Norme e sentenze

Aumento retroattivo canoni demaniali, si attende la sentenza

L'udienza di stamane doveva decidere il futuro dei porti turistici, con importanti ripercussioni anche sugli stabilimenti balneari.

Per i canoni demaniali marittimi è legittimo applicare l’aumento retroattivo? Questo il quesito su cui oggi doveva pronunciarsi la Corte costituzionale, che però ha rinviato la propria decisione. Si è infatti tenuta questa mattina la prima udienza pubblica della Corte costituzionale sull’aumento retroattivo dei canoni delle concessioni demaniali marittime, un procedimento relativo ai porti turistici, ma che tocca da vicino anche le concessioni di spiaggia: la pronuncia della Corte, infatti, rappresenterà un precedente molto importante per tutto il settore turistico balneare.

Oggetto del contendere è l’applicazione della normativa sulle concessioni turistico-ricreative anche ai porti turistici, che ha modificato a posteriori i termini dei contratti firmati dagli investitori con lo Stato, che prevedevano per i porti una specifica legislazione riconoscendo gli ingenti investimenti connessi alla realizzazione di queste opere e la differente natura dello stesso titolo concessorio rispetto a quello delle concessioni balneari. In particolare, l’applicazione retroattiva della legge in questione ha reso indispensabile il ricorso alla Corte costituzionale, poiché sembra violare le norme costituzionali a difesa dell’iniziativa economica. Spiega Assomarinas: «Questa situazione ha causato un contenzioso legale decennale che fino a ora ha sempre visto vincere i porti turistici – nelle diverse sedi civili e amministrative – e che il Consiglio di Stato, confermando le ragioni dei ricorrenti, ha rinviato alla Corte Costituzionale».

La solidarietà delle associazioni balneari

Con questo presupposto normativo, anche Federbalneari Italia ha presenziato all’udienza di questa mattina con il presidente nazionale Renato Papagni e il presidente regionale del Friuli Giorgio Ardito, recatisi in tribunale insieme ai rappresentanti dell’Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche – Confindustria Nautica e di Assomarinas, l’Associazione Italiana Porti Turistici, autori del ricorso. Questo perché, spiega Federbalneari in un comunicato diramato in seguito all’udienza, «tutte le imprese balneari italiane, come i porti turistici, dovrebbero attendere la decisione definitiva della Suprema Corte: ciò che vale per le infrastrutture portuali che insistono sul demanio marittimo, infatti, potrà valere anche per gli impianti balneari che operano sul medesimo bene dello Stato».

Sulla vicenda è arrivato anche l’appoggio di Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari-Confindustria: «Esprimo la nostra totale solidarietà ai colleghi dei porti turistici e agli associati di Assomarinas che fanno parte della nostra filiera di Assoturismo-Confindustria, condividendo con loro l’apprensione che stanno vivendo in attesa di una sentenza fondamentale per la sopravvivenza di decine di aziende. Non è pensabile che un’impresa stipuli un contratto con lo Stato con delle regole ben precise, prenda in carico una concessione in una zona dove non c’è nulla, la valorizzi con degli investimenti e dopo, perché l’area acquisisce valore, il canone della concessione venga aumentato. Non si può fare impresa in questo modo, non si possono pianificare investimenti senza avere certezze».

Le ripercussioni sulle concessioni balneari

Spiega ancora Federbalneari a margine dell’udienza: «Il ricorso riprende l’ipotesi di versare canoni demaniali marittimi, cosi come sottoscritto negli atti concessori, e non ricorrere all’applicazione della Legge Finanziaria del 2007 (art.1, comma 252 della Legge 296/2006) che ha scatenato gravissimi disagi amministrativi ai concessionari provocando il fenomeno dei maxi canoni e il caso nazionale dei pertinenziali. Non solo 200 impianti turistici balneari, ma anche 26 fra i maggiori porti turistici italiani rischiano il fallimento per l’applicazione di questa normativa che ha gettato scompiglio modificando i meccanismi di calcolo dei canoni concessori».

«Gli ultimi provvedimenti del governo, purtroppo, hanno solamente complicato ancor di più la materia – prosegue il comunicato di Federbalneari – e il pregresso non si è ancora risolto. Neppure la formula contenuta nella legge 147/2013 ha dato il soluzione. Il responso della Corte costituzionale potrebbe invece risolvere la questione in linea di principio: ci attendiamo che il giudizio definitivo della Corte stabilisca che si dovrà versare il canone previsto nell’atto di concessione. Ma la decisione arriverà solo tra alcuni mesi, dopo che il Consiglio di Stato, rinviando il giudizio definitivo alla Corte costituzionale che a sua volta lo ha rimandato, ha evidenziato come i rapporti concessori relativi ai porti turistici, e anche agli impianti turistico balneari, devono essere regolati dalla concessione, perché il canone è fissato dall’atto concessorio tendendo conto dell’equilibrio economico finanziario dell’investimento».

A ribadire il concetto, il presidente Federbalneari Friuli Venezia Giulia Giorgio Ardito: «L’applicazione della normativa sulle concessioni turistico-ricreative ha riunito insieme in una battaglia comune contro il provvedimento e soprattutto l’applicazione retroattiva della misura, Federbalneari e Ucina, Assonat e Assomarinas. Le concessioni balneari, nella prospettiva di sviluppo e modernità nella quale sono orientate, richiedono, come le infrastrutture portuali, investimenti congrui per la realizzazione delle opere e un piano di equilibrio economico finanziario di lungo periodo, proporzionale agli investimenti. In sostanza, il criterio di fissazione dell’importo del canone, è un elemento determinante del piano economico finanziario presentato, tenendo conto della rilevanza degli investimenti. Non si possono cambiare i criteri in corso d’opera. Dietro l’angolo, la violazione dell’art 3 e l’art. 41 della Costituzione relativo alla libertà di iniziativa economica, poiché recante l’effetto irragionevole di frustare le scelte imprenditoriali, modificando gli elementi costitutivi dei relativi rapporti contrattuali in essere, Su questi temi la Suprema Corte dovrà pronunciare il giudizio finale a breve».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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