Norme e sentenze

Smontaggio invernale lidi, Consiglio di Stato riconosce sacrifici balneari

Secondo l'innovativa sentenza di Palazzo Spada, ogni volta che un'amministrazione impone di rimuovere le strutture, deve valutare anche la fatica e le spese che il concessionario deve affrontare

Con sentenza n. 11699 del 29 dicembre 2022, la VII sezione del Consiglio di Stato (presidente Marco Lipari, estensore Raffello Sestini) ha respinto l’appello proposto dalla Soprintendenza avverso la sentenza del Tar Lecce n. 1210/2017, dando ragione alle tesi sostenute da un imprenditore balneare. Nello specifico, è accaduto che un lido del Comune di Otranto, difeso nel corso dei giudizi dagli avvocati Romina Raponi, Francesco G. Romano e Leonardo Maruotti e associato a Confimprese Demaniali Italia, aveva impugnato innanzi al Tar Lecce l’autorizzazione paesaggistica e il parere della Soprintendenza, in forza dei quali la società avrebbe dovuto smontare le strutture nel periodo invernale. Quindi, a seguito dell’accoglimento del ricorso del Tar salentino, che ha annullato la prescrizione di smontaggio delle strutture, la Soprintendenza aveva proposto appello innanzi al Consiglio di Stato che, con una sentenza innovativa, ha statuito che «l’esercizio di qualunque potestà pubblica, ovvero di un potere autoritativo suscettibile di conformare l’attività privata a un interesse pubblico (così come accade con il nullaosta rilasciato dalla Soprintendenza), debba parametrare la ragionevolezza del sacrificio imposto al privato (che in questo caso è costretto a un’onerosa attività di rimozione stagionale dei manufatti) in relazione alla sua utilità per l’interesse pubblico (in questo caso, l’interesse ambientale e paesaggistico all’integrità della costa) istituzionalmente perseguito dalla Soprintendenza».

In altri termini, i giudici di Palazzo Spada, in pieno accoglimento delle tesi difensive degli avvocati Raponi, Romano e Maruotti, hanno chiarito per la prima volta che ogniqualvolta un’amministrazione intende imporre al privato di rimuovere le strutture nel periodo invernale, parallelamente ai valori ambientali e paesaggistici, deve valutare anche il sacrificio, e quindi anche le spese, che il privato deve affrontare per rimuovere e riposizionare le strutture; quindi, è possibile imporre lo smontaggio nel periodo invernale soltanto attraverso un’attenta valutazione degli interessi in conflitto, con una motivazione che valuti nello specifico il rapporto costi-benefici – ossia che verifichi i prevedibili rischi ambientali e paesaggistici del loro mantenimento, previa accurata ponderazione con eventuali pericoli connessi alla loro rimozione e ricollocazione stagionale.

Secondo il supremo tribunale, «l’obbligo di procedere alla loro rimozione stagionale in tutti i casi in cui (ma solo nei casi in cui) la loro persistenza nella stagione invernale possa essere motivatamente ritenuta pregiudizievole per la conservazione e la trasmissione alle future generazioni dei valori ambientali e paesaggistici che caratterizzano l’area costiera interessata». Ancora, i giudici di Palazzo Spada hanno affermato che le strutture sono da considerarsi non facilmente amovibili nei casi in cui, al momento della rimozione, possano «lasciare ferite o alterazioni permanenti, implicanti un ripristino, ovvero una innovazione e non una mera conservazione comunque suscettibili di pregiudicare la conservazione di un bene ambientale, ovvero di un bene pubblico di cui è necessario garantire, anche alla luce della recente riforma costituzionale, la trasmissione alle future generazioni». In questa prospettiva, è stato affermato che «il concetto di “temporaneità” dei manufatti è direttamente connesso, da un lato, alla strumentalità rispetto alla temporanea e non irreversibile destinazione commerciale dell’area alle attività balneari (di modo che possa essere rimosso alla cessazione di tali attività) e, dall’altro, a quello di “facile amovibilità” (ovvero di una futura amovibilità senza conseguenze per l’ambiente)».

Quindi, il Consiglio di Stato ha chiarito che se un manufatto è stato assentito per la stagione estiva, connotata da un notevole afflusso turistico, l’amministrazione deve ben specificare la ragione per la quale durante il periodo invernale, certamente meno incline ad accogliere il turismo balneare, la struttura arreca pregiudizio al paesaggio. Pertanto, è stato affermato che l’obbligo di smontaggio «non ha, viceversa, ragione di essere (e non può pertanto costituire un onere economico indebitamente imposto al concessionario, alla stregua del principio di sussidiarietà orizzontale legato al favor libertatis per il quale tutto ciò che non viene vietato è consentito) ove non sia motivatamente dimostrata la sussistenza dei predetti pericoli per l’ambiente o per il paesaggio, oppure ove la rimozione autunnale, lo stoccaggio invernale e la conseguente ricostruzione primaverile (con il trasporto dei materiali e dei lavoratori e le lavorazioni in loco) risultino maggiormente dannose o pericolose o comunque invasive per l’ambiente rispetto al mantenimento in situ del manufatto».

