Sicurezza

Rivoluzione nel salvamento in mare: liberalizzata la formazione professionale

Dal 1° gennaio di quest'anno i bagnini di salvataggio possono ricevere i brevetti da enti diversi rispetto a Fin, Sns e Fisa, che in precedenza detenevano il monopolio

Il 2022 per il settore balneare si apre con una vera e propria rivoluzione nel campo della formazione degli operatori di salvataggio. Ci sono voluti ben cinque anni, ma alla fine il decreto emanato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 206 del 29 luglio 2016, che regolamenta e norma l’individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi di formazione al salvamento in acque marittime, acque interne e piscine e al rilascio delle abilitazioni all’esercizio dell’attività di assistente bagnante, è finalmente entrato in vigore dal 1° gennaio di quest’anno, spezzando la catena che teneva imprigionato il mercato della formazione dei bagnini.

In realtà il suddetto regolamento avrebbe dovuto entrare in vigore l’anno successivo dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, avvenuta il 17 novembre 2016, se non fosse stato bloccato da una serie di deroghe, inserite senza alcuna motivazione nel famoso e troppo spesso abusato decreto milleproroghe di fine anno, mantenendo l’oligopolio di Federazione italiana nuovo, Società nazionale di salvamento e Federazione italiana salvamento acquatico nella formazione e nel rilascio dei brevetti che abilitano alla professione dell’assistente bagnanti. La sua tormentata storia è iniziata nel lontano 2014, quando il sottoscritto fece richiesta al Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera di essere accreditato con la propria agenzia didattica; domanda che, a differenza di ciò che accadde appena quattro anni prima per la Federazione italiana salvamento acquatico, venne respinta con la motivazione della mancanza di uno specifico regolamento.

Il provvedimento a cui faceva riferimento il Comando generale delle Capitanerie di porto è il decreto legislativo n. 2016/2011, convertito con modifiche dalla legge n. 14/2012, che all’articolo 15 comma 3 testualmente prevede quanto segue: «Al fine di garantire e tutelare la sicurezza e la salvaguardia della vita umana in acqua, fino all’emanazione, entro e non oltre il 30 giugno 2014, del regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per gli addetti al salvamento acquatico, da adottare con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono prorogate le autorizzazione all’esercizio di attività di salvamento acquatico rilasciate entro il 31 dicembre 2011». Con questa norma si era di fatto cristallizzata una situazione dove Fin, Sns e Fisa erano gli unici soggetti autorizzati, e a confermarlo fu l’Autorità garante della concorrenza, che a seguito alla segnalazione presentata nell’anno successivo sempre dal sottoscritto, invitava il Ministero dei trasporti «ad assumere in tempi celeri le iniziative necessarie a colmare il vuoto normativo nel settore, idoneo a dar luogo a distorsioni della concorrenza precludendo l’accesso di nuovi operatori al mercato» (si veda il bollettino Agcm n. AS1191 del 18 maggio 2015 al capitolo “Accesso alle attività di formazione per il salvamento acquatico e assistenza bagnanti”).

Non solo l’Antitrust si era espresso a favore dell’apertura del mercato, ma anche l’Avvocatura del Consiglio di Stato, interpellata dal Comando generale delle Capitanerie di porto, ribadiva l’assoluta necessità di procedere nell’emanazione urgente di un regolamento che avrebbe dovuto essere già operativo a fine 2011: «L’attuale assetto normativo, pertanto, ha impedito all’Amministrazione di conoscere nel corso degli anni il numero dei detentori delle abilitazioni, il flusso annuo dei soggetti richiedenti le stesse e tutti i dati ad esso relativi, atteso che il rilascio delle abilitazioni compete alle stesse Società deputate alla formazione degli assistenti bagnanti. Ciò, inoltre, ha generato un sistema non aperto alla concorrenza e non in linea con la normativa europea sulla liberalizzazione delle professioni.”, continuando con “L’intervento regolamentare dello Stato, oltre ad essere necessario, appare altresì legittimo ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, attenendo ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, giacché l’opera prestata dall’assistente bagnante, nell’immediatezza di eventi che pongono a rischio la vita umana in mare, ovvero nell’ambito di bacini interni o piscine, per prossimità e tempestività d’intervento, è certamente in grado di offrire un contributo rilevante all’efficacia ed alla tempestività dei soccorsi da prestarsi a bagnanti in pericolo» (adunanza del 7 luglio 2016, numero affare 01263/2016). Il Consiglio di Stato si era espresso quindi favorevolmente con qualche osservazione, approvando il regolamento redatto dal Comando generale delle Capitanerie di porto.

