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SUN 2015 / Sindacati balneari contro governo: ‘Riforma subito’

Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi con un nuovo documento si schierano in direzione 'diametralmente opposta' alla scelta di attendere la sentenza della Corte Ue sulla proroga al 2020. Si insiste anche sulla modifica della linea demaniale.

di Alex Giuzio

«Occorre varare subito la riforma delle concessioni balneari: gli imprenditori non possono aspettare la primavera del 2016». Questa la posizione unanime dei sindacati Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Assobalneari-Confindustria e Oasi-Confartigianato, che ieri hanno organizzato la consueta e partecipatissima assemblea unitaria al Sun di Rimini, approvando un nuovo documento contenente le loro richieste al governo.

Proprio nella stessa giornata e nello stesso luogo, in un’altra assemblea il sottosegretario al turismo Francesca Barracciu ha ribadito quanto era già noto alle associazioni balneari (vedi notizia), e cioè che prima di varare la riforma il governo intende attendere la sentenza della Corte di giustizia europea, chiamata dal Tar Sardegna a giudicare la legittimità della proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2020. Secondo il governo, infatti, sarebbe troppo rischioso approvare una legge prima della sentenza, con la concreta possibilità che la proroga al 2020 venga invalidata, costringendo a ricominciare tutto da capo.

Ma i sindacati balneari non ci stanno: gli imprenditori non possono più lavorare con una situazione di incertezza che si protrae da sei anni, diventata ancora più pericolosa oggi, col rischio di una pronuncia della Corte europea che, se giudicasse illegittima la proroga al 2020, riporterebbe le concessioni balneari italiane alla scadenza del 31 dicembre 2015: ma poiché la sentenza è attesa solo per marzo-aprile 2016, la situazione è da vero allarme rosso. E non è tutto: i sindacati degli imprenditori balneari continuano infatti a chiedere la revisione dei canoni, il riconoscimento del valore d’impresa, l’armonizzazione fiscale in linea con le altre imprese turistiche e le modifiche alla linea demaniale in corrispondenza delle aree che ormai hanno perso la natura di uso pubblico del mare. Posizioni su cui si sono allineate ormai tutte le regioni costiere, rappresentate nel corso dell’incontro dagli assessori Andrea Corsini e Marco Scajola.

Al termine dell’assemblea di ieri pomeriggio, abbiamo interpellato Riccardo Borgo (presidente Sib-Confcommercio) e Vincenzo Lardinelli (presidente Fiba-Confesercenti) per farci ribadire la posizione sindacale in questa video intervista.

Posizioni, queste, ribadite dal documento letto ad alta voce da Borgo durante l’assemblea, che rappresenta la posizione unanime dei sindacati Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi. Lo riportiamo integralmente qui di seguito.

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I dati sulle presenze turistiche presentati dall’Istat a Napoli lo scorso 1° ottobre confermano la rilevante crescita del turismo italiano, tale da renderlo un settore fondamentale per l’economia nazionale. Infatti, nel mese di luglio è stata constatata una crescita delle presenze del 3,1% rispetto a luglio 2014 e il dato dei primi sette mesi dell’anno vede nel complesso una crescita delle presenze dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2014. Del resto, tutte le rilevazioni delle associazioni di categoria hanno evidenziato il dato positivo di questi mesi, tanto da indurre il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini a dichiarare che «il contributo che turismo e cultura possono dare alla crescita del paese e alla creazione di posti di lavoro ha trovato nei primi dati di questa estate 2015 una grande conferma» (dichiarazione del 17 agosto).

In tali indagini trova poi ulteriore riscontro che per la parte di gran lunga più rilevante della domanda turistica, sia nazionale che estera, che si riversa nel nostro Paese, la “vacanza” è sinonimo di “vacanza al mare”. Infatti per l’Osservatorio Trivago quest’anno «il mare tricolore è stato il protagonista delle vacanze dei turisti italiani, ma anche europei», visto che è stato in cima alle scelte dei turisti francesi, tedeschi e inglesi; così come l’indagine dell’Istituto Europasia e Cescat – Assoedilizia ha concluso che «sui consumi turistici estivi il 79% degli italiani, rispetto al 70% del 2014, preferisce la spiaggia».