Il testo della sentenza

Il commento

Esprime grande soddisfazione Mauro Della Valle, presidente di Confimprese Demaniali Italia: «Finalmente, dopo anni di battaglia, la giurisprudenza ha preso in considerazione, oltre ai giusti profili di tutela dell’ambiente e del paesaggio, anche il grande sacrificio economico che devono affrontare i titolari di stabilimento balneare ogni anno al termine della stagione estiva. Sono molto soddisfatto della vittoria ottenuta dal nostro associato che, per effetto della pronuncia, potrà investire di più per offrire servizi migliori in un luogo, come è Otranto, nel quale il turista richiede sempre più comfort; e inoltre potrà immaginare di estendere l’attività balneare, che – come d’altronde afferma lo stesso Consiglio di Stato – “risulta sempre più estesa nel corso dell’anno solare, in ragione dell’evoluzione del mercato turistico con lo scaglionamento delle ferie in più periodi e dell’espansione dei servizi ricreativi marinari e di quelli connessi, ma anche a causa dell’inesorabile e progressivo surriscaldamento climatico”».

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  1. La verità è che da un po’ di tempo è un atto una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei balneari, e commercianti in generale, sembra quasi che siamo il male assoluto di questo paese. Il punto e che ormai qualunque cosa noi facciamo viene sottoposto ad un rigido giudizio da parte dell’opinione pubblica e dallo stato e quindi vai con denunce e ricorsi senza fine laddove basterebbe usare un po’ di buon senso e soprattutto meno cattiveria per capire che probabilmente quello che stiamo facendo non crea disagio proprio a nessun se non a qualche frustrato di turno. E questa sentenza ne e l’esempio.
    Ho avuto nei scorsi mesi modo di viaggiare in Spagna e Cipro e confrontandomi con alcuni colleghi del posto mi hanno riferito che loro non subiscono neanche un decimo della pressione che riceviamo noi da organi di controllo e tutto il resto.
    Ed intanto mentre noi ci autodistruggiamo, in questi paesi il turismo cresce ogni anno e porta benessere.
    Fate un po’ voi.

    • Probabilmente non ricevono un decimo della pressione che ricevete voi perché le concessione vanno all asta, pagano una tassa demaniale congrua, fanno tutti gli scontrini e pagano il personale per l’intero della loro prestazione. E probabilmente mi sono dimentica anche qualcosa…

      • La mantia Luciano says:

        Caro Antonio , quando vent’anni fa ho partecipato all’asta non ha partecipato nessun altro, forse perché in quella spiaggia non andava nessuno, dopo diversi anni di duri sacrifici e dando servizi adeguati , siamo riusciti ad avere la clientela, paghiamo gli stipendi per quello che dice la legge, e paghiamo il canone che ci viene richiesto dallo stato. Ora ti invito a farti una vita senza invidiare quelli che con sacrificio si sono inventati un lavoro,e lo fanno con grande impegno. Buona vita.

        • Nikolaus Suck says:

          Le “aste”, in realtà gare, proprio come le concessioni non sono, e non sono mai state, eterne o una volta per tutte, ma valide per un periodo di tempo determinato e poi da ripetere.

      • Facciamo che sia come dice lei (anche se potrei ribattere in cento modi) e diciamo che i balneari se lo meritano, ma se lei guarda il mio post è riferito più in generale al commercio, da quel che vedo io nel mio paese le attività chiudono tutti i giorni e non conosco praticamente più nessun che si arricchisce con la sua attività, chiaramente mi riferisco a bar piccoli negozi di abbigliamento etc. Con la pressione fiscale che c’è da noi se non fanno un minimo di evasione non tirano fuori più neanche uno stipendio, tanto è che tantissime attività stanno chiudendo e questo sarà d’accordo con me e sotto gli occhi di tutti.
        Allora o sono tutti pazzi che guadagnano un sacco di soldi e chiudono o qualcosa non torna.
        Lei da come parla (senza offesa) praticamente non ha mai avuto un attività in proprio e così le assicuro è veramente facile parlare, se lei è convinto che mettendosi in proprio ci si arricchisce si faccia avanti nel nostro paese è pieno di opportunità e magari se andiamo all’asta partecipi e si aggiudichi una concessione balneare così anche lei potrà entrar a far parte dell’elite dei ricchi balneatori.