Destano tuttavia perplessità i requisiti richiesti per presentare la domanda di abilitazione alla formazione, che vedono come unico elemento che attesti l’esperienza nel campo del salvataggio il brevetto di assistente bagnante da almeno due anni: mi permetto di osservare che forse è troppo poco per garantire un’adeguata conoscenza all’insegnamento di una materia così importante, considerato che un brevetto non è certamente una laurea, dal momento si acquisisce con poco più di venti ore di corso. Ma la cosa più strana è che lo stesso titolo viene richiesto al legale rappresentante della società o associazione che richiede l’autorizzazione: è un po’ come se al legale rappresentante di un ambulatorio medico venisse richiesta la laurea in medicina, oppure a quello di un’impresa di costruzioni il titolo di ingegnere civile. Sorvoliamo poi sul fatto che, nell’elenco delle dotazioni obbligatorie, troviamo ancora strumenti di tortura come il tiralingua e l’apribocca, ai quali si va ad affiancare, forse per i nostalgici o per un tocco di vintage nell’arredamento, la lavagna luminosa! Sinceramente mi sorge il dubbio che forse sia stata erroneamente confusa con la lavagna interattiva multimediale (LIM) e che si tratti perciò di un refuso.

Insomma, il decreto non è perfetto, ma si tratta comunque di un’importante svolta e nella sostanza ci sono notevoli novità, a partire dal brevetto che sarà rilasciato direttamente dal compartimento marittimo, per cui non sarà più necessario pagare una quota annuale di rinnovo all’ente che ha erogato il corso, ma solo provvedere a eseguire periodicamente una visita medica di idoneità fisica presso l’Asl. Le ore di formazione non possono essere meno di 100, divise tra teoria (20), pratica (50) e tirocinio (30); inoltre vengono ben distinti i due corsi e di conseguenza le certificazioni per il salvataggio in mare e quelle per acque interne (piscine), ovvero non sarà più prevista l’integrazione, solitamente effettuata con la prova di voga e la conoscenza dell’ordinanza balneare, che permetteva di passare dal brevetto per la piscina a quello per il salvataggio in mare, saltando l’esame di nuoto con la presenza della commissione presieduta dalla Capitaneria di porto.

Altro punto importante è che allo stato attuale Fin, Sns e Fisa, in attuazione di quanto disposto dal decreto, non potrebbero più rilasciare il brevetto di bagnino di salvataggio e/o assistente bagnante, in quanto le rispettive autorizzazioni sono state abrogate dall’articolo 13 “Disposizioni transitorie e finali” dello stesso decreto, che di fatto costringerebbe i tre enti a presentare a loro volta una nuova domanda di autorizzazione. Su questo aspetto, nella sezione “Salvamento” del sito della Federazione italiana nuoto, è già stato pubblicato il monte ore previsto dal decreto, incluse le 30 dedicate al tirocinio, mentre a conferma di quanto affermato, la Sns ha recentemente inviato una circolare alle proprio sezioni, invitandole a soprassedere nel richiedere alle Capitanerie le date di svolgimento degli esami per il rilascio del brevetto da bagnino di salvataggio, «in attesa dell’auspicato provvedimento di proroga della sospensione dell’applicazione del decreto».

