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Bolkestein, gli eurodeputati sollecitano il governo: “Urge azione salva-balneari”

Ampia discussione sui problemi delle concessioni di spiaggia durante il convegno sul turismo organizzato dal parlamento Ue

I problemi degli stabilimenti balneari italiani legati alla direttiva europea Bolkestein sono tra le priorità da risolvere nell’ambito del settore turistico. È emerso ieri al convegno online “Turismo e piano di ripresa Ue. Come sostenere uno dei settori più colpiti dalla crisi“, organizzato dal Parlamento europeo per fare il punto sulle gravi emergenze di uno dei comparti più compromessi dalle conseguenze legate alla pandemia del Covid-19 (la registrazione del convegno è disponibile sulla pagina Facebook del Parlamento europeo in Italia). Gli eurodeputati italiani dei vari schieramenti hanno dedicato ampio spazio nei loro interventi alla questione balneare, sottolineando la necessità di un’azione del governo Draghi a Bruxelles per risolvere una situazione che si trascina ormai da troppi anni e che sta lasciando migliaia di piccole imprese nell’incertezza più totale.

Marco Campomenosi (Lega) ha assicurato che «sulla Bolkestein c’è la volontà dell’attuale esecutivo di riaprire il tavolo che si interruppe a causa della caduta del primo governo Conte», al fine di individuare le modalità per «garantire il legittimo affidamento ed effettuare lo screening della disponibilità della risorsa spiaggia, fornendo così i dati necessari alla Commissione europea per dimostrare la non scarsità del bene». Campomenosi ha sottolineato che «ad oggi non esiste nessuna barriera per nessun imprenditore straniero a impedire di possedere uno stabilimento balneare», rimarcando che il problema è tutto interno all’Italia: «Gli amministratori locali sono pressati dai tribunali che chiedono di disapplicare la legge sull’estensione al 2033 delle concessioni, e occorre lavorare per chiudere definitivamente questo problema. Finora è mancato un tavolo a Bruxelles con il coinvolgimento delle associazioni di categoria; attivarlo è una delle priorità del governo Draghi e in particolare del ministro al turismo Garavaglia: non si può pretendere la tutela della concorrenza su concessioni di micro e piccole imprese, dal momento che non la regoliamo nemmeno per i giganti del web. Non si tratta di tutelare una lobby, bensì di evitare il grave impatto sociale che l’errata applicazione di una direttiva rischia di generare su migliaia di imprenditori e lavoratori del turismo».

Anche Antonio Tajani (Forza Italia) ha invitato a rivedere l’applicazione della Bolkestein, ricordando che «l’obiettivo di questa direttiva era quello di creare più lavoro, e non di toglierlo. Mentre in Spagna la questione è stata risolta istituendo titoli di lunga durata, l’Italia – per colpa degli errori dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni – ha fatto molta confusione e ha generato l’accumularsi di diverse sentenze che interpretano le norme unionali senza fare l’interesse degli imprenditori balneari. Il risultato è che ora c’è il rischio, per i 7500 chilometri di costa del nostro paese, che arrivi qualcuno con grosse disponibilità finanziarie a comprarsi di fatto le nostre spiagge».

Infine Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia) ha espresso la sua preoccupazione per «una situazione di incertezza che non solo permane ma peggiora di giorno in giorno, a causa dei pronunciamenti opposti dei tribunali e degli interventi dell’Antitrust nei confronti di una legge nazionale che ha esteso la validità delle concessioni fino al 2033». Secondo Fidanza, «serve una forte iniziativa politica da parte del governo italiano nei confronti di Bruxelles per ribadire una serie di principi tecnici ormai assodati da tempo sull’errata applicazione della direttiva Bolkestein per le spiagge: si tratta di concessioni di beni e non di servizi, la risorsa non è scarsa, non c’è interesse transfrontaliero certo, eccetera».

In rappresentanza degli imprenditori balneari è intervenuto il presidente di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari, che si è concentrato sulla disparità di trattamento fra Italia e Spagna: «La riforma della Ley de Costas, che ha prorogato le concessioni demaniali spagnole da 30 a 75 anni a seconda della tipologia, nel 2012 è stata avvallata dalla commissaria Viviane Reding con un semplice comunicato stampa, mentre in Italia la stessa Europa vuole far chiudere migliaia di imprese con l’errata applicazione di una direttiva che il suo stesso autore, Frits Bolkestein, ha detto di non avere pensato per le concessioni di spiaggia. È dovere del governo italiano avviare un confronto serio con Bruxelles per interrompere la situazione di follia che stiamo vivendo tra centinaia di ricorsi e amministrazioni comunali che non applicano una legge italiana. Siamo imprese, non scatolette di tonno con una scadenza imposta per legge».

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