La musica dei Rolling Stones è bellissima e non mi stancherei mai di ascoltarla. Ecco perché, appena vedo una spiaggia costituita da ciottoli, mi accuccio vicino alla battigia e ascolto il rumore dei sassi che rotolano. Non è comodo stendersi per prendere il sole, non ci si piantano gli ombrelloni e non si possono fare i castelli di sabbia, ma il fascino che hanno le spiagge di ciottoli non ha pari.
La forte pendenza fa sì che le onde frangano vicino a riva e il loro rumore è sincronizzato con quello dei sassi portati in su e già dalla risacca. Ma proprio tutti vanno in su e in giù?
Se guardiamo bene, i sassi sono disposti in modo ordinato secondo la loro forma, e se ci fermiamo un po’ a osservare capiamo bene il perché: quando l’acqua risale sulla ripida battigia trasporta più in alto i sassi piatti (i “dischi“), che quasi fanno il surf sull’onda, ma poi parte dell’acqua s’infiltra, e questi non ridiscendono facilmente verso il basso e si accumulano sulla creta della berma. Anche i sassi rotondi (le “sfere“) si muovono, ruzzolando verso l’alto, ma quando l’acqua torna indietro, anche se con una capacità di trasporto minore, per loro è più facile rotolare giù per la battigia. E poi ci sono dei sassi né sferici né discoidali, che chiameremo “bastoni“, che non sanno se comportarsi in un modo o nell’altro, e spesso li troviamo proprio nel mezzo.

In origine tutti i sassi avevano degli spigoli aguzzi, essendo stati staccati dalle rocce, ma sappiamo che molti di loro vengono dalle montagne, e rotolando sul fondo dei ruscelli e dei fiumi si sono arrotondati e hanno continuato a smussarsi muovendosi su e giù mentre venivano trasportati dalle correnti litoranee dalla foce del fiume alla nostra spiaggia. Anche quelli che derivano dal crollo delle falesie si arrotondano muovendosi lungo la costa, e osservandoli è più facile rendersi conto del processo che li modella, perché sotto alla falesia li troviamo più spigolosi e via via che ci allontaniamo diventano più arrotondati.

Ma perché alcuni diventano sfere e altri dischi o bastoni? Questo dipende dalla loro forma originaria, ossia da come era fratturata la roccia madre. Se era costituita da piccoli strati, si sono distaccate delle lastre, che rimarranno appiattite formando dischi o lame; se invece la roccia era compatta e con una rete di fratture o linee di debolezza che favorivano la formazione di cubetti, questi diverranno sfere. I bastoni possono derivare sia dalle rocce stratificate, se si rompono in tavolette allungate, sia da roccia compatta, se i piani di frattura disegnano dei parallelepipedi. Se rimangono allungati ma piatti, ritorniamo a parlare di lame.
Ma è anche il movimento sulla spiaggia che esaspera queste forme: le sfere rotolando diventano sempre più tonde, i dischi e le lame strusciando si appiattiscono e i bastoni, che ruzzolano solo lungo il proprio asse maggiore, si assottigliano sempre di più. Alla fine, però, quelli che si muovono di più, e fanno la musica, sono le sfere! Ma la musica delle sfere non era quel concetto filosofico che riteneva che l’universo fosse ordinato in modo perfetto e geometrico e che il moto dei corpi celesti producesse un suono armonioso? E la nostra spiaggia è molto diversa?
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