Ammesso e concesso che ciò possa di nuovo accadere, la giurisprudenza costituzionale ha dichiarato che il «principio di irretroattività della legge» è derogabile solo quando ciò sia richiesto dal criterio di ragionevolezza, senza mai «incidere arbitrariamente sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti»: insomma, una norma retroattiva e non penale può essere dichiarata legittima solo se questa non viola il principio generale di ragionevolezza e disparità di trattamento, ovvero l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica quale elemento fondante lo Stato di diritto (articolo 3 della Costituzione), la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico, nonché il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario. E il problema concerne anche la tematica più generale dei diritti acquisiti (ci sarebbe poi da segnalare il tentativo fallito del deputato Gianluca Rospi, ex Movimento 5 Stelle ora in Coraggio Italia, che con la sua proposta di legge n. 1727 ha tentato di superare l’attuale decreto 206/2016: peccato che dal 2 aprile 2019 nessuna commissione abbia mai iniziato a discutere tale iniziativa, che è rimasta, come spesso accade, sepolta dalla polvere).

Tornando alla questione della ragionevolezza e disparità precedentemente citata, il Garante della concorrenza è stato molto chiaro su questo aspetto: ribadendo il concetto già espresso in passato nel bollettino n. 43/2021 – AS1798 del 2 novembre 2021, indirizzato ai presidenti di Senato, Camera e Consiglio dei ministri con l’invito a non procedere a una nuova deroga del decreto, l’Agcm dichiara con fermezza: «Siffatte proroghe, in assenza di qualsiasi oggettiva esigenza di interesse generale, non rispondono nemmeno al requisito di proporzionalità della restrizione richiesto dall’articolo 12 del D.Lgs. n. 59/2020 e producono, all’evidenza, l’effetto di mantenere indebitamente la restrizione all’accesso e all’esercizio delle attività di formazione per l’assistenza/salvamento in acqua su base automatica e a tempo indeterminato. L’Autorità auspica, pertanto, il rispetto del termine del 31 dicembre 2021, previsto dall’art. 13, comma 5-ter, del D.L. n. 162/2019, per l’entrata in vigore del nuovo regime autorizzatorio disciplinato con D.M. n. 206/2016».

Sottolineo questo aspetto perché sicuramente in questi giorni sono già state presentate istanze di autorizzazione al Comando generale delle Capitanerie di porto, per cui queste richieste depositate con il decreto ministeriale in vigore sono, salvo omissioni, da considerarsi legittime. A fronte di ciò, concludo invitando tutti coloro che ne posseggono i requisiti di inoltrare quanto prima la propria domanda di adesione per ottenere l’autorizzazione alla formazione e all’addestramento degli operatori al salvataggio, in modo da contribuire ad allargare l’accesso alle attività di servizi professionali e aumentare le possibilità di scelta formativa per gli aspiranti assistenti bagnanti.

