Norme e sentenze Sicurezza

Tar mette fine a monopolio su corsi formativi bagnini di salvataggio

In base alla direttiva Bolkestein, i brevetti possono essere rilasciati da qualsiasi società accreditata. Finora, invece, c'erano solo tre enti ad avere l'esclusiva.

Correva l’anno 2014 quando il sottoscritto, in qualità di titolare della Salvamento Academy, richiedeva al Comando generale del corpo delle Capitanerie di porto alcune informazioni in merito alla procedura di accreditamento quale soggetto formatore per il rilascio del brevetto professionale di bagnino di salvataggio e assistente bagnanti, ricevendo il diniego per la mancanza di un regolamento disciplinante la materia del salvamento acquatico, funzionale alla fissazione dei requisiti, presupposti e modalità per l’accreditamento. Un regolamento che tuttavia stranamente non era stato necessario appena quattro anni prima per ottenere il riconoscimento da parte della Federazione italiana salvamento acquatico.
Chi mi conosce bene sa che sono una persona piuttosto testarda e che la caparbietà non mi manca, specialmente quando vengono calpestati i più elementari diritti costituzionali, in particolare quelli che tutelano le libertà. Quindi, con le poche risorse a mia disposizione, ho iniziato una battaglia partendo da un esposto all’Autorità garante della concorrenza, sottoponendo ai giudici l’amara situazione: quella di un oligopolio nel rilascio del brevetto di salvataggio che durava da decenni. Il primo risultato è stato che il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, a cui fa capo il Comando generale delle Capitanerie di porto, è stato costretto dall’Agcm a redigere un decreto ad hoc, il numero 206/2016 (cosa che avrebbe già dovuto fare nel 2011), il cui contenuto andava finalmente a regolamentare il settore della formazione degli assistenti bagnanti e di fatto liberalizzava il mercato.

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La vittoria sembrava ottenuta e tutto sommato non era stato così difficile; anzi mi chiedevo come mai altri soggetti, molto più strutturati di me e già presenti da più anni sul mercato della formazione, non ci avevano mai pensato. Ma ecco la sorpresa! Il decreto 206/2016, che avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° gennaio 2017, è stato rinviato dal decreto milleproroghe, e così ogni anno fino al 2021 per buona pace di Società nazionale di salvamento, Federazione italiana nuoto e Federazione italiana salvamento acquatico, nonché dei loro soci e presidenti; in particolare del deputato Paolo Barrelli, all’epoca capogruppo al Senato di Forza Italia (e attualmente sospeso dalla carica di presidente della Fin da parte della Federazione mondiale del nuoto, poiché «oggetto di indagine da parte del Comitato Etico per potenziali violazioni multiple delle regole della costituzione e del codice etico della Fina», come dichiarato in un comunicato dalla stessa), di Raffaele Perrotta, presidente Fisa e sottufficiale della Capitaneria di porto in forza al nucleo sommozzatori, e del compianto Giuseppe Marino, con il quale ho condiviso molti anni della mia esperienza nel salvataggio come responsabile della commissione formazione nazionale della Società nazionale di salvamento.

Dopo l’ennesimo, demoralizzante e frustante rinvio, non mi sono arreso e nel 2021 mi sono appellato nuovamente all’Autorità garante della concorrenza, che per la seconda volta ha ribadito con decisione la necessità di aprire il mercato della formazione al salvataggio e ha invitato il presidente del consiglio dei ministri, la Camera e il Senato a non procedere con un ulteriore sospensione del decreto, poiché non esistono le motivazioni ed è palesemente contro le regole comunitarie del libero mercato. Ma ovviamente è stato fiato sprecato.

