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Coronavirus, turismo in crisi: si lavora a misure salva-imprese

Stagione estiva compromessa e danni per centinaia di milioni di euro. Opposizioni e associazioni chiedono al governo di agire.

Le forze politiche di opposizione e le associazioni di categoria degli imprenditori balneari chiedono al governo immediate misure per risolvere le gravi perdite economiche dovute al coronavirus. L’emergenza sanitaria in corso e la psicosi pubblica alimentata dall’irresponsabile sensazionalismo dei media hanno determinato la disdetta di migliaia di prenotazioni in tutte le mete turistiche italiane, con danni incalcolabili che si ripercuoteranno per i mesi a seguire. A essere colpite, infatti, non sono solo le attività ricettive delle regioni interessate dai focolai: a Roma per esempio si registrano picchi di cancellazioni del 90% delle prenotazioni, in Sicilia dell’80%.

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Le prime stime di Assoturismo-Confesercenti parlano di 200 milioni di euro bruciati per il solo mese di marzo e il Sib-Confcommercio evidenzia il forte rischio che venga compromessa anche la stagione estiva. Senza contare che i viaggi e gli alloggi cancellati comporteranno la mancata spesa dei turisti, con pesanti ricadute su guide, trasporti, bar, ristoranti e attività commerciali dell’indotto in tutta Italia. Di qui gli appelli, ripresi da Lega e Forza Italia, a garantire almeno la certezza normativa sulle concessioni degli stabilimenti balneari, a partire dall’applicazione dei 15 anni di estensione, in modo da restituire almeno la serenità alle imprese danneggiate.

Le stime delle associazioni di categoria

«Il panico generalizzato da coronavirus sta causando una crisi senza precedenti per il turismo italiano», afferma Vittorio Messina, presidente di Assoturismo-Confesercenti. «Se la situazione dovesse protrarsi, migliaia di attività, in particolare quelle di piccole dimensioni, entreranno prima in crisi di liquidità e poi chiuderanno i battenti. Nella storia recente, il turismo italiano non ha mai vissuto una crisi come questa: il comparto è già in zona rossa e come tale va trattato. La proposta di un tax credit per le attività colpite può andare bene, ma gli importi devono essere adeguati alla gravità del momento: le mezze misure, in questo frangente così critico, non servono a niente. Dobbiamo prepararci a offrire sostegni più incisivi, in caso la crisi dovesse continuare. Migliaia di imprese aspettano con il fiato sospeso un aiuto per non crollare e dobbiamo assolutamente trovare soluzioni percorribili. La nostra proposta è di istituire un fondo speciale finanziato anche con risorse europee: dai nostri partner ci aspettiamo solidarietà, è indispensabile per ridimensionare l’emergenza».

Sulla situazione specifica degli stabilimenti balneari, questo è il quadro tracciato da Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio: «La stagione estiva è in serio pericolo, specialmente in quelle regioni che sono meta tradizionale dei turisti stranieri. Più che contributi economici, chiediamo al governo l’applicazione della legge nazionale che ha disposto il rinvio di quindici anni della scadenza delle concessioni demaniali marittime vigenti, e che troppi Comuni inadempienti non hanno ancora colpevolmente applicato. Si tratta di un provvedimento a costo zero, fondamentale per l’intero turismo del nostro paese, che già oggi si trova ad affrontare momenti drammatici a causa di questa emergenza sanitaria. Sono previsti milioni di presenze in meno e una perdita economica pari a miliardi di euro. Dobbiamo puntare sull’offerta dei servizi di spiaggia, fiore all’occhiello e tradizione del nostro turismo, per rilanciare l’intero settore e incentivare gli investimenti. Solo in questo modo potremmo arginare quell’incertezza che attanaglia tutti gli operatori preoccupati dalla competizione nel mercato internazionale delle vacanze».

Le proposte della politica

Dal governo, per ora, non è arrivato nessun sostegno concreto, mentre le forze di opposizione incalzano. La Lega, con il senatore Gian Marco Centinaio, ha presentato dieci proposte per fronteggiare la crisi: tra queste si parla di «sospensione della direttiva Bolkestein per le guide turistiche», mentre per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, la proposta è di «attivare il dpcm previsto dalla legge Centinaio».

Analogamente Forza Italia, in una nota del senatore Massimo Mallegni, evidenzia la condizione di profonda crisi delle imprese balneari, chiedendo di «approvare subito il dpcm per il rinnovo delle concessioni demaniali marittime, necessario per risolvere la questione balneare». Tuttavia, l’esecutivo sembra ancora troppo preso dalla gestione dell’emergenza sanitaria per poter ragionare sulle conseguenze che questa ha portato al comparto turistico. Vedremo nelle prossime settimane se il senso di responsabilità avrà il sopravvento.

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  1. Pippo Franco says:

    I danni per centinaia di milioni di euro , anche miliardi, li ha lo Stato quando un incassa una minkia dalle concessioni balneari, altro che corona virus sotto la ombrellone.

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