Riceviamo e pubblichiamo le osservazioni di un nostro lettore in merito all’articolo “Postazioni di salvataggio e piani collettivi di salvamento in spiaggia: buone e cattive pratiche” di Dario Giorgio Pezzini, pubblicato la settimana scorsa, e la replica dell’autore.
Le osservazioni del lettore
L’articolo di Dario Giorgio Pezzini relativo alle postazioni di salvataggio del 22 aprile è molto interessante e ben fatto, ma contiene un errore. La settima foto, che evidenzia due postazioni sopraelevate di salvataggio lasciate scoperte e tre bagnini sotto la tenda della postazione centrale, non corrisponde al vero. La torretta rossa e la seduta rialzata non appartengono allo stesso stabilimento balneare. Lo stabilimento in primo piano (anzi, si tratta di una spiaggia attrezzata) ha due postazioni, ma la seconda non si vede nella foto perché rimane dietro alla bandiera celeste. Tre bagnini sono sotto alla tenda centrale in quel momento, ma poiché c’erano 5 bagnini in servizio, gli altri erano in postazione, solo che dalla foto non si vede. Si vedono invece benissimo i volti dei 3 bagnini. Ciò che dico è verificabile. Sono uno dei 5 bagnini che lavorava in quella struttura che si chiama DunaDonda e si trova a Marina di Vecchiano (Pisa). Vedere scritto “vere e proprie truffe” mi dispiace, perché non è vero.
Andrea Bargi
La replica dell’autore
Premetto che, per evitare di indicare dei colpevoli, ma fare solo degli esempi, ho scelto foto di qualche anno fa e, a differenza delle mie abitudini, non ho intenzionalmente indicato il nome delle spiagge (per non aizzare un can che dorme); sono stato attento inoltre ad evitare scritte o facce riconoscibili. Quindi posso anche aver sbagliato io nell’interpretare una foto vecchia e accolgo la precisazione. Tanto più che si tratta di bagnini, laddove il bersaglio dell’articolo erano i responsabili del servizio quando, per risparmiare, utilizzano i bagnini in double face (per compiti che in orario di sorveglianza sono illegittimi). Premetto anche che “truffa” non indica qui “dolo” ma, come credo si evinca dal testo, quell’”imbroglio” – legale, ma illegittimo, tollerato dalle autorità di controllo – che deriva da una interpretazione letterale di una norma che è invece una violazione sostanziale del diritto (“fatta la legge, trovato l’inganno”, riporto).
Uno degli scopi dell’articolo era indicare come le ordinanze possano essere intenzionalmente travisate entrando nelle pieghe del testo. “Tre postazioni, tre bagnini” è infatti quanto mi è stato detto da una pattuglia della Guardia costiera che passava lì davanti, quando io gli ho chiesto come mai sulle postazioni sopraelevate non ci fosse nessuno. Non ho alcun dubbio, però, che l’interpretazione autentica della norma sia quella giurisprudenziale e non quella del controllo di polizia della Guardia costiera (“giurisprudenziale” indica, a scanso di equivoci, l’interpretazione della norma offerta da una sequenza di sentenze univoche, in questo caso, di omicidio colposo in seguito ad un annegamento). Se c’è una postazione sopraelevata, il bagnino deve stazionarvi sopra; se eccezionalmente scende, deve giustificare il proprio comportamento per una esigenza di servizio (di servizio di salvataggio, ovviamente). Nel caso in cui un annegamento finisca in tribunale (in mare non è frequente, ma accade), la posizione del bagnino viene meticolosamente individuata da decine di testimonianze ed è il giudice che decide come interpretare la norma. Sulle postazioni sopraelevate deve esserci, su ciascuna di esse, un bagnino. D’altra parte, oggi, su quel litorale, le cose sono cambiate (dall’anno scorso). Così recita infatti il recente art. 8 della ordinanza della Capitaneria di Livorno (2025): “[L’assistente bagnante deve] stazionare sulla postazione di salvataggio, nei suoi immediati pressi, sulla battigia o anche in mare sull’imbarcazione di servizio, in posizione che consenta la più ampia visuale possibile in relazione alla situazione in atto”.
Se i bagnini si raccolgono sotto una postazione, significa che dei tre, almeno due sono “fuori legge” (che non significa “banditi”). Vado abitualmente su questa spiaggia, uno dei litorali più belli della Toscana (e più pericolosi). Ammetto volentieri: bene organizzato e gestito, salvo qualche pecca. Sinceramente, sopra le postazioni non ho mai visto nessuno. Spero vivamente di essere contraddetto quest’estate, quando passerò di lì. Mi fermerò. Ringrazio per l’apprezzamento dell’articolo.
P.S. Anche se non proprio in tema di replica, colgo l’occasione offerta per citare l’articolo 2.8 della Ordinanza di sicurezza balneare della Capitaneria di porto di Genova, appena uscita: “2.8 La postazione di salvataggio deve essere collocata in modo da consentire la più ampia visuale possibile sul tratto di mare ricadente sotto la responsabilità dell’assistente bagnanti che ivi opera, in prossimità della battigia/riva e preferibilmente, salvo peculiari, comprovate esigenze, in posizione mediana rispetto alla zona da controllare…“. Non dietro gli ombrelloni, quindi, né di fianco. Veggenza? Spirito dei tempi o è perché Lassù qualcuno ci ascolta? Ringrazio Mondo Balneare perché è veramente un centro di diffusione di idee, spesso contrastanti. Che è come deve essere.
Dario Giorgio Pezzini
© Riproduzione Riservata