In definitiva la balneazione italiana costituisce uno dei settori strategici dell’economia del nostro Paese, fatto soprattutto dalle 30.000 imprese che operano in regime di concessione demaniale, che andrebbe ulteriormente valorizzato.

Purtroppo, però, siamo ancora una volta costretti a constatare che il problema della sopravvivenza di queste decine di migliaia di imprese e, con essa, della salvaguardia di un cruciale settore economico del nostro Paese, è lontano dall’essere risolto nonostante siano trascorsi ben dieci anni dalle prime avvisaglie giurisprudenziali (sentenza del CdS n. 168 del 25 gennaio 2005) e sei anni (D.L. 30 dicembre 2009 n. 194) dalla formale abrogazione della norma che costituiva la fonte di stabilità nel tempo per queste imprese. Abrogazione che ha avviato un lungo periodo di precarietà che ha causato il quasi totale blocco degli investimenti e posto le imprese nella più assoluta incertezza anche di fronte alla proroga al 31 dicembre 2020 (art. 34 duodecies della legge 17 dicembre 2012 n. 221) approvata al fine di effettuare, è opportuno ricordarlo, la “revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali”. Proroga al 2020 che, peraltro, è messa a rischio dai ricorsi pendenti presso la Corte di giustizia europea per cui nei prossimi mesi è concreto e attuale il pericolo che venga meno, ancora una volta per azione dei giudici, anche questa precaria tutela delle imprese attualmente operanti, con devastanti effetti per la balneazione e il turismo italiano per il 2016.

Nel tempo sono stati espressi innumerevoli, importanti e solenni atti politici in favore delle imprese concessionarie (vedi per tutti l’odg approvato all’unanimità dal Senato il 5 maggio 2011 e i documenti della Conferenza delle Regioni del 19 aprile 2012 e dell’8 maggio 2014), così come è stata apprezzata la disponibilità del governo di accogliere le richieste delle associazioni di categoria, che già allora come oggi ritenevano che le nostre imprese non dovessero andare a evidenza pubblica, decise proprio qui a Rimini lo scorso anno di avviare concretamente la riforma del settore partendo da un punto fermo e condiviso nei suoi principi informatori e ben sintetizzato dalla formula del doppio binario: evidenza pubblica per il rilascio delle nuove concessioni e lungo periodo transitorio per le imprese esistenti. Tanto che il sottosegretario Gozi, responsabile delle politiche comunitarie, ci ha informati di aver avviato in tal senso, forse per la prima volta, un concreto confronto con la Commissione europea.

Non possiamo però non rimarcare con amarezza e preoccupazione che negli anni (a partire dal 2009) i vari governi hanno impugnato davanti alla Corte costituzionale tutte le leggi regionali che hanno tentato di proteggere i concessionari e, da ultima, la legge regionale della Puglia del 10 aprile 2015 n. 17 che si è limitata ad applicare la proroga al 2020 prevista da una legge dello stato. Tutto questo mentre altri Paesi europei nostri competitori si sono dotati di leggi che hanno dato stabilità e slancio alle attività balneari.

Così come ha destato preoccupazione e sconcerto l’ipotesi avanzata recentemente dallo stesso sottosegretario Sandro Gozi che, di fronte alla drammatica eventualità di una negativa sentenza della Corte di giustizia europea, dichiara di aspettarne il pronunciamento invece di avviare subito il confronto con le Regioni e le associazioni di categoria così da accelerare il varo di una disciplina organica costituzionalmente e comunitariamente corretta.

