Un mese fa otto stabilimenti balneari romagnoli si sono trasferiti in Qatar per allestire una spiaggia attrezzata durante i mondiali di calcio, che si stanno tenendo in questi giorni. 20 bagnini, 800 ombrelloni, 3000 lettini, 500 sdraio e 4 torrette per il salvataggio – ovviamente tutti made in Italy – sono partiti da Cervia alla volta di Qetaifan Island, dove è stata arredata una spiaggia temporanea in stile adriatico al fine di accogliere trentamila ospiti al giorno. Nel ricchissimo paese arabo, dove sono state spese cifre astronomiche per organizzare questo grande evento tra eccessi e follie, non ci sarebbero stati problemi a costruire una brutta imitazione dei lidi italiani in stile Las Vegas; e invece no: dove serviva avere il massimo dell’eccellenza, si è deciso di chiamare gli originali in carne e ossa, ovvero gli imprenditori balneari italiani che si sono inventati un modello di ospitalità turistica unico nella storia e imitato in tutto il mondo.
In una categoria normale, questa vicenda sarebbe stata sfruttata a livello mediatico dalle associazioni del settore, cercando di raccontarla sui giornali e nelle tv nazionali come esempio di un importante riconoscimento per trasmettere un’immagine positiva di sé. Invece la notizia è passata un po’ in sordina, senza mai superare finora le cronache locali romagnole (con l’eccezione ovviamente di Mondo Balneare, dove da rivista di settore, le abbiamo dato ampio risalto già un mese fa). Ciò dimostra come la comunicazione sia il tallone d’Achille dei balneari: se si fosse investito in marketing e uffici stampa con professionisti del settore, anche solo un decimo dei soldi finora spesi in avvocati e delle energie impiegate per polemiche interne inutili e sbagliate, forse l’immagine della categoria non sarebbe arrivata a essere compromessa com’è oggi. Invece, l’opinione pubblica nel tempo si è costruita un’idea errata sui balneari italiani, alimentata da anni di disinformazione dei media generalisti che hanno gettato fango a suon di fake news su canoni bassi e privilegi elevati, avendo sempre campo libero perché non c’è mai stata nessuna voce, in rappresentanza comune del settore, con l’incarico di rispondere in modo puntuale e costante, oltre che di organizzare campagne per diffondere la conoscenza dei tanti aspetti positivi di cui i balneari si prendono cura per la collettività (la pulizia delle spiagge, il servizio di salvamento, la duna invernale, eccetera). Di tutto ciò ora si pagano purtroppo le conseguenze: la categoria è arrivata a essere percepita come indifendibile anche dalla politica, come abbiamo visto con la legge sulla concorrenza, con quasi tutti i partiti che hanno voltato le spalle rispetto alle promesse del passato.
Ma è proprio in un momento come questo, che esempi come quello del Qatar andrebbero diffusi il più possibile. Ci troviamo infatti nella fase più delicata e complessa della storia dei balneari, con una legge approvata in via definitiva che impone la scadenza delle concessioni nel 2023 e la loro riassegnazione immediata tramite gare pubbliche. Al netto delle giuste controversie su questa edizione dei mondiali, si tratta comunque di un evento oggi al centro dell’attenzione mediatica, nel quale perciò la presenza degli otto stabilimenti balneari romagnoli andrebbe sbandierata ai quattro venti. E ancora di più, occorre portarla nei palazzi del potere: il partito di Giorgia Meloni, che si è molto esposto per difendere la categoria, oggi si trova al governo, ma nonostante l’urgenza di risolvere la questione (la scadenza delle concessioni è infatti fra un anno e ancora non si è deciso come disciplinare le gare pubbliche oppure se cancellarle come promesso), tutto pare fermo. In assenza di un provvedimento immediato, le concessioni finiranno a gara tra pochi mesi senza alcuna tutela per gli attuali concessionari, e ciò potrebbe significare la fine dell’attuale sistema basato su migliaia di piccole imprese familiari, per dare anche questo pezzo di patrimonio pubblico in pasto alle multinazionali. Se il modello degli stabilimenti balneari italiani viene richiesto fino in Qatar, è assurdo che debba essere compromesso proprio nel paese dove è nato. Per queste ragioni la futura riforma non potrà avviare delle gare indiscriminate, che non tengano conto del valore e della professionalità degli attuali imprenditori. Speriamo che il governo lo capisca e che si trovino modi più efficaci per farglielo capire rispetto a finora.
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