Opinioni

Crisi di governo, cosa cambia per i balneari

La controversa riforma Centinaio si arresta prima ancora di arrivare in parlamento. Le ipotesi di ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni.

La crisi di governo innescata dal leader della Lega Matteo Salvini e le dimissioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte aprono un nuovo scenario di incertezza per gli operatori balneari. Per l’ennesima volta, i lavori per l’urgente riforma delle concessioni demaniali marittime vengono interrotti a causa della perenne instabilità politica italiana (lo stesso è infatti avvenuto con i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) e in questo caso la categoria si trova davanti a un enorme punto interrogativo. Vediamo perché.

Cosa stava accadendo

Fino allo scorso gennaio le concessioni balneari avevano scadenza il 31 dicembre 2020, ma nell’ultima legge di bilancio il governo Conte ne ha disposto l’estensione della validità fino al 31 dicembre 2033, assumendosi l’impegno formale di varare un decreto del presidente del consiglio entro il 30 aprile scorso per fissare i principi di una riforma generale del demanio marittimo.

Nonostante il notevole ritardo del governo che non aveva ancora presentato ufficialmente una proposta di riforma, a fine luglio è trapelata a sorpresa una bozza di decreto che intenderebbe fissare le evidenze pubbliche delle concessioni balneari in seguito alla scadenza del 2033 (abbiamo pubblicato la bozza su Mondo Balneare, clicca qui per leggerla).

Il ministro del turismo Gian Marco Centinaio (Lega), principale artefice della riforma, non ha mai negato i contenuti della bozza da noi pubblicata, anzi ne ha in parte confermato la linea durante un incontro convocato d’urgenza con le associazioni di categoria (vedi notizia). Ciò ha deluso le aspettative di gran parte degli imprenditori balneari, a cui Centinaio negli ultimi due anni aveva promesso la totale esclusione delle spiagge dalle procedure di gara e dalla direttiva europea Bolkestein che le prevede. È evidente che, nel lavorare alla riforma, il leghista abbia dovuto mediare con le istanze dei cinquestelle, che invocano le gare delle imprese balneari, nonché rispettare il volere europeo.

Tuttavia, la fine dell’esperienza di governo giallo-verde mette fine anche a questo percorso, ancora prima che sia iniziato ufficialmente in parlamento. E ora le ipotesi in campo sono molto diverse e alcune anche piuttosto controverse. 

Lo scenario in caso di nuovo governo

Che cosa accadrà nei prossimi giorni dipende dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dall’esito delle consultazioni con i leader dei partiti politici, che inizieranno già oggi pomeriggio. Viste le accese polemiche con cui è terminata l’esperienza del governo giallo-verde, con il premier Conte che ieri ha attaccato duramente il ministro Salvini accusandolo di «irresponsabilità», una nuova alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle è assai improbabile. Più plausibile è invece la formazione di un nuovo governo di legislatura, che potrebbe essere sostenuto con i numeri del Movimento 5 Stelle e del Partito democratico – i quali hanno sono già al lavoro per definire l’alleanza – oltre che di qualche partito di minoranza.

Se queste due forze politiche troveranno un accordo, saranno loro a dover proseguire i lavori per la riforma delle concessioni balneari, i cui contenuti sarebbero facilmente immaginabili: essendo i disegni di legge del governo Gentiloni e del governo Conte molto simili (come abbiamo scritto in un nostro recente editoriale), la linea che sarebbe eventualmente perseguita dalla nuova maggioranza sarà di certo quella delle evidenze pubbliche delle concessioni balneari al termine dei 15 anni, applicando i principi europei della Bolkestein e introducendo dei meccanismi di tutela per gli attuali operatori in base ai principi di sostenibilità ambientale, accessibilità delle strutture e qualità dell’offerta.

Lo scenario in caso di voto anticipato

In caso, invece, nei prossimi giorni non si riesca a trovare nessuna maggioranza disponibile a sostenere un nuovo governo, non resterà che il ritorno alle urne entro il prossimo autunno. Ciò dipende in gran parte dal senso di responsabilità delle forze politiche, in bilico sullo scenario di un voto in pieno periodo di legge finanziaria che non faciliterebbe affatto le cose, eppure l’ipotesi delle elezioni anticipate non è ancora da scartare.

Ovviamente, in questo secondo caso, i contenuti della riforma delle spiagge dipenderanno dalla nuova maggioranza che uscirà vincitrice. Se Salvini riuscirà a mantenere il consenso del 35% attribuitogli dagli ultimi sondaggi, superando il colpo subìto con il passo falso della crisi di governo e con il duro attacco infertogli ieri dal premier Conte, è assai probabile che la Lega tornerà ad allearsi con Forza Italia e Fratelli d’Italia. A quel punto il fronte del centrodestra sarà ricompattato e di certo si tornerà a sentire parlare di uno dei cavalli di battaglia di questo schieramento, ovvero l’esclusione dalla direttiva Bolkestein e dalle gare per gli stabilimenti balneari italiani, senza più dover subire il veto del Movimento 5 Stelle. Anche se tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Tuttavia, nell’attuale situazione tumultuosa il consenso popolare può aumentare o diminuire vertiginosamente nel giro di pochi giorni, perciò è ancora presto per azzardare ipotesi elettorali. La popolarità ai tempi dei social è in continuo mutamento e non sono da scartare colpi di coda renziani, giravolte grilline o cadute leghiste, che mescolerebbero ancora di più le carte in tavola e che andranno dunque a influire sulla formazione del nuovo governo in caso di voto anticipato e sulla conseguente riforma delle spiagge.

Le priorità per i balneari

Per ora agli imprenditori balneari non resta che attendere – come purtroppo sono costretti a fare da dieci anni. La riforma del settore resta urgente e necessaria, e ci auspichiamo che venga inserita fra le priorità del prossimo esecutivo. Nel frattempo, è essenziale che la categoria si attivi per far validare al più presto l’estensione fino al 2033 sui propri titoli concessori, dal momento che la maggior parte dei Comuni ancora non lo ha fatto. Sperando che la dittatura dei tribunali, che negli ultimi anni ha fatto da padrona sul demanio marittimo in assenza di una legge nazionale, non vada a creare ulteriore caos in un settore già martoriato e nel serio pericolo di subire sequestri come quello avvenuto nelle scorse settimane a Genova.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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