Noi la pensiamo in maniera diametralmente opposta e riteniamo che occorra evitare, non aspettare, la sentenza dei giudici. La questione è troppo importante per il nostro Paese, oltre che per le decine di migliaia di aziende coinvolte, per essere lasciata alla giurisprudenza o alla valutazione di qualche euroburocrate di Bruxelles.

Riteniamo quindi che sia necessario procedere subito a individuare una nuova norma che, acquisendo e rendendo compatibili i principi del doppio binario, possa addirittura interrompere l’iter della sentenza della Corte di giustizia evitando così di aggiungere tensione in un settore che, sotto pressione da anni, rischia di esplodere da un momento all’altro. Una riforma che passi da un doveroso bilanciamento della tutela della concorrenza con quello della proprietà aziendale e che comporta una differenziazione costituzionalmente e comunitariamente imposta dalla diversità delle situazioni.

Non possono essere disciplinate allo stesso modo, pena l’evidente contrasto con l’elementare principio di uguaglianza, situazioni oggettivamente diverse. Non può trovare la stessa disciplina l’immissione in un’area libera e quella in una azienda esistente e operante che, anche in regime di assoluta precarietà, ha saputo garantire fino a oggi l’eccellenza dell’offerta turistica del nostro Paese.

Per cui ancora una volta, in coerenza con le richieste approvate nel precedente appuntamento di Rimini dalle associazioni di categoria, si sollecita il governo e il parlamento affinché:

  1. sia riavviato subito il confronto con le Regioni e le associazioni di categoria al fine di mettere a punto in tempi brevi un quadro normativo che sia in grado di assicurare futuro e certezze alle imprese attualmente operanti in regime di concessione demaniale turistico ricreativo;
  2. si dia immediata risposta, già all’interno della prossima legge di stabilità, ad alcuni temi che, palesemente compatibili con la normativa europea, rappresenterebbero un importante e concreto segnale di attenzione da parte delle istituzioni:
    • sia data una soluzione a quelle imprese che, soffocate da canoni demaniali derivanti dall’applicazione dei valori OMI per le pertinenze demaniali, sono ormai allo stremo delle loro forze e rischiano oggi, non domani, di perdere concessione, impresa, lavoro. Ciò sarà possibile sia definendo un nuovo e più equilibrato sistema del calcolo del canone oppure, in attesa di questa riforma, le imprese siano messe al riparo da provvedimenti di decadenza del titolo e da altre azioni coercitive derivanti dal mancato pagamento del canone;
    • si formalizzi in modo adeguato e certo il principio che alle imprese balneari deve essere riconosciuto il congruo valore di impresa, approssimante il valore di mercato, che è intrinseco al fatto che le stesse sono di proprietà di chi le ha create e gestite, e che deve rappresentarne il ristoro al concessionario in caso di perdita coattiva dell’impresa;
    • sia data una interpretazione definitiva e moderna al concetto di facile e difficile rimozione così da evitare che le iniziative di incameramento, comunque e a qualsiasi costo in corso da parte di varie Agenzie del demanio, esasperino ulteriormente una situazione già di per se pesante con il rischio di dare corso ad un vasto e capillare contenzioso;
  3. sia data concreta attuazione all’art. 7 del d.l. 19 giugno 2015, convertito nella legge 6 agosto 2015 n. 125, che prevede possibili modifiche della linea demaniale finalizzate al riconoscimento di quelle aree che abbiano perso l’originale funzione demaniale legata all’uso pubblico del mare. Alle Regioni il compito, seguendo criteri omogenei nazionali, di mettere mano a quei provvedimenti che, alla luce delle realtà territoriali, potranno trasformarsi in concrete opportunità per le imprese attualmente operanti;
  4. sia avviato un percorso di revisione e armonizzazione fiscale per le imprese balneari che parta dalla modifica del loro codice ATECO che attualmente non le inserisce nel turismo, alla conseguente revisione dell’Iva, nonché a una definizione coerente e omogenea a livello nazionale delle imposte locali (Tares, Imu, eccetera).

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