Altro che posidonia: il sargasso è la vera rovina della stagione turistica

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Il sargasso presente in questi giorni sulla spiaggia di Tulum, Messico (foto di Nori Velázquez, Proplayas)

Anche se si fa il bagno tutto l’anno e le strutture turistiche sono sempre aperte, è con l’arrivo dell’estate che le spiagge di Cancún (Messico) si riempiono di turisti e, con loro, arriva anche un ospite meno gradito: il sargasso. Sì, è proprio quell’alga che prolifera nel Mar dei Sargassi e che ci si aspetterebbe arrivasse da lì. Ma non è proprio così!

Ne avevamo parlato in un precedente articolo di “Granelli di sabbia”, ma ci eravamo impegnati a tornarci sopra perché il fenomeno ha dimensioni tali che merita una grande attenzione e, se vogliamo essere egoisti, può giocare anche a favore dell’industria turistica italiana. Infatti, stando ai dati del 2019 (ultimo anno a cui si può fare riferimento, essendo il 2020 saltato per il Covid), il sargasso ha completamente rovinato la stagione turistica di Cancún e di altre località famose dello Yucatàn, dato che copriva una fascia di mare che in certi punti era anche più larga di 100 metri. Nel Mar dei Caraibi i satelliti mostravano un’isola galleggiante di oltre 2000 km quadrati!

Il fenomeno preoccupava a tal punto che venne messo in piedi un osservatorio per monitorare la situazione e fare previsioni su quante “alghe” ci sarebbero state sulle varie spiagge del Quintana Roo, lo stato del Messico posto sul lato orientale della punta dello Yucatàn, con le informazioni diffuse via Internet in tempo quasi reale. Sta di fatto che gli alberghi si svuotarono e molte prenotazioni furono cancellate; e siccome questo Stato, e in particolare Cancún e la Riviera Maya, è una delle mete turistiche tropicali più gettonate dagli italiani, è evidente che molti di loro finirono per ritirarsi sotto i nostri ombrelloni!

Mappa di monitoraggio del sargasso nel Quintana Roo (immagine riferita al 24 luglio 2021, tratta dalla pagina Facebook Red de Monitoreo del Sargazo de Quintana Roo).

Avevamo detto che le alghe in putrefazione puzzano di uovo marcio e che si appiccicano alla pelle come le foglie della nostra posidonia, e averne una fascia di mare larga oltre 100 metri da attraversare prima di poter fare due bracciate non è certo un’esperienza di “contatto con la natura” che, nonostante il boom delle vacanze naturalistiche, trovi molti appassionati.

Nel breve sprazzo di apertura della scorsa stagione turistica, nonostante 12 imbarcazioni “raccogli-sargasso” operate dalla Marina Militare, 4,2 chilometri di barriere poste per impedire al sargasso di raggiungere alcune spiagge come Tulum e Playa del Carmen e 289 operai incaricati della pulizia, la quantità di sargasso che si deposita a riva e galleggia davanti non diminuiva mai.

Rimozione del Sargasso dalla spiaggia di Playa del Carmen (foto di Yazmin Gpe Rubio Ponce, Proplayas)

Se il sargasso è arrivato sulla Costa Maya dopo il 2014, questo fenomeno ha colpito la Florida già dal 2009. La situazione si è però aggravata negli ultimi anni, fino al punto che in certi periodi le barche non possono uscire dai porti e le tartarughe non raggiungono la spiaggia per deporre le uova, e quando ci riescono, i pochi piccoli che nascono non riescono a entrare in acqua per iniziare il proprio viaggio. E le cose vanno sempre peggio, tanto che a Miami si spendono 45 milioni di dollari all’anno per la pulizia.

Il fenomeno non riguarda solo il Messico e la Florida, ma tutti gli stati che si affacciano sul Mar dei Caraibi e tutte le isole ne sono più o meno intensamente colpite. E ciò che sorprende è che i tracciamenti del suo percorso con immagini da satellite dicono che il sargasso non viene dal Mar dei Sargassi, come ci si potrebbe aspettare, bensì dal largo della costa brasiliana. Nel 2018 più di 20 milioni di tonnellate di sargasso galleggiavano al largo delle coste dei Caraibi, del Golfo del Messico e della costa orientale della Florida, per andare poi ad accumularsi sulle spiagge. Una delle ipotesi per spiegare l’eccezionale sviluppo del sargasso riguarda il maggiore arrivo di materia organica e nutrienti dal Rio delle Amazzoni, quale conseguenze del disboscamento in atto.

Mappatura da satellite della densità di sargasso nell’Oceano Atlantico nel mese di luglio dal 2011 al 2018 (Wang et al., 2019. Science 365, pagg. 83-87).

Le isole galleggianti di sargasso contribuiscono alla salute dell’Oceano Atlantico, ospitando altre piante che producono ossigeno tramite la fotosintesi e costituiscono un habitat per crostacei, pesci e uccelli, ma un loro eccessivo accumulo vicino a costa può determinare squilibri al momento imprevedibili.

Come si cerca di fare in Italia con la posidonia oceanica, anche in Messico vengono sperimentate applicazioni del sargasso che possano ridurre i costi di smaltimento, producendo blocchi per edilizia, pannelli isolanti, fertilizzanti o imbottiture per arredi, ma in questa massa vegetale si accumulano anche tutti i rifiuti che galleggiano in mare, rendendo più difficile e costosa l’utilizzazione delle alghe per i vari impieghi.

Il sargasso si accumula anche su gran parte delle spiagge delle isole caraibiche e la presenza di rifiuti negli ammassi spiaggiati rende difficile e costosa una sua utilizzazione nell’edilizia e nell’agricoltura.

Il governatore di Quintana Roo anche quest’anno ha lanciato l’allarme sul sargasso già nel mese di maggio chiedendo aiuto alla Marina Militare, che ha potenziato le proprie capacità di controllo di questi spiaggiamenti. I dati sulle prenotazioni turistiche facevano sperare su una buona stagione, con valori che tornavano a essere quelli del pre-Covid, ma le condizioni meteo-marine degli ultimi giorni hanno aggravato la situazione e i giornali locali parlano già di disdette e di interruzione delle vacanze da parte dei turisti schifati dal sargasso, mentre sulla costa orientale di Cozumel, un’isola al largo dello Yucatàn, già 100 baby tartarughe sono morte nel tentativo di raggiungere il mare. E le previsioni non sono rosee: i modelli basati sui dati rilevati da satellite fanno prevedere per agosto un sostanziale aumento di questa alga sulle coste messicane.

Ma più che il sargasso, sono gli youtuber che destano preoccupazione fra gli operatori turistici, che li accusano di diffondere notizie false e allarmanti. Sta di fatto che il fenomeno viene seguito con grande attenzione, tanto che il gruppo Facebook Sargasso Seaweed Updates Riviera Maya conta quasi 50 mila membri che si scambiano in continuazione foto, informazioni e consigli. E anche qui molte sono le foto e i commenti negativi, anche se nel mezzo troviamo spiagge di sabbia bianchissima e un mare turchese: verità o promozione turistica?

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