È sorprendente come ogni giorno sia la “Giornata internazionale di qualcosa”, come se solo in quel giorno dovessimo voler bene a mamma e papà (data variabile da Paese a Paese) o ai gatti e ai cani (8 e 26 agosto), oppure preoccuparci della salute degli oceani (8 giugno), degli uccelli migratori (secondo weekend di maggio), della pesca (21 novembre) o delle foreste (21 marzo). Dovremmo fare sport tutti i giorni, e non solo il 6 aprile, così come farci una bella risata anche se non è la prima domenica di maggio. Cerchiamo di dare baci senza aspettare la giornata ufficiale, il 13 aprile, anche se probabilmente abbiamo anticipato le attività il 14 febbraio (San Valentino).
Il 16 ottobre è la giornata mondiale dell’alimentazione, che è bene non confondere con quella della pizza (17 gennaio), del sushi (18 giugno) o del whisky (terzo sabato di maggio; chissà perché non di domenica?). Anche la scienza ha le sue giornate, da quella della geologia (6 ottobre) a quella del pi greco (ovviamente il 3.14, nel formato americano mese-giorno), fino a quella di tutti gli animali (4 ottobre, San Francesco!) e di singole specie, generi, famiglie, ordini… ma senza una tassonomia ben definita. Andiamo infatti dagli scimpanzé (14 luglio) alle farfalle (26 marzo), dai serpenti (16 luglio) ai lombrichi (21 ottobre, ma solo quelli di terra!). In definitiva, se sbarcassero sulla terra i marziani, non avremmo una giornata da dedicargli!
Lasciando il tono frivolo che spesso accompagna i nostri “Granelli di sabbia“, bisogna riconoscere che, accanto a molte giornate mondiali della stupidità (e qui forse si potrebbero usare i 365 giorni dell’anno, compreso il 29 febbraio, quando è disponibile!), vi sono delle date che ci chiamano a raccolta per ricordarci che non facciamo molto nell’interesse dell’umanità e della biosfera. È quindi bene che l’attenzione delle istituzioni, delle associazioni e dei media si concentri su questi temi, in modo da non lasciare buchi nel sistema e raggiungere il più alto numero di persone.
Molte di queste “giornate particolari” sono state istituite dalle Nazioni Unite e quella di oggi, 25 luglio, ci riguarda in modo particolare, dato che molti dei lettori di Mondo Balneare sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella prevenzione degli annegamenti. Ecco perché abbiamo voluto anticipare al giovedì questo articolo di “Granelli di sabbia”, che tradizionalmente esce l’ultima domenica del mese.
La FEE ha inviato di recente una lettera a tutti i sindaci di città che hanno spiagge Bandiera Blu, chiedendo di stimolare o organizzare eventi volti alla diffusione della consapevolezza di questo problema e aumentare le conoscenze sui comportamenti da adottare quando si entra in acqua. Anche giornali e televisioni in questa giornata stanno dedicando spazio a questo argomento, di solito trattato solo in modo superficiale quando si verificano incidenti eclatanti. E pure noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo, spiegando perché l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, affermando che l’annegamento è un problema di salute pubblica globale prevenibile, ha dichiarato il 25 luglio la “Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento”. Lo faremo facendo riferimento ai documenti prodotti proprio da questo organismo, riportando in alcuni punti la semplice traduzione dei testi originali.
In tali documenti si afferma la necessità di muoversi insieme per costruire un mondo più sano, per il quale vi è la necessità di intensificare gli sforzi per affrontare il crescente carico di infortuni e decessi, compresi quelli correlati all’annegamento, attraverso misure preventive e risposte di emergenza come parte di un’assistenza sanitaria integrata. Profonda preoccupazione desta il fatto che, nonostante l’annegamento sia stato la causa di oltre 2,5 milioni di decessi prevenibili nell’ultimo decennio, il problema è stato ampiamente ignorato.
La stima ufficiale riporta 236.000 decessi all’anno nel mondo (40 all’ora!), pur escludendo gli annegamenti attribuibili a eventi climatici legati alle inondazioni e incidenti nel trasporto via acqua, che in alcuni paesi determinano una sottostima dei decessi per annegamento fino al 50%. Ovviamente il documento non si rivolge solo all’Italia, ma anzi riconosce l’associazione tra annegamento e povertà, notando che oltre il 90% dei decessi si verifica in paesi a basso e medio reddito, con l’Africa che registra i più elevati tassi di annegamento al mondo e l’Asia il più alto numero di decessi.