Caso vuole che la drammatica situazione creata dalla pandemia del covid-19 ha impedito, per motivi puramente tecnici, l’inserimento nel milleproroghe della solita allegra postilla che spostava all’anno successivo l’entrata in vigore del decreto n. 206/2016. Ma già ero a conoscenza, da voci di corridoio poi confermate da una circolare della Società nazionale di salvamento inviata ai direttori di sezione, che si trattava solo di una breve e non programmata pausa, perché entro poche settimane il decreto sarebbe stato nuovamente sospeso dalla legge di conversione in fase di preparazione. Comunque, non mi sono fatto scappare l’occasione e il 10 gennaio 2022, con il decreto vigente da appena dieci giorni, ho inviato la domanda di accredito al Comando generale delle Capitanerie di porto, tra l’altro pubblicizzando questa opportunità sulla stampa e sui social e invitando altri a fare lo stesso. Perché questa battaglia non è solo per Salvamento Academy, bensì per tutti i bagnini che hanno il diritto a poter scegliere una diversa offerta formativa, probabilmente migliore e più economica.

Come da programma, il 25 febbraio 2022 la legge n. 15 ha sospeso l’entrata in vigore del decreto 206/2016 e il 17 marzo scorso il Comando generale delle Capitanerie di porto ha comunicato via Pec l’archiviazione della mia domanda. A questo punto ho raccolto le mie ultime forze e con i miei avvocati, convinti dell’ingiustizia subita e perpetrata per quasi dieci anni, abbiamo affilato le armi e ci siamo rivolti al Tar. Riporto qui di seguito alcuni estratti della sentenza dei giudici amministrativi, che dopo avere evidenziato che la nostra domanda di accreditamento era stata acquisita al protocollo nel momento in cui il decreto era vigente, finalmente mi hanno reso giustizia affossando un oligopolio che durava da oltre un secolo e mezzo. Così recita infatti la sentenza (la numero 5275 emessa l’11 novembre 2022 dal Tar Lazio): «Orbene, ritiene questo giudice che tale legge 15 del 25 febbraio 2022, laddove reitera per l’ennesima volta l’entrata in vigore del D.M. 206 del 2016, si ponga in contrasto con la direttiva 2006/123/CE» (la famosa direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi, NdR). E prosegue: «Tale norma europea è stata qualificata quale direttiva di liberalizzazione, tesa a eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento e di servizio, garantendo l’implementazione del mercato interno e del principio concorrenziale ad esso sotteso: “fissa disposizioni generali volte ad eliminare le restrizioni alla libertà di stabilimento dei prestatori di servizi negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra i medesimi, al fine di contribuire alla realizzazione di un mercato interno dei servizi libero e concorrenziale (Corte di giustizia Ue, Grande Sezione, 30 gennaio 2018, C360/15 e C31/16, punto 104)». Questo per capire che la premessa è già abbastanza chiara nel merito della palese violazione di una norma comunitaria, che comunque non rappresenta certo una novità per l’Italia.

Molto interessante risulta poi questo passaggio in cui i giudici del Tar sostengono che il vuoto normativo è stato utilizzato di proposito per impedire l’accesso di altri soggetti alla formazione: «In tale contesto, le istanze reiteratamente formulate dall’esponente, e tese a ottenere l’avvio dell’attività istruttoria finalizzata al rilascio dell’abilitazione, sono state riscontrate in senso reiettivo proprio in ragione di un rappresentato vuoto normativo. Vuoto normativo gestito, al fine di garantire la continuità nell’erogazione dell’attività formativa e nel rilascio delle abilitazioni all’esercizio dell’attività di salvamento, mediante plurime proroghe delle autorizzazioni già in essere facenti capo, come detto, ai tre operatori sopra indicati». E la pronuncia prosegue sottolineando che «con il decreto ministeriale 206 del 2016, vedeva finalmente la luce una disciplina organica che poneva rimedio a una situazione di stallo che aveva “generato un sistema non aperto alla concorrenza e non in linea con la normativa europea sulla liberalizzazione delle professioni” (cfr. Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativi, adunanza di sezione del 7 luglio 2016, affare n. 01263/2016) che sottolineava, altresì, la buona qualità dell’istruttoria condotta che compensava “l’opacità del quadro legislativo di autorizzazione». Il Tar cita parole del Consiglio di Stato interpellato dal Comando generale delle Capitanerie di porto sulla revisione del decreto, perciò tale importante passaggio spiega chiaramente che anche Palazzo Spada era fortemente favorevole all’emanazione del decreto che avrebbe permesso finalmente di liberalizzare il mercato. Questo va fatto presente soprattutto a chi sta già pensando di presentare ricorso al suddetto ente e spera di capovolgere la sentenza del Tar.

