Opinioni

”Spiagge, l’applicabilità della Bolkestein è ancora da dimostrare”

L'esperto: ''Dalla limitatezza di autorizzazioni dipende il futuro delle concessioni balneari''. Una riflessione tecnica del prof. Piero Bellandi a partire dal ''caso Melis'' divulgato due giorni fa dalla nostra testata.

Il “caso Melis” sollevato dalla rivista Mondo Balneare, al di là del grave episodio di turbativa d’asta (vedi articolo), apre un’importante riflessione sull’applicabilità della direttiva 2006/123/CE alle attuali concessioni balneari. E cioè che per le spiagge, pur rientrando nell’ambito della cosiddetta “Bolkestein”, va verificata la limitatezza di autorizzazioni per via della scarsità della risorsa naturale tale da giustificare le evidenze pubbliche, prima ancora di dimostrare se per esse sussista l’interesse transfrontaliero certo.

Autorizzazioni limitate o risorsa scarsa?

Partiamo dall’articolo 12 della Bolkestein, che al primo comma recita così:

Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento.

Come si può notare, la direttiva non dice “qualora le risorse siano scarse”, bensì “qualora le autorizzazioni disponibili siano limitate per via delle risorse scarse”, allora vanno istituite le evidenze pubbliche. Da ciò deriva che la scarsità della risorsa è solo una condizione che può determinare una limitazione del numero di autorizzazioni, ma non è l’unica. Infatti, le autorizzazioni possono essere limitate anche dalla progettualità territoriale: per esempio, un lungo tratto di spiaggia libera non deve essere per forza concedibile, se la pubblica amministrazione stabilisce che quella porzione di litorale deve restare libera poiché rientra in un’area naturalistica protetta.

Qui sta il punto cruciale: il recente studio della Commissione europea alle petizioni afferma infatti che la pianificazione del territorio non costituisce una limitazione delle autorizzazioni per via della scarsità della risorsa. Quindi, anche se le autorizzazioni disponibili sono limitate per via della programmazione del territorio, ciò non conta ai fini delle procedure di comparazione.

Riassumendo: non è la limitatezza della risorsa spiaggia a essere decisiva per l’applicabilità della Bolkestein, bensì il numero di autorizzazioni disponibili. E questo fa la differenza per l’importante questione delle concessioni balneari: la sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa e Melis” del 14 luglio 2016 esorta infatti la nostra autorità nazionale a stabilire se la risorsa scarsa limiti le autorizzazioni.

L’interesse transfrontaliero certo è il “piano B”

A questo punto, la questione dell’interesse transfrontaliero certo citata da Melis (se cioè per le concessioni balneari sussista una rilevanza economica tale da giustificare l’istituzione di procedure comparative) introduce la seconda linea di condizioni necessarie affinché le autorizzazioni debbono essere oggetto di procedure comparative. Se infatti venisse dimostrato che le spiagge non debbano rientrare nell’applicazione dell’articolo 12 della Bolkestein, rimarrebbe l’articolo 49 del TFUE ad aprire alle evidenze pubbliche, e solo a quel punto occorrerebbe dimostrare se per le imprese balneari sussiste l’interesse transfrontaliero certo.

A parere dei più, tuttavia, sembrerebbe più tutelante per le imprese attualmente in essere, che le concessioni demaniali marittime rientrino nelle previsioni dell’articolo 12 della Bolkestein, nell’ambito del quale è previsto che le procedure comparative siano istituite solo in caso di autorizzazioni limitate per scarsità di risorse naturali, che, come dice la storica sentenza “Promoimpresa e Melis”, deve essere valutata caso per caso.

Infine va ricordato che, se anche si dovesse ritenere che le autorizzazioni in scadenza debbano subire una procedura comparativa, il terzo comma dell’art. 12 consente l’introduzione di clausole di preferenza basate sugli investimenti aziendali, la cui decisione di effettuazione si sia basata sul presupposto di una normativa vigente e consolidata di rinnovo previa la sola verifica dei requisiti. Assunto, questo, ancora dimostrato dall’autorevole studio commissionato dalla Commissione Petizioni e discusso nell’udienza dello scorso gennaio.

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Piero Bellandi

Dottore commercialista e revisore legale, ha fatto parte della commissione UNI per elaborare la norma di valutazione dell'impresa balneare secondo metodologie conformi agli standard nazionali e internazionali.
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