      • Se sapessi nome e cognome e dove sei ti spiegherei di persona che generalizzare è facile e stupido, te lo spiegherei fino a quando non lo capisci bene ma molto bene.

    • Nikolaus Suck says:

      Ti sei preso anche la briga di approfondire, leggendo le relative norme e non solo per sentito dire, come è regolato e funziona il settore, in Spagna e a Cipro?

      • Noi siamo Italia e dobbiamo fare scuola….. in questo caso devono solo accodarsi. L’Italia è avanti decine di anni rispetto Miami, Spagna, Cipro ( ma che numeri fa) Non ho visto Cipro ma conosco tutte le situazioni turistiche rilevanti in quanto le visito.

        • Nikolaus Suck says:

          L’Italia, unico paese in cui è ancora dura una invasività dello sfruttamento demaniale oggettivamente eccessiva, è “avanti”, certo. Come sostenere che in Inghilterra non guidano dal lato sbagliato della strada come tutto il resto del mondo.
          Per fortuna che la sentenza in commento riporta anche il seguente passo fondamentale (punto 12.1., pag. 23): “In particolare, il regime concessorio delle aree demaniali marittime a fini di sfruttamento commerciale per attività balneari costituisce una espressa e tassativa
          eccezione, DEL TUTTO TEMPORANEA, al generale principio della libera fruibilità del bene
          pubblico da parte dell’intera comunità”.

    • Teo Romagnoli says:

      Mi chiedo come si faccia a non capire che senza rinnovi automatici ( o pressoché tali come è sempre stato prima della bolkestein) solo pochi forti gruppi ricchi (e di dubbia provenienza) investiranno in un settore che ha fatto scuola nel mondo grazie proprio alla sua prospettiva di lungo termine. Oggettivamente sono stati investiti in molte zone centinaia di migliaia di euro per strutture sempre migliori. Con questo sciagurato ordinamento “draghiano” la stragrande maggioranza delle spiagge cadrà in malora con conseguenze a ricaduta sul territorio perché i privati ( veri eroi del rischio d’ impresa di questa vicenda) non investiranno più le loro risicate energie perdiamo 5/10 anni di prospettiva. Mentre mafia e multinazionali si allargheranno a macchia d’ olio sicuri di non perdere mai un’ evidenza . Tradotto rubiamo ai poveri per regalare ai ricchi!!! Domani prendiamo tutti i bar ,opp. Ristoranti, opp. Bancarelle di mercato, avvocati, farmacisti, negozianti ( che hanno titoli e licenze ) e gli diciamo semplicemente andate tutti a casa senza lavoro e indennizzi che adesso mettiamo chi ci pare a noi.. senza considerare professionalità, investimenti, debiti, avviamento, situazione patrimoniale, capacità di ricollocamento, storico di vita.. come si fa ad essere così cinnici, idioti e ingiusti ???

      • Nikolaus Suck says:

        Per le bancarelle di mercato su suolo pubblico ci stiamo attrezzando. Bar, ristoranti, avvocati, farmacisti, negozianti etc. non hanno concessioni pubbliche e non occupano e sfruttano per il loro lavoro risorse collettive sottraendole ad altri.

  2. Cosimo Forleo says:

    Vorrei ricordare che gli arenili, le spiagge, il demanio marittimo sono di proprietà dei cittadini. Non dei concessionari. Il canone che pagano è irrisorio quasi dappertutto sul territorio italiano. Quindi che nessuno si lamenti e soprattutto le concessioni devono essere assegnate dopo le gare d’appalto e non a vita, come dispongono le sentenze. O queste non hanno valore?

    • Diciamola meglio:
      le spiagge sono di tutti,
      quindi azzeriamo le aziende che operano sul demanio, lasciamo il certo per l incerto di nuovi concessionari, mettendo a rischio le entrate dello stato, ( contributi stipendi iva ecc) in nome di valutazione di nuovi progetti da parte di funzionari.
      Teniamoci invece un settore produttivo e di servizi, Ferrari, Ferrero, alberghi ,milioni di piccole medie aziende e p IVA, perché purtroppo non concessionarie, e quindi non azzerabili , quindi non riassegnabili, (le loro sedi) in base a progetti di cittadini che vorrebbero fare ferri da stiro nei capannoni della Ferrari e via dicendo.
      Io francamente, se potessi partecipare all evidenza della Ferrero, e senza riconoscerne il valore, cercherei di RUBARE l’ azienda alla famiglia Ferrero e continuerei a fare la Nutella. Ho paura che sarebbe esattamente lo stesso che vogliono fare a me e alla mia azienda concessionaria Rubandomi la clientela e continuando a fare il mio lavoro .
      Mi sbaglio proaste?

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