Attualità

Caro prezzi vacanze: “Basta puntare il dito sui balneari”

I rincari colpiscono ogni settore, ma l’attenzione mediatica si concentra solo sulle spiagge. Eppure la colpa non è dei balneari.

Negli ultimi giorni l’attenzione degli italiani si è concentrata quasi esclusivamente sui prezzi degli ombrelloni, con foto di stabilimenti balneari semivuoti che rimbalzano sui social e le tv, accompagnate da commenti indignati. Ma in questo dibattito, che spesso si riduce a un processo mediatico contro i balneari, manca un dato fondamentale: l’aumento dei prezzi non è un fenomeno isolato della spiaggia, ma riguarda ogni settore dell’economia turistica e della vita quotidiana.

Secondo i dati Istat, negli ultimi due anni il costo medio di un albergo in Italia è salito del 19% e quello della ristorazione del 14%, mentre i biglietti aerei hanno registrato incrementi fino al 38% in alta stagione. A questo si aggiungono le spese accessorie: carburante, pedaggi autostradali, parcheggi, consumi energetici e persino gli alimenti, aumentati del 3,7% nell’ultimo anno. Eppure il bersaglio preferito resta sempre il medesimo: gli stabilimenti balneari, scelti ogni estate come capro espiatorio e bersaglio per distrarre dai problemi più grandi.

Fabrizio Lotti, vicepresidente di Fiba-Confesercenti e titolare dello stabilimento La Capannina di Piombino, respinge con decisione queste accuse: “È un continuo postare foto di spiagge in concessione vuote invece di quelle libere, che sono vuote nella stessa misura. Vorrei ricordare che, tutto sommato, noleggiare un ombrellone a pagamento è superfluo per qualsiasi famiglia. Intanto, nessuno si scandalizza per i dazi al 15%, per l’aumento di armamenti al 5% del Pil, per l’obbligo di acquisto dell’energia dagli Usa, per il prezzo del gasolio, delle autostrade, dei parcheggi, dell’elettricità, dell’acqua, della verdura, della frutta, della carne o del pesce. Ma sui balneari sì, lì la polemica diventa immediata. A mio avviso sono solo notizie per distrarre dalla vera recessione, che sentiremo in grande misura tra 7-8 mesi”. Per Lotti, dunque, il “caro ombrelloni” è un pretesto mediatico che oscura problematiche economiche ben più profonde e diffuse.

Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio e concessionario a Margherita di Savoia: “”Al mare quest’anno, come non mai, i bagnanti sono venuti e stanno venendo soltanto nel weekend. Per il resto della settimana le file di ombrelloni rimangono chiuse e gli stabilimenti vuoti. Ma questo fenomeno non è dovuto al caro ombrellone, come qualcuno tenta di dire. Piuttosto, non si comprende la realtà della situazione: il problema reale delle famiglie italiane è che non riescono ad arrivare a fine mese. Dire che le spiagge sono vuote perché le tariffe sono alte è una presa in giro, è disonesto. E’ cercare di trovare un capro espiatorio. Quest’anno la vacanza italiana è la cartina di tornasole di un paese che è in difficoltà”. Dal presidente Sib arriva la richiesta di intervenire con sgravi fiscali, cioè di “ridurre il peso fiscale sulle famiglie, anche perché proprio a luglio si pagano le bollette della Tari e più in generale le tasse. A Ferragosto ci induce a sperare che siccome a luglio non si è lavorato, soprattutto nei giorni feriali, ci sarà una presenza normale quando non eccessiva”.

Anche Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e responsabile del dipartimento Turismo della Lega, difende la categoria: “Chi attacca i balneari per l’aumento dei prezzi dimostra solo di vedere questa categoria come il nemico pubblico numero uno, da combattere a prescindere. Purtroppo il caro vita è un problema diffuso, che vediamo sulle spiagge come nei supermercati o negli alberghi, e troppe sono le cause per poter additare un solo colpevole”. Centinaio riconosce che in alcune località non si registri il tutto esaurito di un tempo, ma invita a guardare il quadro completo: “I prezzi più alti e la concorrenza di mete emergenti low cost sono solo una parte delle cause. La crescente attrattività della montagna, le vacanze più brevi, le partenze destagionalizzate, sono fenomeni che dobbiamo imparare a conoscere e valutare meglio”.

In definitiva il caro prezzi non è un’invenzione, ma nemmeno un fenomeno che possa essere imputato unicamente agli stabilimenti balneari. La crisi inflattiva, la concorrenza internazionale e i cambiamenti delle abitudini di viaggio stanno ridisegnando la mappa del turismo italiano. Come conclude Centinaio, “il confronto tra politica e categorie interessate è fondamentale per dare una valutazione sincera e complessiva della stagione turistica e preparare al meglio quelle future”. E per farlo serve smettere di puntare il dito solo verso i balneari, ricordando che la spiaggia resta una delle colonne portanti dell’economia estiva italiana.

© Riproduzione Riservata

Clicca qui sotto e inizia a seguirci sulle nostre pagine social per rimanere aggiornato

Mondo Balneare

Dal 2010, il portale degli stabilimenti balneari italiani: notizie quotidiane, servizi gratuiti, eventi di settore e molto altro.
Follow Me: