Attualità

Balneari, è scontro dopo i bandi sulle spiagge di Jesolo

Capacchione (Sib) definisce "sconcertante" la partecipazione del suo rappresentante territoriale Alessandro Berton in cordata col patron di Geox

Si è acceso un’intenso scontro interno a Confcommercio dopo l’esito di un bando per tre concessioni balneari a Jesolo, vinto da una società di cui fanno parte il patron di Geox Mario Moretti Polegato e il presidente di Unionmare Veneto Alessandro Berton. La notizia, che ha attirato anche l’interesse della politica nazionale, ha fatto scalpore per due motivi: la presenza del titolare di un’azienda multinazionale e la partecipazione di un esponente sindacale degli imprenditori balneari. In sostanza, si è avverato lo scenario che le associazioni balneari denunciano da tempo – quello cioè che le gare delle concessioni balneari potrebbero favorire l’arrivo dei grandi capitali a scapito delle piccole imprese familiari che finora hanno gestito le spiagge italiane – e oltretutto, questo fatto sarebbe avvenuto con la complicità di un rappresentante della categoria stessa, che avrebbe messo a disposizione la propria esperienza professionale per far ottenere un maggiore punteggio in fase di gara, in aggiunta al consistente piano di investimenti (si vocifera intorno ai sette milioni di euro) presentato dalla società aggiudicataria.

Molto duro è il comunicato diramato da Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio di cui fa parte Unionmare Veneto: «A seguito di un approfondito esame, il comitato di presidenza del Sib all’unanimità considera inquietante quanto accaduto a Jesolo. Sbagliata e azzardata è la messa a gara di concessioni demaniali in assenza di una regolamentazione nazionale, senza un’adeguata tutela dei concessionari attualmente operanti e in aperta violazione di una legge che la vieta; e sconcertante è il coinvolgimento del presidente di Unionmare Veneto e nostro rappresentante territoriale, Alessandro Berton, che non solo non l’ha contrastata come avrebbe dovuto, ma l’ha addirittura favorita. In stridente e netto contrasto con la linea del Sib nazionale che, come è noto, si batte persino in sede giudiziaria contro la messa a gara delle concessioni demaniali vigenti in assenza di una legge nazionale che applichi correttamente la direttiva europea». Secondo Capacchione, è stata «gravemente lesa e seriamente danneggiata la credibilità della nostra organizzazione». Il presidente del Sib ha fatto infine sapere di avere «chiesto un incontro urgente con la Confcommercio del Veneto e le nostre rappresentanze territoriali per chiarire la questione».

Berton, diretto interessato nella vicenda, non ha espresso nessuna dichiarazione in merito, ma a difenderlo sono intervenuti i presidenti regionali di Confcommercio Patrizio Bertin e di Federalberghi Massimiliano Schiavon: «Quello del Veneto è un modello innovativo che porterà consistenti investimenti, strategici per il rilancio dell’intero settore per la riassegnazione delle spiagge. Il Veneto è l’unica regione che ha saputo dotarsi di una legge, la numero 33, che ha disciplinato la questione, prevedendo procedure a evidenza pubblica e bandi di gara per l’assegnazione delle concessioni. Giova ricordare che questo strumento normativo è stato adottato a valle di un percorso di confronto e condivisione che ha coinvolto, in ogni passaggio, il sistema sindacale veneto. Per questo, stupiscono certe dichiarazioni del presidente nazionale del Sib, il quale evidentemente dimentica che la direzione tracciata dalla legge 33, adottata peraltro da tutti coloro hanno inteso partecipare alle gare di evidenza pubblica, corrisponde a una consapevole volontà espressa dagli imprenditori stessi e che le associazioni sindacali di rappresentanza hanno il dovere di rappresentare. Personalizzare poi la polemica o strumentalizzarla a fini politici è inammissibile».

«È grazie alla legge veneta che garantisce il rinnovo ventennale delle concessioni agli operatori del nostro territorio, che può essere adottato un modello innovativo che porterà consistenti investimenti, strategici per il rilancio dell’intero settore», aggiungono Bertin e Schiavon. «Gli aggiudicatari di queste prime gare non sono multinazionali o grandi gruppi, ma aggregazioni di imprenditori locali. Dispiace chiaramente per coloro che non risultano tra gli aggiudicatari, ma siamo certi che il dialogo e la collaborazione tra tutti i soggetti locali, aggiudicatari e non, terrà debitamente conto delle esigenze di tutti gli operatori nell’interesse della destinazione e dei suoi milioni di ospiti. Su questo le associazioni di categoria vigileranno attentamente. Non corrisponde al vero che sia stato introdotto un meccanismo penalizzante. Anzi, il modello veneto, se applicato correttamente, potrebbe rischiare soltanto di fare scuola in tutta Italia».

Sulla vicenda sono arrivati anche alcuni commenti da parte della politica nazionale. Così i parlamentari di Forza Italia Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini: «Lascia sconcertati la decisione del Comune di Jesolo di assegnare con dei bandi di gara, fatti in base a norme che sono evidentemente in contrasto con le regole nazionali, delle concessioni balneari che comprimono l’attività di piccole imprese familiari e avvantaggiano un grande operatore estraneo al settore balneare, che si è aggiudicato una serie di concessioni realizzando una vera e propria concentrazione di potere. Ciò dimostra che chi fa appello alle gare, invece di favorire una libera economia, vuole accontentare grandi gruppi che schiaccerebbero aziende familiari che danno respiro all’economia produttiva. Le gare servono ai monopoli, il rispetto delle imprese garantisce la libertà. Quanto è avvenuto a Jesolo meraviglia ancora di più, considerate le appartenenze politiche dei vertici comunali e regionali. Nel frattempo altre iniziative ad Amalfi molestano gli operatori delle imprese balneari e confermano che l’Italia, non solo in sede europea ma anche attraverso l’azione interna del governo, deve tutelare le imprese balneari che garantiscono occupazione e accrescono le nostre potenzialità nel settore del turismo, fondamentale per il nostro paese. Bisogna cancellare quanto è avvenuto a Jesolo e riportare a giusta logica quanto sta avvenendo ad Amalfi».

Di parere opposto è Marco Croatti, senatore del Movimento 5 Stelle: «Da mesi denunciamo come questo governo, che dal suo insediamento ha soltanto preso tempo sul tema delle concessioni balneari, stia agendo non a favore dei piccoli imprenditori balneari ma a favore di grandi poteri economici che dispongono di risorse enormi per affrontare e vincere gare che non prevedano quei paletti e quelli protezioni che il governo dovrebbe garantire con una riforma organica del settore a tutela dei cittadini, delle piccole e micro imprese e degli enti locali. Nell’estate del 2022 il Movimento 5 Stelle aveva presentato un’ottima riforma, contenuta nel ddl Concorrenza, per rendere la Bolkestein una grande opportunità e disegnare il futuro delle nostre spiagge. Ma i partiti di destra, invece che emanare i decreti attuativi, hanno deciso di buttare tutto a mare senza poi fare nulla, a parte una mappatura farsa che la commissione Ue ha rispedito immediatamente al mittente e lasciando così soli i Comuni costieri, costretti a muoversi in ordine sparso e ad affrontare una situazione molto delicata e complessa. Dal 31 dicembre 2023 di fatto tutte le nostre spiagge sono senza concessionari e il futuro appare fosco, con ricorsi e contenziosi in arrivo e una costosa procedura di infrazione che Bruxelles è pronta ad avviare nei confronti dell’Italia. Se il governo Meloni non interverrà subito per dare al paese una riforma delle concessioni demaniali che porti certezze, trasparenza e maggiori diritti per tutti, sarà chiaro l’obiettivo politico: una situazione di caos che avvantaggerà gli imprenditori e gli industriali più forti e potenti».

Da parte del mondo associativo, a esprimere preoccupazione per i fatti veneti è anche Legacoop Romagna: «Quanto sta succedendo a Jesolo sul fronte dell’assegnazione delle concessioni demaniali sta purtroppo materializzando i rischi peggiori di cui parliamo da anni. Evidenze pubbliche svolte a livello locale, senza una normativa nazionale che difenda il nostro modello turistico balneare, porteranno con molta probabilità all’ingresso nella gestione della nostra spiaggia di grandi soggetti economici esterni al territorio, con riflessi negativi per la tipicità, il rapporto umano, la democraticità e la cultura del nostro turismo. Il primo rischio è il rincaro dei prezzi dei servizi di spiaggia, che i grandi gruppi dovranno mettere in campo per rientrare, in breve tempo, dai costi sostenuti per vincere le gare. Il secondo è invece che le risorse economiche generate sul nostro territorio verranno dirottate altrove, rompendo un circuito virtuoso che dura da decenni. I Comuni saranno probabilmente in gravi difficoltà nell’affrontare la mole di lavoro che deriverebbe dal dover riassegnare tutte le concessioni costiere, senza regole condivise e nello stesso momento. Ecco perché torniamo a sollecitare nuovamente una legge-quadro nazionale che ordini la materia e difenda il settore, senza la quale l’applicazione della direttiva Bolkenstein avrebbe effetti certamente distruttivi sulla filiera turistico-balneare. I ministeri competenti devono convocare associazioni di settore, Comuni e Regioni per concertare una proposta di legge di riordino della materia che abbia come prima finalità la salvaguardia e lo sviluppo della nostra filiera turistica e della sua straordinaria tipicità e, quindi, di un modello economico che va a vantaggio principalmente del territorio e dei turisti. Occorre oggi un vero e proprio patto con i Comuni, le cooperative e le associazioni balneari: in questa fase delicatissima, dove la possibilità di sviluppo dell’impresa è evidentemente limitata, è essenziale che si mantenga una stretta e ampia concertazione, evitando da parte degli enti locali fughe in avanti rischiose, muovendosi in autonomia o in modo differenziato. Le nuove norme relative alla spiaggia e al suo utilizzo devono essere sempre più frutto di un confronto approfondito e devono avere come scopo principale la salvaguardia dei soggetti economici più preziosi e fragili per le economie locali: il lavoro, le micro imprese familiari e le loro cooperative».

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