Opinioni

Cosa rischiano i funzionari che non estendono le concessioni balneari al 2033

La legge 77/2020 ha legato la proroga all'emergenza Covid, annullando le tesi di chi riteneva invalida la precedente 145/2018. Per questo, le amministrazioni comunali che non applicano la norma possono incorrere nel reato di omissione di atti d'ufficio e in denunce per danni patrimoniali.

In alcuni Comuni costieri d’Italia, i funzionari si stanno rifiutando di applicare il prolungamento della durata delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo fino al 31 dicembre 2033. Tale estensione è stata decisa dalla legge 145/2018, art. 1 commi 682 e 683 (“finanziaria 2019”) e ulteriormente confermata dalla legge 77/2020, art. 182 (“decreto rilancio”); tuttavia svariati funzionari lungo la penisola non vogliono prendersi la responsabilità legale di applicare una norma che ritengono in contrasto con il diritto europeo, per timore di doverne rispondere in futuro davanti alla Corte dei conti.
In realtà, allo stato attuale i funzionari comunali corrono dei rischi molto più grossi a non applicare la legge, con conseguenze che vanno dal reato di omissione di atti d’ufficio alle possibili denunce di danno patrimoniale da parte dei titolari di stabilimenti balneari: questo non tanto per la legge 145/2018, bensì per la più recente 77/2020, che ha spostato l’impianto normativo su cui si basava l’estensione al 2033 legandola alla pandemia del Covid-19. Di conseguenza, le argomentazioni di chi ritiene il provvedimento in contrasto col diritto europeo sono diventate superate, e per un funzionario comunale non è più così pacifico continuare a non applicare la norma.

I dubbi dei funzionari

La sentenza della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016 “Promoimpresa”, esprimendosi sulla legittimità della precedente proroga al 2020 istituita dal governo Monti, ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche e generalizzate delle concessioni balneari. A dicembre 2018 il governo Conte 1 ha istituito un’estensione fino al 31 dicembre 2033, giustificandola come “periodo transitorio” in vista di un riordino generale del demanio marittimo che tuttavia non ha mai concluso, e a novembre 2019 il Consiglio di Stato ha dichiarato che la 145/2018 potrebbe essere annullabile poiché in contrasto con il diritto europeo, anche se non ha disapplicato formalmente la norma.

Queste sono le argomentazioni utilizzate dai funzionari delle amministrazioni comunali che si rifiutano di applicare l’estensione al 2033. Non esistono infatti altre sentenze, né italiane né europee, a mettere in dubbio la validità della legge 145/2018, che in ogni caso è ad oggi pienamente valida, non essendo mai stata disapplicata né essendo oggetto di procedure di infrazione da parte dell’Ue, a distanza di due anni dalla sua entrata in vigore.

Il decreto rilancio ha cambiato tutto

Tuttavia non serve nemmeno entrare nel merito delle motivazioni sopra esposte, dal momento che lo scorso maggio è intervenuta un’altra norma a mischiare la carte in tavola. Anche se un funzionario comunale non volesse applicare la legge 145/2018 poiché ritenuta in conflitto col diritto comunitario, la successiva 77/2020 ha effettuato uno spostamento totale delle motivazioni che stanno dietro all’estensione al 2033, rendendone di fatto obbligatoria l’applicazione in tutti i Comuni costieri.

Così recita infatti l’articolo 182 del “decreto rilancio”, convertito in legge lo scorso luglio: «Fermo restando quanto disposto nei riguardi dei concessionari all’articolo 1, commi 682 e seguenti, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per le necessità di rilancio del settore turistico e al fine di contenere i danni, diretti e indiretti, causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni competenti non possono avviare o proseguire, a carico dei concessionari che intendono proseguire la propria attività mediante l’uso di beni del demanio marittimo, i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, di cui all’articolo 49 del codice della navigazione, per il rilascio o per l’assegnazione, con procedure di evidenza pubblica, delle aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. L’utilizzo dei beni oggetto dei procedimenti amministrativi di cui al periodo precedente da parte dei concessionari è confermato verso pagamento del canone previsto dall’atto di concessione e impedisce il verificarsi della devoluzione delle opere. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando la devoluzione, il rilascio o l’assegnazione a terzi dell’area è stata disposta in ragione della revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario».

In sostanza, la legge 77/2020 ha agganciato l’estensione al 2033 all’emergenza del Covid-19, proibendo esplicitamente di effettuare le gare a causa dell’emergenza pandemica. Di conseguenza, non c’è più nessun presunto contrasto col diritto europeo che tenga: le concessioni balneari vanno prolungate fino al 31 dicembre 2033, senza se e senza ma. Inutile discutere se la legge 145/2018 sia o meno legittima: la successiva 77/2020, pur richiamandola con tutte le contraddizioni del caso, sposta la ratio della norma verso altre motivazioni su cui nessun giudice finora si è espresso. Quasi come se fosse un ristoro per i danni economici provocati dalla pandemia, l’estensione al 2033 è ad oggi una misura eccezionale che prescinde dal diritto europeo, trattandosi di una questione di interesse nazionale, e i funzionari che non la applicano rischiano non solo di rispondere al reato di omissione di atti d’ufficio, ma anche di dover risarcire i danni patrimoniali ai titolari di stabilimenti balneari che non si stanno vedendo riconosciuto un proprio diritto. Dal momento che la precedente scadenza delle concessioni è il 31 dicembre 2020, i funzionari sono dunque tenuti a concretizzare entro un mese il prolungamento al 2033.

Non esistono vie di mezzo

Alcune amministrazioni comunali hanno trovato delle vie a nostro parere piuttosto fantasiose per rendere difficile l’applicazione del prolungamento al 2033. È il caso di Sorrento, che per ufficializzare la nuova scadenza ha preteso la manleva dai concessionari, oppure di Lecce, che ha negato la validità dell’estensione al 2033 ma ha proposto una “proroga tecnica” di tre anni, la quale per le stesse ragioni non sarebbe giustificata. Eppure la legge italiana parla chiaro e senza fronzoli: le concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo sono valide fino al 31 dicembre 2033 e i titoli vanno protocollati con la nuova scadenza. Chi ritiene questa norma invalida sarebbe più coerente ad andare fino in fondo e non applicarla, accettando tutte le conseguenze legali del caso – che come abbiamo visto, sono piuttosto rischiose. Ma le vie di mezzo come quelle che abbiamo citato appaiono quantomeno poco sensate.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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