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Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.
  1. LA LIBERALIZZAZIONE LA POSSO ANCHE CONDIVIDERE, NON DI CERTO QUESTO DECRETO FATTO CON SUPERFICIALITA’ ( A MIO PARERE ) E NON DA ESPERTI DEL SETTORE.
    RESTRINGERE L ETA’ E’ LA PRIMA CAVOLATA, PER DIVERSI MOTIVI :
    – MOLTI RAGAZZI SI ISCRIVONO AI CORSI A 16/17 ANNI PERCHE’ POI A 18 HANNO LA MATURITA’ , LA PATENTE E COSI’ NON HANNO ALTRO TEMPO E SOLDI PER FREQUENTARE IL CORSO BAGNINI ;
    – VIENE ACCORCIATA L’ETA’ PER PARTECIPARE , COME A DIRE CHE UNO DI 51 ANNI SIA UN MORTO VIVENTE INCAPACE DI FARE ATTIVITA’ DI SALVATAGGIO ? OLTRE AL FATTO CHE CON LA CRISI DI LAVORO NEI CINQUANTENNI , PERCEPIRE UN BREVETTO CHE GLI PERMETTE DI RIMANERE NEL MONDO DEL LAVORO NON SAREBBE MALE … COMPLIMENTI !!!
    QUANTI BAGNINI IN MENO VERRANNO BREVETTATI… NE SONO CERTO
    VOGLIAMO PARLARE DEI REQUISITI PER APRIRE UNA SCUOLA DI SALVAMENTO ?
    RIDICOLI E NON SUFFICIENTI . AVERE IL BREVETTO DA 2 ANNI NON SIGNIFICA AVERE ESPERIENZA SUL CAMPO E IN OGNI CASO GLI ATTUALI MAESTRI CI ARRIVANO DOPO UN LUNGO PERCORSO DIDATTICO E ANCHE LAVORATIVO
    CHISSA’ CHE BAGNINI PREPARATI AVREMO IN FUTURO…
    ALTRO PUNTO… LA COMMISSIONE D ESAME… E QUA VIENE FUORI LA NON CONOSCENZA DELLA MATERIA… GIA’ E’ DIFFICILE METTERE D’ACCORDO DATE TRA MEDICO E CAPITANERIE ADESSO SARA’ PEGGIO…
    SICURAMENTE LE DISPONIBILITA’ A COSTITUIRE COMMISSIONI DIVENTERANNO MOLTO POCHE CON CONSEGUENTE MINOR BAGNINI BREVETTATI…
    LA CAPITANERIA E’ GIA’ OBERATA DI IMPEGNI , CON POCO PERSONALE CHE GIA’ ORA FA FATICA A FARE GLI ESAMI MARE , D’ORA IN POI DIVENTERA’ IMPOSSIBILE PER LORO LAVORARE SE NON VIENE INTEGRATO DEL PERSONALE… SE POI CI METTIAMO CHE SPETTERA’ LORO FARE I RINNOVI ALLORA ADDIO BREVETTI…
    L’ UNICA NOTA POSITIVA , CHE SOLO LA F.I.S.A. FA , E’ CHE NON CI SARA’ PIU’ L’ESTENSIONE MARE CON LA SOLA PROVA DI VOGA MA CON L ESAME ANCHE DI NUOTO E TEORICA DI FRONTE ALLA COMMISSIONE D ESAME…
    PERO’ ( DETTO IRONICAMENTE ) L’IMPORTANTE E’ AVERE LA SEDE E LA PARTE LOGISTICA, COME SE UNO I CORSI LI FACESSE IN UN CAMPO APERTO…
    A MIO DIRE NON E’ PER NIENTE UN BUON DECRETO E SI DOVEVA FARE MEGLIO SE SI VOLEVA APRIRE IL MERCATO…

    • Stefano Mazzei says:

      Gentile Massimo,
      sono in buona parte d’accordo con te, ed alcune delle storture che hai evidenziato sono state citate nell’articolo, anche la questione del limite di età a 50 anni non è di poco conto, perchè ci sono moltissimi atleti master di nuoto che a prestazioni in acqua farebbero impallidire molti bagnini, oltre al fatto che è come dire ad un Vigile del Fuoco a 50 anni che non può fare più il suo lavoro. Sarebbe stato più logico imporre oltre alla visita medica dei corsi di aggiornamento obbligatori, come già vige in molti amtri contesti professionali. Detto questo, il punto fondamentale che deve garantire la qualità formativa a prescindere dall’esperienza del docente è la commissione d’esame. Per quanto mi riguarda il candidato Bagnino potrebbe anche presentarsi senza aver fatto un corso ed essersi preparato da solo come per la patente guida, saranno poi i membri della commissione d’esame, che devono questi sì essere veri esperti, a dover valutare correttamente e con un metodo univoco in tutta Italia le capacità dell’aspirante Bagnino. Solo così avremo operatori al salvatggio preparati, altrimenti si salvi chi può!

  2. Approdosicuro@outlook.com . Buonasera irremovibile essere informati se possiamo come associazione fare da subito legalmente domanda per poter organizzare in autonomia i corsi di bagnino di salvataggio. Ringraziamo anticipatamente per le preziose informazioni che vorrete cortesemente fornirci. IL PRESIDENTE Maurizio MORREALE

  3. Buongiorno, volevo chiederle sa luce di quanto letto, io brevettato fisa che ho il mio brevetto in corso di validità devo fare qualcosa? Inoltre allo scadere dello stesso dove andrò a rinnovare il mio brevetto? Grazie.

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