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Balneari, Salvini: “Bando-tipo entro fine marzo con indennizzi”

L'annuncio del ministro: prevista la remunerazione per gli investimenti non ammortizzati e degli ultimi cinque anni

”Abbiamo lavorato a un bando tipo per le concessioni balneari nel decreto-legge infrastrutture, che verrà bollinato e pubblicato domani” (oggi per chi legge, NdR). Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, nel corso del question time ieri sera alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di Deborah Bergamini (Forza Italia). “Mi auguro sarà adottato entro 30 giorni, quindi vuol dire entro la fine di marzo, per declinare in criteri puntuali quanto già previsto dalla legge sulla concorrenza”, ha aggiunto Salvini. ”Parlo della suddivisione in lotti delle concessioni della partecipazione delle piccole imprese delle imprese giovanili, perché non vogliamo che le spiagge finiscano in mano solo a grandi gruppi o a gruppi stranieri, peggio mi sento”.

Nel provvedimento è previsto l’indennizzo, che nel bando dovrà trovare puntuale declinazione. Ai concessionari uscenti, secondo Salvini, ”spetta l’indennizzo per gli investimenti non ammortizzati e l’equa remunerazione sugli investimenti degli ultimi cinque anni. Non sono parole mie ma della legge sulla concorrenza. Eppure nel momento in cui abbiamo cercato di dare corpo e anima a queste parole, ci siamo sentiti dire dalla Commissione europea che l’indennizzo di per sé altera la concorrenza”.

Secondo il ministro bisogna ”evitare che i grandi mangino i piccoli, stiamo parlando di 30.000 aziende soprattutto a conduzione familiare. Parliamo di criteri premiali per chi ha una comprovata esperienza nel settore, per chi assicura ai lavoratori stabilità e occupazione, per chi vuole investire sul territorio, valorizzando le specificità culturali ed enogastronomiche e per chi garantisce accessibilità dell’area anche da parte delle persone con disabilità”.

L’interrogazione di Forza Italia ha ricordato come le imprese balneari rivestano “un ruolo importante nell’economia italiana, occupando oltre 60.000 addetti, con 7.244 stabilimenti e 12.166 concessioni”. Entro il 30 settembre 2027 si deve procedere al rinnovo, ma nelle regioni che hanno già avviato le procedure di gara “stanno subentrando soggetti che ragionano per portafogli di concessioni”, con più aggiudicazioni in capo a un unico capofila, “concentrando l’offerta di servizi balneari”. Sono “molto più forti delle famiglie di balneari”, ma così, ha avvertito Bergamini, la direttiva Bolkestein “produce il contrario di ciò che si prefigge, invece di liberalizzare c’è il rischio di tornare a monopoli di gruppi per lo più stranieri”. Uno scenario che “va scongiurato in tuti i modi”. Dunque, conclude, per dare alle “piccole famiglie stessi diritti e potenzialità sarebbe ottimo limitare a una sola concessione la possibilità per questi grandi gruppi di partecipare alle gare”.

Commenta Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a FIPE/Confcommercio: “Servono disposizioni chiare e univoche per tutto il territorio nazionale e indennizzi per gli investimenti effettuati. Su questa importante questione sono necessari e urgenti provvedimenti normativi nazionali che evitino una gestione confusa e caotica delle funzioni amministrative. E’ quanto sta già succedendo con comuni che hanno emanato bandi di gara per l’affidamento di porzioni di demanio marittimo aventi contenuto completamente diverso, con effetti distorsivi sulla concorrenza e grave disparità di trattamento fra gli operatori. In questo quadro avviare le gare per la riassegnazione delle concessioni demaniali, sulle quali insistono aziende attualmente operanti, rischia solo di incentivare il contenzioso, di favorire interventi speculativi, di permettere l’accaparramento del demanio da parte di grandi aziende e, in definitiva, di distruggere un importante settore economico perfettamente efficiente e di successo. L’urgenza non è quella di avviare gare caotiche e disomogenee, ma di definire un quadro normativo chiaro, completo e stabile, che bilanci le esigenze della concorrenza con i motivi imperativi di interesse generale, la tutela del lavoro e la salvaguardia di un modello di successo dell’offerta turistica italiana. Un mercato sregolato e selvaggio non serve a nessuno, né agli operatori né al Paese”.

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