L’annegamento è la terza causa di morte per infortunio non intenzionale nel mondo, rappresentando il 7% di tutti i decessi correlati a infortunio. A livello globale, i tassi di annegamento più elevati si registrano tra i bambini di età compresa tra 1 e 4 anni, seguiti dai bambini di età compresa tra 5 e 9 anni. I maschi sono particolarmente a rischio, con un tasso di mortalità complessivo doppio rispetto alle femmine.
Sempre nei documenti della FEE, si mette in evidenza come l’annegamento sia un problema di equità sociale, che colpisce in modo sproporzionato bambini e adolescenti nelle aree rurali, con molti paesi che segnalano l’annegamento come la principale causa di mortalità infantile, tanto che l’annegamento è tra le 10 principali cause di morte a livello globale per i bambini dai 5 ai 14 anni.
La “Giornata mondiale per la prevenzione dell’annegamento” rappresenta un’opportunità mondiale per mettere in luce il tragico e profondo impatto dell’annegamento sulle famiglie e sulle comunità e per proporre soluzioni salvavita per prevenirlo. Affermando che l’annegamento è prevenibile e che esistono interventi scalabili e a basso costo, e sottolineando l’urgenza di sviluppare una risposta efficace e coordinata tra le parti interessate pertinenti a questo proposito, le Nazioni Unite incoraggiano tutti gli Stati membri, su base volontaria, a prendere in considerazione l’adozione delle seguenti azioni, in conformità alle circostanze nazionali:
- Identificare un punto focale nazionale per la prevenzione dell’annegamento;
- Sviluppare un piano nazionale di prevenzione dell’annegamento, contenente una serie di obiettivi misurabili in base alle loro esigenze e priorità, anche come parte di piani, politiche e programmi sanitari nazionali più ampi;
- Sviluppare una programmazione di prevenzione dell’annegamento in linea con gli interventi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità, vale a dire recinzioni, supervisione, abilità natatorie, formazione al salvataggio e alla rianimazione, regolamentazione della navigazione e gestione del rischio di inondazione e resilienza;
- Garantire l’emanazione e l’applicazione efficace delle leggi sulla sicurezza in acqua, in tutti i settori pertinenti, in particolare nelle aree della sanità, dell’istruzione, dei trasporti e della riduzione del rischio di catastrofi, e, ove opportuno, prendere in considerazione l’istituzione di regolamenti appropriati e proporzionati laddove non esistano ancora;
- Includere l’annegamento nei registri di stato civile e nelle statistiche vitali e aggregare tutti i dati sulla mortalità per annegamento in stime nazionali;
- Promuovere campagne di sensibilizzazione pubblica e di cambiamento comportamentale sulla prevenzione dell’annegamento;
- Incoraggiare l’integrazione della prevenzione dell’annegamento nei programmi di riduzione del rischio di catastrofi esistenti, in particolare nelle comunità a rischio di alluvioni e inondazioni costiere, anche attraverso la cooperazione internazionale, regionale e bilaterale;
- Sostenere la cooperazione internazionale condividendo le lezioni apprese, esperienze e buone pratiche, all’interno e tra le regioni;
- Promuovere la ricerca e lo sviluppo di strumenti e tecnologie innovative per la prevenzione dell’annegamento, e promuovere il rafforzamento delle capacità attraverso la cooperazione internazionale, in particolare per i paesi in via di sviluppo;
- Valutare l’introduzione di lezioni di sicurezza in acqua, nuoto e primo soccorso come parte dei programmi scolastici, in linea con il quadro di governance per l’istruzione degli Stati membri.

La raccomandazione di sviluppare un Piano nazionale per la prevenzione degli annegamenti, veicolata anche dell’Organizzazione mondiale della salute (WHO) è stata recepita dall’Italia e il Ministero della salute sta predisponendo il piano avvalendosi anche del lavoro fatto dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, che ha pubblicato un primo rapporto nel 2023. Questo era più concentrato sulle acque marine, mentre il prossimo, in fase di stesura, si allargherà alle acque interne e alle piscine. Il rapporto è scaricabile sul sito dell’Istituto superiore di sanità.
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