Attualità

Violenta mareggiata in tutta Italia, spiagge e città sommerse dalle onde

Le forti raffiche di vento da sud hanno fatto gonfiare le onde e provocato disastri lungo tutta la penisola, danneggiando molti stabilimenti balneari

Nella mattinata di oggi, lungo l’intera penisola italiana si è abbattuta una violenta mareggiata che ha provocato gravissimi danni agli stabilimenti balneari e alle strutture in prima linea sulla costa fra strade, muretti ed edifici sulla spiaggia. Si tratta senza dubbio della più grave degli ultimi cinque anni, molto simile al cataclisma di ottobre 2018. Nella notte le forti raffiche di libeccio hanno fatto gonfiare le onde e portato il mare a un livello tra uno e cinque metri superiore rispetto alla media; di conseguenza, in svariate località costiere l’acqua ha invaso lidi, ristoranti ed edifici sul mare. In molte spiagge la duna artificiale, eretta durante l’inverno come misura di protezione dalle mareggiate, è riuscita a resistere, mentre in altre ha ceduto ed è stata abbattuta dalla violenza delle onde, che hanno trovato strada libera per danneggiare le strutture in prima linea sulla costa. A causa del generale innalzamento del livello del mare dovuto allo scioglimento dei ghiacciai – a sua volta una conseguenza del riscaldamento globale di causa antropica – questo tipo di fenomeno è sempre più frequente e intenso, e anche oggi si è avuta l’ennesima dimostrazione del pericolo con cui dovranno convivere gli insediamenti umani lungo i litorali italiani. Tra i titolari di attività sul demanio marittimo, poi, pende l’ulteriore incertezza sul rinnovo delle concessioni che rende difficile rimboccarsi le maniche per ricostruire.

accessori spiaggia

La situazione più grave si registra sul litorale sud tirrenico, in particolare in Lazio. Nella località di Ostia, già martoriata da una grave erosione costiera, onde alte oltre tre metri e vento superiore ai 90 chilometri orari hanno messo a dura prova gli arenili e le strutture balneari. Anche nelle vicine Fregene e Focene, l’acqua è arrivata a ridosso del centro abitato provocando gravi allagamenti. Numerosi gli stabilimenti balneari danneggiati tra cabine abbattute e pavimentazioni portate via dal mare, con i pezzi di legno divelti che hanno invaso le strade. Emblema della mareggiata è la torretta simbolo del Curvone di Ostia, finita a mollo nell’acqua (nella foto di apertura). Tra gli stabilimenti più colpiti si segnalano il Capanno, il Kursaal, l’Oasi, il V-Lounge, l’Arcobaleno e lo Shilling.

Vento e mare grosso hanno colpito anche la Campania, dove sono stati interrotti i collegamenti navali tra Napoli e le isole, e i settori centro-occidentali della Sardegna. Qui la situazione peggiore è avvenuta a Bosa, con l’allagamento delle strade cittadine del centro del paese che ha costretto il sindaco a imporre la chiusura delle scuole. In Sicilia, il forte vento da sud-ovest e il conseguente aumento del moto ondoso hanno costretto le imbarcazioni che collegano le isole Eolie a restare ormeggiate nel porto di Milazzo, con inevitabili disagi nelle scuole, negli uffici pubblici e nel rifornimento delle attività commerciali. Alicudi, Filicudi e Ginostra non sono raggiungibili da più di 60 ore, mentre Salina, Panarea e Stromboli da oltre 48.

Appena più contenuta, ma comunque molto preoccupante, è stata la mareggiata sul litorale adriatico. In Emilia-Romagna l’intensa perturbazione ha determinato criticità diffuse in tutte le località costiere dal ferrarese al riminese, con le onde che hanno eroso le dune invernali in diversi punti. Il livello del mare, secondo la protezione civile maggiore di 1,35 metri rispetto alla norma, ha provocato svariati allagamenti: a Cervia, Cesenatico e nei lidi ravennati e riminesi le dune artificiali sulla spiaggia hanno ceduto in più tratti l’acqua è arrivata a lambire le strade adiacenti ai portocanali, dove le onde hanno superato i muretti di protezione. Allagamenti estesi anche a Porto Garibaldi a causa della tracimazione del porto. Analoga la situazione in Veneto, con la situazione più critica tra Jesolo ed Eraclea e i fiumi che non riuscivano a scaricare in mare a causa dell’alta marea e del vento di scirocco. Alcune dune protettive davanti agli stabilimenti balneari sono state sommerse, come quella dell’Hotel Excelsior e della Spiaggia Quattro Fontane al Lido di Venezia. L’ondata di marea ha toccato la quota record di 204 centimetri, determinando l’innalzamento delle barriere del Mose a Venezia, che ha evitato un disastro.

A essere più danneggiati dalla grave situazione sono i titolari di stabilimenti balneari, ovvero le strutture in prima linea sulla costa. I concessionari che hanno subito danni alle strutture, peraltro, non sono nemmeno motivati a ricostruire a causa dell’imminente scadenza dei loro titoli, fissata al 31 dicembre 2023 dalla legge sulla concorrenza approvata lo scorso agosto in via definitiva. A descrivere la difficile situazione in cui versano migliaia di piccole imprese familiari è una nota di Antonio Capacchione, presidente dell’associazione di categoria Sib-Confcommercio: «Le immagini delle mareggiate che stanno infierendo sulle nostre coste sono assai eloquenti per rappresentare la difficoltà di aziende già martoriate da una condizione di assoluta precarietà e incertezza normativa, a causa della scelta ingiusta e scellerata di applicare la direttiva Bolkestein a un settore che andrebbe escluso per ragioni giuridiche, economiche e sociali. Questa l’attuale e assurda condizione di aziende a termine che impedisce, per le numerosissime imprese colpite, ogni possibilità di investimento per il ripristino della loro funzionalità. Per molte spiagge è persino a rischio l’attività nella prossima stagione estiva. Si affronti, finalmente, la questione balneare abrogando la “legge Draghi” e dando certezza e continuità aziendale a un settore che da troppo tempo chiede non risorse pubbliche, ma semplicemente di essere messo nelle condizioni di poter continuare a svolgere il proprio lavoro».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Avv. lucano says:

    Senza alcun dubbio una legge scellerata che non prende in considerazione la debolezza delle attività dovute alle condizioni climatiche non solo nei periodi invernali ma anche estivi, i qualunquisti di turno non immaginano i danni di una pioggia estiva o durante i fine settimana. Anche questo deve essere argomento di sensibilizzazione verso l’opinione pubblica. Hanno raccontato storture, falsità e ricoperto di fango delle imprese che in qualunque posto del mondo verrebbero tutelate e aiutate. Credo fermamente nel nuovo governo , la visione delle cose per fortuna è cambiata. Vediamo

    • Paolo Casale says:

      Caro avvocato, Lei che certamente non è un qualunquista, ma un sicuro partigiano vocato a curare gli interessi le imprese balneari, è a conoscenza delle centinaia di denunce di irregolarita e o abusi commessi sul demanio marittimo da numerose imprese balneari ?
      Denuncia fatte da parte di carabinieri, finanza e capitanerie di porto.

      • Centinaia su 30000 aziende equivale ad una piccolissima percentuale….allora incominciamo da avvocati,medici,architetti,semplici impiegati che sono stati denunciati per svariate violazioni….che facciamo quindi????

      • Avv. lucano says:

        Non faccia finta di non sapere che si tratta di piccoli episodi , la stragrande maggioranza ha tutti i permessi del caso. E quindi se mi hanno fatto costruire sul mare ho qualche colpa, o forse la colpa è di chi non conosce bene le coste e non capisce che questa gente le sta difendendo da anni a proprie spese sostituendosi ad uno stato assente. Senza i balneari le coste italiane so riducevano ad un cumulo di macerie e sporcizia, è gravissimo parlare a vanvera , molto grave soprattutto in momenti come questi.

    • Non si capisce “qualcosa lucano” cosa sia per lei l’italia perché alcune concessioni, più di ogni altra quelle spazzate via dal mare, sono da eliminare per l’erosione costiera o per progetto comunali diversi, vedi tropea..la concessione è e sarà a tempo che sia quello umano che lei vuole eterno o quello naturale che è quasi scaduto. A Lecce il piano toglie alcune concessione perché semplicemente non esisteranno più ma lei vuole tutto uguale come se potesse!

  2. …. Ma se in Italia si è permesso di costruire al ridossò del mare non c’è da meravigliarsi e chi prende la concessione è conscio dei rischi derivanti dalle mareggiate…… in altri paesi europei non è permesso di costruire in prossimità del mare…..

  3. “Piove sul bagnato”, e c’è ancora gente incomprensibilmente ottusa oltre che disumana, nello stesso tempo, traditori della Patria (senza alcuna enfasi)!

  4. Brutta gatta da pelare l invidia..a commentare sempre i soliti nullafacenti che non sono riusciti nella vita e adesso finti avvoltoi che sperano di vincere la gara..quasi ci siete manca solo lo scoglio meloni…però attenzione le aste possono essere un boomerang,chissà il povero avvoltoio atterri con un c@libr0 12

    • Non si capisce roberto se il suo ripetuto commento sia una minaccia o semplice ignoranza..cosa intende per “c@libr0 12”..giusto per sapere se rispondo ad un idiota o ad un arrogante idiota.

  5. Molto probabilmente antilobby non hai girato molto, prova ad andare sulle coste spagnole o portoghesi stanno costruendo grattacieli a 10 metri dal mare , noi in Italia abbiamo la legge galassia che limita le costruzioni a 300 mt dal mare

    • Nikolaus Suck says:

      Che sfiga eh? Eh sì è proprio ingiusto, se non possiamo costruire a 10 metri dal mare (non lo fanno nemmeno in quei paesi ma pace), come facciamo a farci distruggere tutto con la prossima mareggiata (ce ne sono molte più qui che lì, e sempre di più) per poi piangere? Commento davvero pertinente e contestualizzato, bravo.

  6. Nikolaus Suck says:

    Scusate eh… ma a parte che immagino ci siano le assicurazioni, se il tempo, il clima, l’ambiente e la natura ci e vi dicono in ogni modo e sempre di più che un certo modello di sfruttamento e concessione balneare è superato e impossibile (e antieconomico), che determinate strutture non sono più sostenibili, che le concessioni devono essere ridotte e/o ridimensionate perché in certi posti semplicemente non ci possono più stare e vengono distrutte, che quindi la risorsa naturale non solo è scarsa ma anche fragile, secondo voi il modo di “affrontare la situazione mareggiate” sarebbe quello di dare contributi e proroghe per mantenere strutture che saranno di nuovo distrutte tali e quali la prossima volta? Solo per farvi continuare a guadagnare? Siete sulla luna!
    Sarebbe come finanziare e incentivare la costruzione di case a ridosso dei crateri dell’Etna. Dove invece guarda caso sono proprio vietate (come del resto su parte del Vesuvio, abusi a parte).
    Allo stesso modo, se io amministrazione so che ormai in una data zona ci sono mareggiate, e sempre più ricorrenti, e/o forti e distruttive, in quella zona le concessioni non le do più, le levo, e/o le riduco e ridimensiono. Di certo non le incentivo per rimanere uguali. Sarebbe illogico, per non dire altro.

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