Per rafforzare quanto sopra, il Tar ricorda che «la situazione sopra rappresentata, che perpetua una situazione di chiusura – oramai decennale – al mercato delle prestazioni dei servizi in questione, limitando a soli tre soggetti la possibilità di svolgere l’attività formativa e abilitante in parola, è stata reiteratamente stigmatizzata dall’Agcm». Peraltro, i giudici amministrativi evidenziano che non è solo la normativa eurocomunitaria a essere violata (anche se già di per sé sarebbe più che sufficiente): «Osserva ancora il Collegio che tale situazione si rivela confliggente non solo con i principi di matrice eurounitaria afferenti alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei servizi ma, come detto, con le stesse disposizioni della direttiva che richiedono agli Stati membri di dare corso alla disamina delle procedure e delle formalità relative all’accesso a un’attività di servizi e al suo esercizio e che impongono che le procedure e le formalità di autorizzazione siano chiare, rese pubbliche preventivamente e tali da garantire ai richiedenti una trattazione obiettiva e imparziale della domanda presentata […] Nel caso all’esame del Collegio, la risposta alle esigenze di stampo eurounitario data dalla normazione secondaria introdotta con il D.M. 206/2016, funzionale all’apertura al mercato dell’attività di erogazione dei servizi formativi in questione, è stata sterilizzata dalla legge 25/2022 che ha prorogato in maniera automatica e generalizzata le pregresse autorizzazioni detenute dai tre competitors».

Il Tar respinge poi le osservazioni, presentate dagli avvocati che rappresentano il Ministero delle infrastrutture e la Fin, definendole «prive di pregio» ed esplicitando che di fatto le motivazioni che hanno portato all’ultima sospensione del decreto 206/2016 sono ingiustificate e, come ho sempre asserito, colui che le ha inserite nel milleproroghe ha mentito sapendo di mentire, tanto che «non risultano condivisibili le considerazioni formulate dall’amministrazione resistente a supporto della legittimità e compatibilità, anche comunitaria, dell’intervento legislativo da ultimo introdotto sulla scorta del fatto che lo stesso si giustificherebbe con l’esigenza di introdurre nel D.M. n. 206 del 2016 le modifiche necessarie per “conseguire l’obiettivo della semplificazione delle procedure amministrative necessarie per il rilascio, il rinnovo e la sostituzione delle abilitazioni per l’esercizio della professione di assistente ai bagnanti nonché per il rilascio delle autorizzazioni a nuovi soggetti formatori, per garantire la piena osservanza delle regole della concorrenza ed evitare, nel rispetto delle prescrizioni previste per fronteggiare le esigenze connesse al contesto pandemico, eccessivi spostamenti delle persone per sostenere gli esami per l’ottenimento del brevetto”». Difatti, i giudici del Tar spiegano subito a ruota: «Risulta, invero, al Collegio che tale previsione non sia in grado di far recuperare il crisma della compatibilità comunitaria a una disposizione che – nel disporre l’ennesima proroga ad una normativa organica mai resa operativa, nel dichiarato intento di “garantire la piena osservanza delle regole della concorrenza” – perpetua per ulteriori 12 mesi una situazione che, per oltre due lustri, ha bloccato l’accesso al settore di nuovi operatori; pur evidentemente rientrando nella piena facoltà del legislatore l’introduzione di eventuali affinamenti normativi sulla predetta disciplina, osserva il Collegio come l’effetto principale che la norma in questione apporta è quello di cristallizzare ulteriormente un assetto, all’evidenza, incompatibile con il quadro normativo eurounitario sopra descritto».

