Opinioni

”Spiagge, le gare sono inevitabili anche senza Bolkestein”

Pizzolante: ''Anche se sono beni privati, le imprese balneari poggiano su suolo pubblico che non può non avere scadenza''

È stato il relatore del disegno di legge sulle concessioni di spiaggia, che voleva riformare la gestione delle imprese balneari tramite l’istituzione di un periodo transitorio, del riconoscimento del valore commerciale e delle evidenze pubbliche con punteggio premiante per la professionalità. Sergio Pizzolante (nella foto) non è stato rieletto all’ultima tornata elettorale, ma data la sua attenzione in materia di demanio marittimo, ha deciso di commentare l’eclatante presa di posizione dell’ex commissario europeo Frits Bolkestein, che la scorsa settimana a Roma ha dichiarato come le spiagge non debbano rientrare nella sua direttiva (vedi notizia).

Sergio Pizzolante, le parole di Frits Bolkestein faranno cambiare idea sull’inevitabilità delle evidenze pubbliche per gli stabilimenti balneari italiani?

«Non credo proprio. Rimane la sentenza del Consiglio di Stato che ha disapplicato il diritto di insistenza per contrarietà al Trattato europeo di Lisbona, la numero 168 del 25 gennaio 2005, antecedente alla direttiva Bolkestein che è stata emanata il 16 dicembre 2006 e recepita nel nostro Paese con il decreto legge n. 59 del 15 marzo 2010. Un bene pubblico, finita la concessione va all’evidenza pubblica. Si possono fare proroghe (e lo abbiamo fatto), o si possono costruire periodi transitori e norme capaci di proteggere e valorizzare investimenti e valori commerciali delle imprese (come abbiamo cercato di fare), ma poi, a un certo punto, non si può sfuggire alle evidenze e all’evidenza. Anzi, il paradosso è che senza la Bolkestein sarebbe peggio, poiché non ci sarebbe la garanzia dell’articolo 12 comma 3, riconosciuto anche dalla Corte di giustizia europea».

accessori spiaggia

Eppure il centrodestra, che ha anche il 40% dei seggi in parlamento, promette di non istituire le evidenze pubbliche sulle attuali concessioni.

«Se chi ha vinto le elezioni e si appresta a governare pensa che si possa fare diversamente, lo faccia. Si faccia un governo e poi una legge. Vediamo. Però, mi si permetta un piccolo appunto personale da uno che ormai è fuori dal parlamento: continuare così è pericoloso. Sostenere che a un certo punto della storia, anche dopo avere tenuto conto dei diritti legittimi degli operatori, non ci potranno essere le evidenze pubbliche, è pericoloso. Dichiarare che il balneare ha diritto per sempre di gestire la concessione per sè, per i figli e per i nipoti, è ancora più pericoloso. Non credo che ci sarà mai una maggioranza capace di affermarlo con una legge. E se lo dovesse fare, sarebbe pura demagogia. Senza alcuna possibilità di successo».

E se davvero, dopo le parole di Bolkestein, arrivasse una legge a stabilire che le evidenze pubbliche non ci saranno?

«Su questa strada vedo più rischi per gli operatori rispetto alle opportunità. Quella linea porta in un vicolo cieco. E l’opinione di un signore di 85 anni, commissario europeo con Prodi ma poi sempre silente, persino dopo procedure di infrazione europee, sentenze, leggi e recepimenti della sua direttiva, è autorevole e rispettabile ma non è una sentenza».

Ma l’ex commissario Bolkestein non ha fatto altro che citare una circolare del Ministero italiano dell’economia e finanze. E le imprese balneari rimangono beni privati, pur poggiandosi su suolo pubblico.

«Saranno anche beni privati su suolo pubblico, ma quel suolo pubblico è disponibile sulla base di una concessione che non può non avere scadenza. Quei beni, seppure privati, non privatizzano il suolo sul quale sono stati edificati. Quindi le evidenze pubbliche si devono fare, tenendo conto che su quel terreno pubblico vivono investimenti e valori privati che vanno protetti e valorizzati».

Perché allora non avete inserito, nell’ultimo disegno di legge, un’adeguata tutela per queste imprese?

«Ho cercato di farlo, e lo spiego partendo da una considerazione privata. Qualche anno fa, durante la “bozza Fitto” contro cui gli imprenditori balneari toscani protestavano, trascorsi le vacanze in Versilia per rendermi conto della situazione, e capii che rispetto a Rimini la situazione era in effetti più complicata. In Versilia c’è un insediamento di strutture sulla costa e sulle spiagge molto più pesante e importante rispetto a Rimini, con stabilimenti di dimensioni più grandi. Mentre a Rimini abbiamo il bagnino, il barista/ristoratore e il noleggiatore di pedalò, in Versilia ci sono imprese più strutturate e complesse. Allora compresi che la “bozza Fitto” era debole e che difficilmente poteva tutelare la realtà d’impresa della Versilia e di altre analoghe zone d’Italia. Per questo, quando il sottosegretario Pier Paolo Baretta mi propose l’ipotesi della sdemanializzazione, la colsi al volo e presentai prima un emendamento in Finanziaria, poi un progetto di legge. Ma finì male, poiché i giornali titolarono “Il governo vende le spiagge” e tutto si bloccò a causa dell’avversione da parte dell’opinione pubblica. Quindi lavorai su uno schema diverso, per irrobustire le protezioni per realtà imprenditoriali più complesse, ed è per questo che nell’ultimo ddl ho messo il riconoscimento del valore d’impresa e degli investimenti, la professionalità, quindi premialità e altri meccanismi capaci di tutelare l’impresa, nonché il periodo di transizione (che è un concetto molto diverso dalla proroga, che non ha alcuna possibilità di passare… con la transizione accetti l’evidenza pubblica ma la rimandi perché, appunto, sul demanio ci sono aziende private). Si trattava di argomenti da decreti attuativi, sui quali ho chiesto alle associazioni di cooperare con noi. Tutto era coerente con la sentenza della Corte di giustizia europea del 14 luglio 2016, con la direttiva Bolkestein e con il legittimo affidamento».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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