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Balneari, il caso Geox a Jesolo fa discutere: “Rischio perdita tipicità”

L'acquisizione di tre concessioni da parte del patron di Geox preoccupa imprenditori e amministrazioni locali

Ha fatto discutere in tutta Italia la notizia dell’esito di due bandi per la riassegnazione di alcune concessioni balneari a Jesolo, pubblicata ieri da Mondo Balneare. Un lotto di tre grandi concessioni è infatti andato nelle mani di Mario Moretti Polegato, titolare della nota azienda di scarpe Geox: su un’estensione in grado di ospitare circa duemila ombrelloni, la società di Polegato avrebbe presentato un piani di investimenti da circa sette milioni di euro in cordata con Alessandro Berton, gestore di altri stabilimenti balneari sul litorale veneto. A uscire sconfitto dalla gara è stato il concessionario uscente (si tratta dei lidi Augustus, Bafile e Casa Bianca), che ha fatto sapere di avere intenzione di presentare ricorso.

A preoccupare i balneari italiani e le amministrazioni locali è l’inerzia del governo Meloni: con la scadenza delle concessioni il 31 dicembre 2024, in assenza di una norma nazionale i Comuni stanno procedendo in ordine sparso con la riassegnazione dei titoli, col rischio di grandi stravolgimenti e disparità come nel caso di Jesolo, dove a prevalere è stata una società legata a grandi capitali economici rispetto alla tipologia di piccola impresa familiare che ha sempre contraddistinto gli stabilimenti balneari italiani. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è poi la presenza, in cordata con il patron di Geox, di un rappresentante della categoria dei balneari: Berton è infatti presidente di Unionmare Veneto, associazione locale in seno al Sindacato italiano balneari di Confcommercio.

A porre l’accento sulla gravità della situazione è il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, che ha preso spunto dalla notizia per esprimere alcune significative considerazioni: «Al di là di tutti i discorsi e proclami, il governo se ne sta lavando le mani degli operatori balneari. La tattica del silenzio, della dilazione e della furbizia porta a un solo approdo: le cose comunque vanno avanti, anche se si fa finta di non vedere. E poi alla fine questi sono i risultati».

«Se le gare vedono prevalere, come mi pare di capire dagli articoli di stampa, soggetti che hanno grandi capacità finanziarie e di investimento, il rischio più generale è che si perdano quella tipicità e quel tratto umano nel rapporto col cliente che è stato il punto di forza, per esempio, delle spiagge romagnole», prosegue il primo cittadino di Rimini. «Questi signori danarosi credo si guarderanno bene dal lavorare fisicamente in spiaggia, ingaggiando dipendenti che si occuperanno degli stabilimenti. Una forma di impresa assolutamente legittima, ci mancherebbe altro, ma che spersonalizza quella figura a cui molti di noi siamo affezionati: il bagnino».

Conclude Sadegholvaad: «Il piano dell’arenile che stiamo presentando alla città vuole essere sì uno strumento per favorire investimenti in forma aggregata, partendo però da un concetto differente: salvaguardando in buona sostanza il numero delle concessioni esistenti, l’intento è quello di non perdere per il futuro il tratto democratico e il valore di un sistema fondato principalmente sull’impresa familiare. Ma, ripeto, queste situazioni agli antipodi tra una regione e l’altra e tra un comune e l’altro sono figlie di un immobilismo totale da parte di Roma».

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