forza Italia sono per un periodo transitorio più lungo e per dei paracadute più sicuri per gli attuali concessionari. L’istanza dell’esclusione dalle gare, invece, sarebbe sostenuta solo da Fratelli d’Italia, unico partito all’opposizione. Proprio alla luce di questa spaccatura, nonché delle altre urgenze come il conflitto in Ucraina, il premier Draghi sembrerebbe intenzionato a porre il voto di fiducia. Che significa che l’unica speranza dei balneari per avere qualche forma di tutela resterebbe nel maxi-emendamento del governo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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