Quando si pensa a un pennello, ci viene subito in mente una fila di massi posti in mare perpendicolarmente alla riva. Questo perché sulle nostre coste, per arginare l’erosione costiera, la tipologia prevalente è questa. Ma allontanandosi dall’Italia, si vedono pennelli costruiti con i più diversi materiali, e sorge il dubbio se i nostri siano migliori di quelli presenti in altre aree geografiche.
In un precedente Granello di sabbia (L’Europa disunita nella difesa dei litorali) abbiamo visto come i vari paesi siano diversamente orientati sull’uso delle strutture. I pennelli permeabili, ad esempio, li ritroviamo quasi esclusivamente sulle coste del nord, mentre le scogliere parallele, meno presenti in altri paesi, sono talmente frequenti in Italia da poter essere inserite nella bandiera nazionale, anche se non disdegniamo sequenze infinite di pennelli.
Questi sono forse la struttura più ubiquitaria in Europa, anche se nei vari paesi si trovano con una diversa frequenza, e le tipologie costruttive assumono quasi caratteri identitari. Se poi usciamo dall’Europa, si vede come la fantasia dei progettisti, ma più spesso degli Archimedi pitagorici locali, generi pennelli completamente diversi. Vale la pena andare a vederli, per pura curiosità o per valutare se da qualche parte vi siano soluzioni che potrebbero essere adottate anche da noi.
Quando in prossimità della costa vi sono fonti di approvvigionamento di massi (da cava e talvolta ‘rubati’ ai piedi delle falesie) o vi è la possibilità di trasportarli dall’interno a basso costo, fioriscono i pennelli in massi, come quelli che vediamo lungo le nostre spiagge. Rispetto a quelli in legno, analizzati nel Granello dello scorso maggio, se correttamente dimensionati sono decisamente più resistenti all’attacco del moto ondoso, e sono più dissipativi grazie alla maggiore porosità e rugosità superficiale, anche se in rapporto alla lunghezza delle onde queste irregolarità sono quasi irrilevanti, tanto che se si vuole ridurne la riflessione si devono adottare configurazioni a T, Y, gamma (L capovolta) o inserendo dei ‘martelli’ sul lato in cui questo processo deve essere ridotto. Uno dei vantaggi di questa tipologia di opere è che sono facilmente riparabili con un semplice riposizionamento dei massi o con una loro rifioritura. Hanno un solo problema, oltre a quello di essere pennelli (!): sono brutti!
Negli ultimi tempi si è cercato di fare correre sulla loro cresta, eventualmente incassata per motivi di sicurezza, una pedana in calcestruzzo che ne consenta una pedonalizzazione, cosa che sembra molto gradita da chi frequenta le spiagge e può spingersi in mezzo al mare per osservare la costa con una prospettiva diversa.


In alternativa, si possono costruire con blocchi di calcestruzzo di diversa forma, da semplici cubi a elementi nati per la difesa delle dighe foranee e successivamente introdotti nel sistema spiaggia, come i tetrapodi, i dolos e le infinite variazioni, taroccate o meno, sul tema. Sono alternative costose, ma dove vi è carenza di scogli naturali possono essere soluzioni competitive. Il problema è che i pennelli, come le difese parallele, devono avere un nucleo che limiti la percolazione dell’acqua, perché insieme ad essa passa anche la sabbia, tanto che se i pori sono molto grandi l’opera può comportarsi come un pennello permeabile.
Si potrebbe pensare che il sifonamento non costituisca un problema, poiché queste strutture vengono generalmente collocate in zone dove le onde hanno già subito una rifrazione e tendono a disporsi parallelamente alla costa. Se però fosse così, non avrebbe senso affidare ai pennelli il compito di difendere il litorale!
Di fatto, in particolare quando i pennelli sono ben distanziati, condizione fra l’altro necessaria per un loro migliore funzionamento, le onde possono investirli lateralmente ed esercitare una notevole pressione che porta al sifonamento. Ecco che il nucleo fatto di tuot-venant di cava o di scapoli non ha solo lo scopo di ridurre il costo dell’opera (a parità di volume gli scogli costano in funzione delle dimensioni dei singoli elementi), ma anche quello di limitare il sifonamento.

