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Tre ipotesi sul futuro delle concessioni balneari

Il settore è davanti a tre possibili scenari, ognuno con i suoi vantaggi e svantaggi

Nel mondo del turismo balneare ormai sono troppe le parole inutili, come anche troppe sono le promesse e le minacce ancora più inutili, quali quelle, per esempio, di togliere il lavoro a persone e famiglie come le nostre che hanno creduto e investito nel turismo balneare e da sempre lo hanno fatto nel rispetto delle regole vigenti.

Tanto per chiarirci le idee, esaminiamo quale potrà essere il destino dei nostri stabilimenti balneari, che secondo alcuni che dovrebbero andare a gara fra qualche anno. Ben altre erano le aspettative, in base all’articolo 37 del Codice della navigazione e all’articolo 10 della legge 88/2001; ma vediamo le tre ipotesi che attualmente si prospettano per il nostro futuro:

  1. Verranno indette nuove gare cui parteciperanno anche imprenditori europei e non solo, ma anche riciclatori di denaro sporco e speculatori di ogni genere, e soprattutto certi “compari” e amici degli amici.
  2. I Comuni assumeranno in prima persona la gestione degli stabilimenti balneari.
  3. Verranno consolidate le attuali situazioni e assegnate le concessioni definitivamente a chi da anni e da generazioni se ne è preso cura, concedendo, come da sempre sperato da Itb Italia (si veda a questo proposito la nostra proposta “Limpida”), le aree dove sono poste le nostre strutture e la spiaggia resterà di pertinenza delle attuali imprese balneari.

Analizziamo ora nel dettaglio quali sono le conseguenze di queste tre ipotesi.

Ipotesi 1: nuove gare aperte a tutti

La prima ipotesi può sicuramente portare nuovi e più alti incassi di affitto allo Stato, ma con un rischio: gli stabilimenti migliori potranno essere affittati a condizioni migliori delle attuali, mentre quelli di livello più basso rischiano di rimanere deserti. Ci sarebbe, inoltre, un’imprenditoria più anonima e meno legata al territorio; e non da ultimo, i costi sicuramente aumenteranno per i turisti e quindi probabilmente diminuiranno le presenze sulle nostre spiagge e gli introiti degli stabilimenti

Il rischio è poi che aumentino anche i costi di gestione a carico dei Comuni per lo svolgimento delle attività che inesorabilmente andranno a loro carico (la pulizia delle parti comuni, il servizio di sicurezza…), nonché le attività di gestione dell’ordine pubblico e di salvataggio in mare. Il tutto prescindendo dagli spaventosi contenziosi che sicuramente seguiranno a causa delle richieste di risarcimento degli innumerevoli investimenti fatti dagli attuali concessionari volti al miglioramento dei servizi negli stabilimenti e nelle pertinenze; investimenti autorizzati dai piani regolatori di spiaggia e redatti localmente dai Comuni interessati. Tutto ciò comporterà dunque un pesante carico di lavoro per la magistratura per un lungo periodo, con il rischio di bloccare il lavoro delle imprese balneari stesse.

Ipotesi 2: gestione diretta del Comune

Questa seconda ipotesi prevede dei costi diretti per l’assunzione stagionale, la selezione e l’organizzazione del personale, la gestione diretta dei controlli di spiaggia, la sicurezza in mare, gli investimenti per la sicurezza e la pulizia e la cura delle pertinenze, come accade oggi sulle spiagge libere. Ma tutto ciò comporterebbe nei confronti del Comune una serie di contenziosi da parte dei concessionari uscenti per tutte le migliorie e gli investimenti fatti negli anni. In pratica c’è il rischio, in una situazione di minore flusso turistico o di una stagione con clima avverso, di un forte aggravio dei costi per il Comune a fronte di minori incassi.

Ipotesi 3: consolidamento delle attuali gestioni

Questa è l’ipotesi a nostro parere migliore, perché garantisce una serie di vantaggi: assicura la presenza di gestori degli stabilimenti di grande esperienza, con grande conoscenza delle necessità dei turisti e amicizie consolidate nel tempo, nonché una professionalità maturata in anni e anni di servizi di spiaggia. La conoscenza da parte dei gestori attuali del territorio e dei suoi aspetti più interessanti per i turisti, la familiarità maturata addirittura da generazioni nei rapporti con loro, sono la migliore garanzia per tutti gli operatori locali (ristoranti, bar, locali di divertimento, mercato e mercatini, eccetera) di continuità nel tempo. Questa soluzione genererebbe, inoltre, un flusso economico di denaro per lo Stato, che potrebbe essere investito per il miglioramento e il consolidamento del turismo balneare, primario elemento trainante dell’economia nazionale.

La qualità dei servizi forniti è quella che fa la qualità del territorio ed è stata la passione degli operatori balneari a far diventare tutte le realtà rivierasche italiane un must del turismo internazionale. Inoltre con il mantenimento degli attuali operatori si evita il rischio di una serie di cause legali per gli investimenti fatti per il turismo, quali il consolidamento delle strutture di spiaggia e i servizi di sorveglianza del territorio, che sarebbero toccati al Comune, così come i servizi di pulizia gli investimenti in strutture comuni, i servizi di salvataggio, eccetera: tutte attività che sarebbero state di competenza della pubblica amministrazione ma che svolgiamo noi balneari.

Ecco perché diventa per noi necessario procedere con le sdemanializzazioni delle aree dove insistono le nostre strutture. Insistere che questa soluzione porti a uno scontro fra Stato e concessionari è un errore: bisogna uscire dalla logica “io vinco e tu perdi” per entrare nella logica del “win-win” ovvero del vincere in due. Questa logica, infatti, è giustamente mirata a consolidare il lavoro fin qui svolto e gli investimenti fatti, a norma di legge, dalle nostre famiglie da tanti anni a questa parte. La sdemanializzazione deve essere, pertanto, la degna conclusione di un iter politico mirato al consolidamento del lavoro svolto fin qui svolto e degli investimenti fatti negli anni, in maniera legale, dai balneari italiani. Per questo noi dell’Itb Italia rinnoviamo la nostra richiesta di sdemanializzazione delle aree dove insistono le nostre strutture.

Conclusioni

Nel settore balneare c’è un prodotto che non si può comperare nei supermercati, poiché ci vogliono anni a farlo maturare: è la capacità di fare turismo e di stabilire quelle relazioni di fidelizzazione della clientela che ha portato le nostre città costiere a diventare un’eccellenza nel mondo. Questo ha permesso, inoltre, uno sviluppo importante di attività economiche e lavorative perché, in realtà, le nostre strutture turistico balneari sono state sono ancora fonte di ricchezza e lavoro per interi territori costieri di tutta Italia. Per avere lavorato per creare tutto ciò, le gare non possono essere la ricompensa.

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Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.