Attualità

Commissione Ue contesta proroga concessioni balneari in Spagna

Bruxelles ha avviato la procedura di infrazione contro il paese iberico, invitando ad applicare la direttiva Bolkestein

La Commissione europea ha inviato un parere motivato contro la Spagna per invitarla a garantire la parità di trattamento sulle concessioni balneari e a rispettare la direttiva Bolkestein. La comunicazione è stata resa nota nel pacchetto di infrazioni di dicembre. Il parere motivato è il secondo step della procedura di infrazione, che Bruxelles aveva aperto a febbraio 2023 per contestare il mancato rispetto del diritto comunitario per l’assegnazione delle spiagge senza gare e per le lunghe proroghe. Nello specifico, Bruxelles contesta due aspetti della “Ley de costas”, che nel paese iberico regolamenta la gestione del demanio marittimo: da una parte l’assenza di procedure selettive trasparenti e imparziali per il rilascio di nuovi titoli concessori, e dall’altra la possibilità di estendere la validità dei titoli esistenti fino a 75 anni senza alcuna giustificazione. Entrambe queste norme, secondo l’Ue, sarebbero contrarie al diritto europeo.

La nota della Commissione Ue

«La Commissione ha deciso di inviare un parere motivato alla Spagna per il mancato rispetto della direttiva sui servizi (direttiva 2006/123/CE) a motivo dell’aggiudicazione e della proroga di concessioni da parte delle autorità spagnole», informa il comunicato della Commissione Ue. «La Spagna prevede la possibilità di rilasciare concessioni per la costruzione di strutture permanenti (quali ristoranti o allevamenti ittici) sul demanio pubblico costiero semplicemente dietro presentazione di una domanda, seguita da un periodo di informazione pubblica di 20 giorni. Per contro, la direttiva sui servizi stabilisce un obbligo esplicito di ricorrere a una procedura di selezione imparziale e trasparente».

Prosegue la nota: «La Commissione ritiene inoltre che la proroga della durata di tali concessioni ai sensi del diritto nazionale, in alcuni casi fino a 75 anni, violi la stessa disposizione, in quanto comporta un diritto preferenziale a favore degli operatori storici. Inoltre, nella misura in cui ostacolano l’accesso a tali concessioni da parte di operatori di altri Stati membri, le norme nazionali limitano indebitamente la libertà di stabilimento sancita dall’articolo 49 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Commissione ha pertanto deciso di emettere un parere motivato nei confronti della Spagna, che dispone ora di due mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue».

Spagna, Portogallo e Italia in infrazione sulle concessioni balneari

Prima della Spagna, anche il Portogallo era finito nel mirino della Commissione europea per la mancata concorrenza nella gestione delle concessioni balneari. Al governo lusitano, Bruxelles aveva inviato la prima lettera di messa in mora ad aprile 2022 e confermato la procedura di infrazione a gennaio 2023. In seguito Lisbona ha adeguato la norma e a ottobre 2023 l’Ue ha chiuso la procedura di infrazione.

L’Italia, invece, era finita in infrazione per la prima volta nel 2009 a causa del regime di rinnovo automatico sulle concessioni. Tale norma era stata abrogata nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi, portando alla chiusura della sanzione europea. Tuttavia, a causa delle continue proroghe delle concessioni intervenute in seguito, a dicembre 2020 Bruxelles ha inviato una nuova lettera di messa in mora al nostro paese, alla quale è seguito il parere motivato recapitato a novembre 2023. La procedura risulta tuttora aperta, in attesa che i Comuni italiani completino le gare delle concessioni entro il 2027, come previsto dal decreto Infrazioni del governo Meloni, concordato con la Commissione europea. Pare insomma che l’Ue non ammetta nessuna forma di proroga automatica sulle concessioni balneari, da parte di nessuno Stato membro.

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