Parallelepipedi o cubi di cemento di notevoli dimensioni ovviamente non sono singolarmente sifonabili, ma problematico diventa il collegamento di uno con l’altro, e nelle fessure si concentra il flusso innescato dalla pressione che si esercita su tutto il pennello.
Una soluzione costruttiva a basso costo è rappresentata dai sacchi riempiti di sabbia della stessa spiaggia (se il prelievo è autorizzato) che possono essere posizionati quasi in modo manuale, tanto che si trovano anche pennelli di questo tipo che nascono di notte senza che nessuno se ne accorga…. e li abbia autorizzati. Quelli fatti con fibre vegetali sono più ecologici ma estremamente fragili; e anche quelli di materiali sintetici possono deteriorarsi in tempi rapidissimi, con l’aggravante di disperdere nell’ambiente macro e microplastiche. Si finisce quindi con l’impiegare contenitori appositamente costruiti, più resistenti all’abrasione della sabbia e alla degradazione da parte dei raggi UV, ma che hanno costi decisamente superiori e che sono, se possibile, ancora più brutti. Sembrano salsicce o wurstel spiaggiati, dipende dalle dimensioni.

Fra le cose orribili che capita di vedere in giro, vi sono anche pennelli fatti con sacchi di varia natura riempiti con calcestruzzo, spesso assai magro. Il risultato è che la pellicola esterna si degrada e rimangono dei cuscini grigi sovrapposti, decisamente brutti.


Frequenti lungo le coste del Mare del Nord, sono i pennelli fatti in calcestruzzo con profilo a schiena d’asino, o parabolico, che riduce leggermente la riflessione e favorisce un certo bypass dei sedimenti durante le mareggiate più intense… e dei bagnanti che camminano lungo la riva. Se ne trovano di costruiti con una singola gettata o formati da blocchi di forma regolare cementati fra di loro. É difficile dire se siano più belli o più brutti di quelli in massi, certamente non raccolgono rifiuti e, nella parte emersa, non vi trovano casa i ratti.


Strutture continue in calcestruzzo associato ad altri materiali si ritrovano in diversi paesi, talvolta sono protette ai lati da massi naturali, come quelle presenti fra le due guerre sulla costa romagnola, o hanno una parte elevata in legno, come sulla costa inglese.


Girando per le coste del mondo, ma se ne hanno anche in Italia, si vedono pennelli fatti con palancole metalliche, sia in singola fila sia in file accoppiate eventualmente a contenere massi e con un pagliolato in cresta, che possono servire anche per l’attacco momentaneo di piccole imbarcazioni. L’abrasione operata dalla sabbia alla base delle palancole può segarle e determinare il collasso dell’opera.

In alcuni paesi, in cui i controlli ambientali sono inversamente proporzionali alla fantasia della gente, i pennelli si costruiscono con qualsiasi cosa che costi poco e non galleggi troppo, in genere oggetti per il cui smaltimento si dovrebbe pagare, ottenendo il classico risultato ‘paghi zero e prendi due’. I pneumatici consumati sono uno degli oggetti più frequentemente adottati, e non solo per costruire i pennelli, ma anche difese aderenti e parallele sommerse. Quest’ultime suggerite anche per creare delle nursery per i pesci, cosa propagandata da una ONG ambientalista!

Quelli più belli li abbiamo visti in Colombia, costruiti con pneumatici di grossi trattori. Ma non facciamo gli schizzinosi: il pennello Barca (ma era una nave di 40 metri!) di Celle ligure, prima della sua riqualificazione, non era certo migliore!

Se torniamo indietro di cinque secoli e riguardiamo le Cistae ligneae labidibus repletae del Granello di maggio, non ci rimane che rimpiangere i vecchi tempi!
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