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Concessioni balneari, l’Agenzia del demanio: ”Dati incompleti”

Alle audizioni di ieri non emerge la statistica fondamentale per proseguire nel merito del dibattito sul doppio binario.

Il dato certo è uno: le concessioni demaniali marittime in Italia sono almeno 22 mila. Ma la cifra non si traduce in un numero preciso di chilometri di spiagge occupate. Lo hanno detto i dirigenti dell’Agenzia del demanio auditi ieri pomeriggio dalle commissioni VI e X della Camera dei deputati, che sta vagliando il disegno di legge di riordino del demanio marittimo, e che ancora non è dunque in possesso di un’informazione essenziale per poter procedere con la riforma: a quanto ammontano, cioè, i litorali liberi su cui è possibile rilasciare nuove concessioni, prima di istituire le evidenze pubbliche per quelle già in essere? Uno dei cavalli di battaglia della maggior parte delle associazioni degli imprenditori balneari, infatti, è la richiesta di aprire subito la concorrenza sulle spiagge libere e di garantire un lungo periodo di tempo per le aziende esistenti (declinato in proroga, periodo transitorio o legittimo affidamento a seconda delle sigle): ma finché non si saprà con certezza quanto è più o meno scarsa la risorsa spiaggia, sembra che sarà difficile proseguire la discussione nel merito.

Sollecitata dalle domande delle commissioni, la dirigente dell’Agenzia del demanio Anna Lilli ieri ha incolpato «l’eccessiva frammentazione di competenze» come la causa per cui non si ha una visione organica sulla materia. «Fino al 2000 il demanio marittimo era amministrato dalle Capitanerie di porto – ha spiegato Lilli – ed esisteva una banca dati molto efficiente presso il Ministero della marina mercantile (oggi Ministero delle infrastrutture e trasporti). Ma dopo il 2000, con le norme di decentramento si è trasferita alle Regioni, che a loro volta hanno delegato i Comuni, tutta la competenza in materia di concessioni demaniali marittime, dal rilascio e revoca dei titoli alla riscossione dei canoni, pur mantenendo la titolarità e gli introiti in capo allo Stato. In questi 15 anni di decentramento si è così creata una notevole frammentazione di competenze e poteri, senza alcun obbligo di un coordinamento e di un’autorità centrale di vigilanza, e la prima a farne le spese è stata la banca dati del Sistema informativo demanio che non è stata più alimentata. Per cui lo Stato non ha una conoscenza precisa del numero, della qualità e della tipologia delle concessioni demaniali marittime attualmente in essere. Il Sid al momento ci dice solo che le concessioni sono circa 22 mila, ma senza entrare nel merito della loro tipologia».

Tanto è bastato, però, a Cna Balneatori per motivare la correttezza del regime del “doppio binario” che il sindacato chiede di istituire. Così, infatti, il presidente Cristiano Tomei in un commento inviato a Mondo Balneare in seguito alle audizioni: «Facciamo un calcolo semplice e del tutto ipotetico, moltiplicando le 22 mila concessioni rilevate dall’Agenzia del demanio per un fronte mare di 70 metri ciascuna, e otteniamo appena 1.540 chilometri di spiagge occupate. Se pensiamo che l’Italia conta 7.500 chilometri di costa, al netto di aree protette e siti di interesse comunitario, possiamo affermare che la risorsa non sia affatto scarsa, perciò cade tutto l’impianto costruito intorno all’articolo 12 della direttiva Bolkestein, che afferma le concessioni balneari devono andare alle evidenze pubbliche perché il bene è scarso. Invece, è evidente che in Italia c’è spazio per nuove iniziative imprenditoriali sulla spiaggia, garantendo allo stesso tempo continuità alle aziende esistenti. Come Cna Balneatori interverremo presso gli organi governativi affinché questi dati diventino certi e definitivi, in modo da portare avanti la nostra posizione sul legittimo affidamento e il doppio binario per far rivedere l’applicazione della direttiva Bolkestein in modo da dare un segnale forte e far ripartire gli investimenti».

Anche le deputate Deborah Bergamini e Sandra Savino (Forza Italia) ritengono che le audizioni tenutesi alla Camera non siano state sufficienti per affrontare in maniera completa un tema così complesso, e in una nota diramata ieri invocano maggiori approfondimenti: «Le audizioni svolte negli ultimi giorni nell’ambito del disegno di legge delega relativo alle concessioni demaniali marittime hanno messo in evidenza tantissime criticità e disomogeneità del settore», commentano le deputate. «Per avere un quadro più chiaro e realistico della situazione riteniamo pertanto necessario arricchire il ciclo di audizioni, cosa che oggi abbiamo chiesto alle commissioni competenti. Abbiamo chiesto innanzitutto di poter audire altri sindaci, perché finora abbiamo sentito solo quello di Rimini, delegato dall’Anci, ma riteniamo importante venire a contatto anche con altre realtà del settore. E abbiamo inoltre richiesto l’audizione di dirigenti del ministero competente spagnolo, perché il caso vincente della Spagna, a fronte della tutela del comparto balneare rispetto alla direttiva Bolkestein, è emerso ed è stato richiamato più volte nel corso delle audizioni. Quindi ci sembra interessante e necessario ascoltare come la Spagna si sia posta dal momento in cui è diventata operativa la direttiva. Nell’attesa di queste audizioni, ribadiamo la nostra contrarietà al ddl delega perché non riteniamo giusto che la ridefinizione e il riordino di questo comparto strategico siano in mano al governo. Ci opponiamo poi alle evidenze pubbliche perché riteniamo che queste determinino la fine di quel caso di successo rappresentato dalle imprese balneari, quasi tutte a vocazione familiare, che hanno in questi anni garantito la tutela, lo sviluppo economico e turistico delle nostre spiagge».

Alle voci critiche si aggiunge quella di Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari-Confindustria. Questo il suo commento diramato stamane: «L’audizione dei rappresentanti dell’Agenzia del Demanio sarebbe surreale, se non fosse per la preoccupante situazione che stiamo vivendo la definirei anzi esilarante. La loro preoccupazione maggiore è stata quella di sottolineare che loro non sono gli unici a occuparsi di demanio e che non hanno competenza su nulla. Non hanno saputo fornire nessun dato richiesto sia dal relatore Arlotti sia dall’on. Deborah Bergamini, che è stata superlativa per come ha incalzato questi due alti funzionari dello Stato che hanno snocciolato sciocchezze una dietro l’altra. Davanti al fatto che mancano i dati basilari (quanti siamo, quante aree sono ancora disponibili, quanto paghiamo), non possiamo che pretendere che questo gioco al massacro sia fermato, in attesa che venga svolto un monitoraggio preciso di quante siano ancora le aree disponibili da dare come nuove concessioni. La commissione per serietà, prima di dare il via alle discussioni e agli emendamenti, deve essere in possesso di questi dati. Altrimenti sarebbe tutto basato sul nulla».

Per vedere il video completo dell’audizione dell’Agenzia del demanio, durata 61 minuti, clicca qui.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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