Ambiente

Protezione dune costiere, 100 Comuni firmano carta di intenti

L'obiettivo è sensibilizzare sull'importanza di questo ecosistema e diffondere strategie di difesa efficaci e a lungo termine

Coinvolgere tutti i paesi del Mediterraneo al fine di proteggere i sistemi sabbiosi litoranei, comprensivi di spiagge e dune naturali. È l’obiettivo della “Carta dei Comuni custodi delle dune costiere mediterranee“, sottoscritta nei giorni scorsi nella sede di Sigea e Fidaf a Roma da parte di oltre cento amministrazioni comunali italiane. Un altro scopo della Carta è anche arrivare a una candidatura Unesco delle dune costiere mediterranee, attraverso un percorso partecipato che ha già visto eventi in sette regioni grazie ad associazioni, comitati e cittadini che vogliono prendersi cura del proprio territorio.

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I sistemi dunali rappresentano un ecosistema protetto a livello comunitario, sono presenti a tutte le latitudini e occupano nel complesso il 34% della lunghezza costiera globale: solo in Europa si parla di una superficie di circa 5300 chilometri quadrati, con caratteristiche diverse che dipendono dalla posizione geografica. In Italia i sistemi sabbiosi litoranei si estendono per 3346 km (circa il 40% delle coste italiane), con una superficie territoriale di oltre 120 chilometri quadrati, ma il dato è in forte regresso a causa dell’erosione costiera che negli ultimi cinquant’anni ha provocato una perdita di circa 40 milioni di metri quadri di spiaggia solo nella nostra penisola. Un danno non solo ambientale, dato che Nomisma stima una perdita economica, diretta e indiretta, di 50 miliardi di euro.

L’unica difesa contro l’erosione costiera in Italia al momento è rappresentata dalla costruzione in emergenza di opere rigide, ma barriere frangiflutti, pennelli e scogliere, per quanto servano a proteggere l’area immediatamente retrostante, hanno il difetto di spostare il processo erosivo nelle aree limitrofe. E nemmeno si può continuare a intervenire con i costosi ripascimenti stagionali per riallungare le spiagge che il mare divorerà nuovamente l’anno successivo (oltre al fatto che la sabbia per i ripascimenti non è infinita, e sta iniziando a mancare). A mancare, insomma, è una progettualità a lungo termine, una sorta di pianificazione nazionale di difesa dall’erosione costiera che metta in campo strategie più efficaci e sostenibili: tra quelle proposte dalla “Carta dei Comuni custodi delle dune costiere mediterranee”, per esempio, c’è l’idea di effettuare dei mini interventi di auto-trapianto stagionale che prevedono lo spostamento di piccole quantità di sedimenti dalla spiaggia sommersa a quella emersa, monitorando l’attività in modo da verificarne in continuo la resilienza, a tutto vantaggio delle duna retrostante.

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«È necessario evitare che azioni e opere possano incidere sulle spiagge e le loro dune. Le spiagge sono beni ambientali comuni, che vanno vissuti senza che ne alteriamo il loro equilibrio naturale», afferma il geologo Antonello Fiore, presidente nazionale della Società italiana di geologia ambientale. «Il rispetto delle spiagge è una consapevolezza, nell’interesse anche nella tutela della biodiversità, del nostro benessere psico-fisico e delle tante economie locali che su di esse si sono sviluppate. Conosciamo e tuteliamo le dune, tuteliamo le nostre spiagge, tuteliamo noi stessi».

Aggiunge Aleandro Tinelli, vicepresidente di Sigea Lazio: «Con la firma della “Carta dei Comuni custodi delle dune costiere mediterranee, abbiamo ottenuto il risultato di coinvolgere la popolazione locale per un’attenzione fortissima verso le dune e il litorale che sono oggetto di antropizzazione e di fruizione. Le dune sono importantissime per la balneazione ma sono interessanti anche per la conservazione e la tutela della natura e dell’ambiente. Con questa carta i Comuni si impegnano a tutelare le dune. Siamo già riusciti a coinvolgere amministrazioni del Veneto, del Lazio, della Sardegna, della Sicilia, della Puglia, dell’Abruzzo e delle Marche, ma siamo già proiettati oltre. Siamo dinanzi a un risultato importante che ci consente guardare al futuro tutelando l’ecosistema dunale».

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