Infine, dopo 18 pagine si arriva allo scontato verdetto: «Conclusivamente il Collegio, rilevata l’incompatibilità comunitaria (con gli artt. 5 e 12 della direttiva CE 2016/123) della disciplina nazionale di cui all’art. 10 comma 3 quinquies della legge 15/2022 che prevede l’ulteriore dilazione dell’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 206 del 2016 e la contestuale proroga delle autorizzazioni rilasciate fino al 31.12.2011, annulla il provvedimento del 17 marzo 2022, prot. U0037447, con la quale viene rappresentata dal Comando generale delle Capitanerie di porto l’impossibilità di istruire l’istanza presentata dalla ricorrente e disposta la contestuale l’archiviazione della stessa agli atti d’ufficio, dovendo, al contrario, il medesimo Comando procedere all’istruttoria della pratica medesima presentata ai sensi del decreto ministeriale 206 del 29 luglio 2016».

Questa sentenza, che ritengo solida come la roccia, non solo ritiene valida la mia domanda di accreditamento e ne dispone l’istruttoria, ma dice chiaramente che la legge che approva l’ennesimo rinvio e la conseguente riconferma delle autorizzazioni già rilasciate, è stata emanata in palese violazione della normativa eurocomunitaria. E potete stare sicuri che, dopo tutti questi anni, farò in modo che questo verdetto sia applicato alla lettera. Inoltre, il Ministero delle infrastrutture e trasporti è stato condannato al risarcimento dei danni e insieme alla Fin anche al pagamento delle spese processuali, con le quali organizzerò il prossimo congresso nazionale “Rianimare 2023” dedicato al soccorso e salvataggio in acqua.

Ringraziando i miei avvocati per l’ottimo lavoro svolto, vorrei da ultimo sottolineare che se oltre a questa battaglia vinceremo anche la guerra, la nostra intenzione non è né è mai stata quella di entrare a far parte del gruppo dei privilegiati. Al contrario, consapevoli delle nostre solide competenze in materia di formazione in ambito acquatico, sia per quanto riguarda la parte sanitaria che quella puramente tecnica, grazie soprattutto alle risorse umane interne a Salvamento Academy, costituite da professionisti di altissimo profilo, una volta ottenuto questo riconoscimento vogliamo potenziare ulteriormente questo team di esperti con chi desidera unirsi a noi, con il preciso obiettivo di diventare un punto di riferimento del settore per la didattica e la ricerca a sostegno di tutti i docenti che si occupano di primo soccorso e salvataggio in acqua, a prescindere dalla loro associazione di appartenenza, fornendo un prezioso contributo per la salvaguardia della vita umana in mare.

Per approfondire

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.
  1. Un bell’ articolo, finalmente con spunti giuridici valevoli per i balneari, che deve essere dacmonito sopratutto con riferimento alle promesse dei balneari di alcuni politici.
    Ma i sindacati, niente ,continuano a pretendere lo sfascio del sistema.
    Eppure tutte le Autorita indipendenti hanno avvisato con largo anticipo che al 2023 si devono svolgere i bandi.
    Niente non c e niente da fare

  2. Complimenti e congratulazioni!..condivido la battaglia contro le lobby e io mi spendo ormai dal 2016 con risultati ancora non definitivi ma promettenti ..grazie per aver alimentato la mia perseveranza attraverso la sua testimonianza. Ancora complimenti!

  3. Certo che siete un po’ bizzarri!
    Quando le direttive comunitarie, Bolkestein compresa, vi fanno comodo sono delle splendide norme che tutti devono seguire e rispettare, quando invece sono indigeste (vedi rinnovo delle concessioni…) apriti cielo!
    Questo purtroppo è il lato peggiore del nostro Paese!

  4. Tarantini Paolo says:

    Ben fatto, Stefano. Spero davvero che la legge entri in vigore per meglio disciplinare questa preziosa e utilissima attività.

  5. il problema è che la norma che regola come strutturasi per poter insegnare come diventare bagnìno è scritta con i piedi. Praticamente ora per diventare istruttore accreditato basta aver fatto il bagnino da due anni e avere una stanzetta per la didattica con una lavagna luminosa e poco più… mi sembra un po’ poco per insegnare una materia così importante..

  6. Rossana Prola says:

    Complimenti Mazzei, per la sua determinazione e il suo coraggio. Condivido totalmente la sua battaglia e farò quanto è possibile per diffonderla nel settore.

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